SALUTE

Per approfondire

Parkinson, le terapie oltre i medicinali

Ecco come portare beneficio a muscoli e umore
immagine simbolo (archivio l unione sarda)
Immagine simbolo (archivio L'Unione Sarda)

Per i malati di Parkinson i gesti più semplici rappresentano delle vere e proprie sfide, che vanno ad aumentare il rischio di depressione, già compromesso dalla malattia. Per questo, oltre alle terapie farmacologiche standard, entrano in gioco anche altri metodi, che li mettono in contatto col mondo, con altri malati e con gruppi attivi, per evitare che la solitudine possa aggravarne la condizione.

Arte-terapia, musico-terapia e sport specifici devono sempre essere consigliati dal medico e realizzati da personale esperto e preparato a ogni problema.

Arte e musica rappresentano dei veri e propri toccasana per chi lotta contro questa malattia: il loro effetto, secondo gli specialisti, porta ad un risultato positivo sia per la mente che per il corpo, soprattutto nel coordinamento dei movimenti e nell'equilibrio: è per questo che molte strutture propongono queste attività ai malati, servendosi di personale sanitario altamente qualificato.

DIETA CORRETTA - Una corretta alimentazione contribuisce al benessere generale dell'organismo, rendendo più forte il sistema e proteggendo i malati da altri tipi malattie, che potrebbero debilitarli ulteriormente (come diabete, patologie cardiovascolari o artrosi). La dieta inoltre è positiva anche nel caso di terapie specifiche (ad esempio quella con levodopa, farmaco che agisce sul sistema nervoso) e può alleviare altri effetti del Parkinson, come stipsi e soprattutto disfagia, ovvero difficoltà a deglutire correttamente.

Oltre alla cura dell'alimentazione, anche lo sport è un’attività di grande importanza nelle terapie: fra i più consigliati ci sono la danza e le arti marziali, positive per il coordinamento del corpo. Adatto in terapia è il tai-chi, perché favorisce anche il mantenimento dell’equilibrio.

ULTRASUONI - La scienza ha sviluppato una terapia a base di ultrasuoni che andrebbe ad agire sui tremori, diminuendo così le difficoltà dei malati. Lo studio dell’Università dell'Aquila, presentato alla Radiological Society

of North America (RSNA) di Chicago dal professor Federico Bruno, ha portato ad elaborare un trattamento rapido nella sua azione, positiva nel 95% dei casi analizzati.

I pazienti che si sono prestati alla ricerca, 39 in totale, avevano in precedenza tentato altri tipi di terapie, senza successo. Sono ancora pochi i centri che dispongono degli strumenti per poter applicare questa tecnica che ha, fra gli altri, il vantaggio di un breve ricovero.

FISIOTERAPIA - Dati gli effetti della malattia sul corpo, che si traducono in una maggior lentezza dei movimenti e nella rigidità muscolare, la fisioterapia resta lo strumento principale in ogni cura, perché permette al malato di mantenere le proprie capacità fisiche. A casa o in centri specializzati, i fisioterapisti lavorano con i pazienti in base alla gravità del loro stadio, dando loro modo di contrastare i momenti di freezing (immobilità totale) e, soprattutto, le cadute. La fisioterapia agisce anche a livello psicologico, perché favorisce una certa autonomia nella quotidianità di malati, che possono reagire alla malattia in prima persona.

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