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L'ex re dei paparazzi

Corona, la procura: "Resti in carcere". Lui: "Datemi un'altra possibilità"

Il provvedimento del Tribunale di Milano è atteso nei prossimi giorni
fabrizio corona (ansa)
Fabrizio Corona (Ansa)

Ammette di "avere fatto qualcosa di sbagliato", ma chiede ai magistrati "un'altra possibilità".

Fabrizio Corona è comparso in aula di fronte al Tribunale di Sorveglianza di Milano, chiamato a pronunciarsi sulla revoca dell'affidamento terapeutico per l'agente fotografico milanese.

Le parole dell'ex paparazzo dei vip sono state riferite dal suo avvocato, Ivano Chiesa, dopo l'udienza svoltasi ieri a porte chiuse e durata circa due ore, al termine della quale i giudici si sono riservati di decidere.

Il provvedimento del tribunale è atteso nei prossimi giorni.

La Procura Generale ha chiesto la revoca definitiva della misura. Non solo: la "numero due" della Procura Generale di Milano, l'avvocato Generale Nunzia Gatto, ha chiesto che il periodo già trascorso in affidamento venga sostanzialmente azzerato e non valga come pena scontata. Se la richiesta venisse accolta dai giudici, Corona dovrebbe scontare di nuovo in carcere l'ultimo anno di pena trascorso in affidamento.

La difesa, invece, propone l'affidamento con criteri più restrittivi rispetto a quelli di cui ha beneficiato finora l'ex re dei paparazzi, con la frequentazione di una struttura terapeutica.

La madre di Fabrizio Corona con l'avvocato Ivano Chiesa in tribunale a Milano (Ansa)
La madre di Fabrizio Corona con l'avvocato Ivano Chiesa in tribunale a Milano (Ansa)

Fuori dall'aula c'erano anche la sua storica collaboratrice Francesca Persi e la madre Gabriella. L'ex agente fotografico è tornato in carcere il 25 marzo, dopo che il giudice di Sorveglianza gli ha revocato l'affidamento terapeutico concesso nel febbraio 2018 per curarsi dalla dipendenza psicologica dalla droga, e questo per le ripetute violazioni alle restrizioni da parte di Corona.

Tra gli episodi contestati, la sua incursione nelle vesti di inviato della trasmissione de La 7 "Non è l'Arena" nel famigerato boschetto della droga di Rogoredo a Milano, durante la quale l'agente fotografico subì anche un'aggressione.

Corona, inoltre, si è più volte detto pubblicamente insofferente alle "regole" del provvedimento, attraverso video pubblicati sui social o in interviste televisive.

(Unioneonline/v.l.)

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