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Gravidanze a rischio: "Anche in Sardegna il test deve essere gratuito"

I consiglieri regionali dei Riformatori hanno presentato un'interrogazione alla giunta per chiedere la piena rimborsabilità del Nipt, esame che per individuare le trisomie
immagine simbolo (pixabay com)
Immagine simbolo (Pixabay.com)

"Anche per le donne sarde il test di screening avanzato non invasivo per individuare le principali trisomie considerate a rischio alto e intermedio deve essere gratuito".

È la proposta dei consiglieri regionali dei Riformatori, che hanno presentato un'interrogazione ad hoc al governatore Christian Solinas e all'assessore alla Sanità Mario Nieddu.

Obiettivo, come detto, è venire incontro alle donne che nell'Siola non possono accedere al Test denominato NIPT, perché "troppo costoso".

In particolare, i Riformatori - la richiesta è stata inoltrata a firme dei consiglieri Cossa, Marras, Salaris e Satta - viene sollecitata l'istituzione di un tavolo tecnico con genetisti e ginecologi, finalizzato - appunto - all’attivazione di un progetto extra LEA che consenta anche alle donne sarde a rischio intermedio/alto di anomalia cromosomica fetale di accedere sin d’ora al test NIPT in modo gratuito, evitando il rischio di aborto dell’amniocentesi.

"Il servizio deve rientrare tra quelli a carico del sistema sanitario, affinché tutte le donne abbiano le stesse opportunità e possano vivere con la stessa serenità tutti i nove mesi di gravidanza”, è il monito dei consiglieri, che parlano di “battaglia di buon senso e civiltà", spiegano i promotori, che ricordano anche come "in altre Regioni italiane, come Toscana, Piemonte e Puglia ed di recente in Emilia Romagna , nell’attesa della piena rimborsabilità del NIPT da parte del Sistema Sanitario Nazionale, vengono comunque finanziati progetti extra LEA, mentre in Sardegna tutto tace e l’esame può essere eseguito esclusivamente presso il laboratorio di genetica dell’Ospedale A.Cao a totale carico economico delle pazienti al costo di 460 euro o in alternativa presso laboratori privati nazionali o stranieri a costi compresi tra i 500 e i 700 euro e oltre".

"Si tratta - concludono i Riformatori di un’anomalia che rende bene l’idea della condizione di arretratezza nella quale ci troviamo. Nonostante l’Ospedale A. Cao dell’Azienda Brotzu sia da tempo all’avanguardia nelle attività di screening e diagnosi prenatale per le anomalie cromosomiche fetali e nonostante la Regione Sardegna abbia effettuato importanti investimenti in tecnologia e risorse umane presso il Presidio Ospedaliero proprio per rafforzarne la capacità diagnostica e di supporto alle donne gravide a rischio è necessario colmare questo ritardo, che non fa bene alla Sardegna e ai sardi".

(Unioneonline/l.f.)

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