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Il conduttore

Giletti contro la Rai: "Quando è morto mio padre neanche un telegramma"

Nuovo affondo del conduttore contro la tv nazionale, che ha lasciato nel 2017 con la chiusura de "L'Arena"
massimo giletti (archivio l unione sarda)
Massimo Giletti (archivio L'Unione Sarda)

"Quando è morto mio padre, quest'anno, il Presidente di La7 Cairo mi ha abbracciato. È stato al mio fianco. Invece dalla Rai non ho ricevuto neanche un telegramma. Questo la dice lunga".

È l'amara constatazione di Massimo Giletti, che intervistato da Rtl 102.5 ha posto così a tacere le voci che davano per imminente un suo rientro sulla tv nazionale, lasciata nel 2017 con la chiusura della sua trasmissione "L'Arena".

Massimo Giletti in questi giorni è al centro dell'attenzione mediatica per le sue inchieste sul ministro Alfonso Bonafede, le nomine al Dap e la scarcerazione di alcuni boss della criminalità organizzata.

L'inchiesta , per cui il conduttore è addirittura stato minacciato di morte, è partita dalle dichiarazioni del magistrato Nino Di Matteo, che hanno scatenato la rabbia e l'indignazione dell'opposizione e non solo.

Il conduttore non ha però fatto alcun passo indietro e anzi, domenica prossima continuerà a cavalcare l'onda dell'inchiesta sulle scarcerazioni.

(Unioneonline/v.l.)

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