SALUTE

l'intervista

Coronavirus, quello che bisogna sapere

Il punto della situazione con Maria Rita Gismondo, direttore del reparto di Microbiologia clinica dell'ospedale Sacco di Milano
maria rita gismondo direttore microbiologia clinica del sacco di milano (dal sito microbiologia italia)
Maria Rita Gismondo, direttore Microbiologia clinica del Sacco di Milano (dal sito Microbiologia Italia)

Tiene banco l'allarmeper il coronavirus, partito dalla città cinese di Wuhan e che in poche settimane si è diffuso in tutta la Cina, provocando centinaia di morti e migliaia casi confermati. Qualcuno anche negli Usa e in Europa.

Per cercare di capire di cosa si tratta e la reale entità dell'emergenza - e dei rischi per la popolazione - L'UnioneSarda.it ha chiesto lumi alla dottoressa Maria Rita Gismondo, direttore del reparto di Microbiologia clinica, virologia e diagnostica, nonché responsabile del team di bioemergenza dell'Ospedale Sacco di Milano. Ai tempi della Sars era uno dei presidi italiani per far fronte all'emergenza.

Coronavirus, il punto della situazione.

"Il nostro punto di riferimento sono i report dell'Organizzazione mondiale della Sanità. La quale, negli ultimi resoconti, è stata molto chiara: anche se il livello di attenzione sul coronavirus è stato innalzato a globale, per il rischio che si trasformi in pandemia, i dati possono rassicurare, soprattutto se rapportati ad altri casi del recente passato".

E quali sono questi dati?

"Innanzitutto quelli relativi alla mortalità. La Sars, la Suina, avevano un tasso di mortalità superiore al 20%. Il coronavirus di cui stiamo parlando ha un tasso di mortalità del 2,3%".

Ammesso che i numeri siano corretti...

"In realtà, anche se fossero sbagliati - e c'è buona possibilità che molti casi siano sfuggiti, perché sarebbe impossibile monitorare tutti, ovunque - il tasso di mortalità scenderebbe ancora. Il tasso del 2,3% è calcolato sui casi documentati. Se questi ultimi fossero il doppio, il rischio si dimezzerebbe. Ad ogni modo, saremmo molto, molto lontani da quello di Sars e Suina".

Secondo lei la Cina nasconde i dati reali e, quindi, la gravità della situazione?

"Sinceramente credo di no. Lo ha fatto in passato, con la Sars e quando la comunità internazionale si è accorta di quello che stava succedendo ha reagito isolandola. Risultato: il governo cinese ha perso credito e, soprattutto, ha subìto pesantissimi contraccolpi economici e finanziari. Negli anni successivi i cinesi hanno lavorato duramente per riaccreditarsi come potenza mondiale. E sanno che, questa volta, solo la trasparenza eviterà un nuovo, più grave tracollo. Insomma, hanno tutto l'interesse, anche finanziario, a dire le cose come stanno".

Si dice che il virus sia partito dal mercato del pesce della città di Wuhan, che sia veicolato dagli animali. E, addirittura, che sia nato in laboratorio e che sia sfuggito di mano. Le cosa pensa?

"Guardi, stabilire come, dove e quando è nato il virus toccherà alle autorità sanitarie e di Intelligence. Discuterne e fare ipotesi non serve a combatterlo. Quello che dobbiamo fare oggi, in Europa e in Italia, è creare la migliore rete di protezione possibile e dare alla gente informazioni esaurienti e corrette".

Diamole, allora: come si trasmette il virus?

"Per via respiratoria. Bisogna essere stati a meno di un metro e mezzo da una persona infetta per contrarlo. Il periodo di incubazione è di 14 giorni".

Immagine simbolo (Ansa)
Immagine simbolo (Ansa)

È vero, come nel caso confermato a Francoforte, in Germania, che il virus è veicolato anche da persone che non mostrano sintomi?

"Abbiamo una pubblicazione su Lancet (celebre rivista scientifica, ndr) che lo sostiene. Ma non è una novità. Tutti i virus respiratori possono venire veicolati da pazienti asintomatici".

Quali sono i sintomi?

"Quelli dell'influenza, e soprattutto la grave compromissione respiratoria. Per fortuna abbiamo la discriminante della provenienza".

Ovvero la Cina?

"Esatto. Per questo i voli in arrivo a Fiumicino e Malpensa dalla Cina vengono tutti monitorati. I pazienti più a rischio vengono visitati e tenuti sotto controllo per 14 giorni e tutti devono compilare un questionario dettagliato, che aiuta le autorità a intervenire in caso di rischio. Inoltre, tutte le regioni sono allertate".

Cosa serve fare e cosa non serve fare?

"Se ne sentono di tutti i colori, dunque sfatiamo qualche mito: innanzitutto prendere antibiotici a scopo preventivo non serve a un bel niente, visto che stiamo parlando di un virus. Poi: in Italia, dove non ci sono casi e tanto meno focolai, non serve girare con la mascherina. Infine, ricordarsi di lavarsi sempre bene le mani. Questo vale sempre, per evitare qualsiasi tipo di rischio di contrarre malattie. Infine..."

Infine?

"Infine, essere consapevoli che il ministero, le autorità sanitarie, italiane e internazionali, lavorano e monitorano costantemente l'evolversi dell'epidemia e che i team specializzati sono pronti a gestire situazioni critiche. Vale per il coronavirus, ma per ogni altro tipo di emergenza. Qui all'ospedale Sacco di Milano riceviamo periodicamente allerte di vario genere, per i virus, le febbri emorragiche e altre patologie. Anche se non c'è sempre risonanza mediatica, siamo sempre pronti a intervenire. E così allo Spallanzani di Roma e negli altri centri deputati".

Come e dove i cittadini possono tenersi informati?

"Sul sito dell'Oms, disponibile anche in italiano, e su quello del ministero della Sanità. Vietato andare a cercare informazioni su Google e sui siti non ufficiali, che scrivono tutto e il contrario di tutto, contribuendo a fare disinformazione. Essere consapevoli di come stanno davvero le cose attraverso i dati reali aiuta a non diventare vittime di inutili allarmismi. Perché se si crede a tutto e ci si fa prendere dalla paura di ammalarsi per ogni cosa allora tanto vale chiudersi dentro una cassaforte".

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