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Disturbi alimentari, in Sardegna migliaia di malati ma mancano i centri di cura

In Italia tre milioni di persone soffrono di patologie come l'anoressia e la bulimia

Inizia spesso con una dieta ma la discesa di peso non si ferma mai e può portare alla morte.

L'anoressia nervosa è uno dei disturbi del comportamento alimentare più diffusi in Italia, assieme alla bulimia nervosa, il binge eating desorter o fame compulsiva, l'ortoressia e molte altre patologie.

In Italia ne soffrono oltre tre milioni di persone, in Sardegna si stima che siano decine di migliaia.

Nonostante il ministero della Salute consideri queste patologie "un'epidemia sociale", sono ampiamente sottovalutate dalla società e soprattutto dal Servizio sanitario nazionale.

In Italia sono pochi i centri di cura specializzati, in Sardegna sono praticamente nulli, se si eccettua un ambulatorio alla Assl di Cagliari e poche esperienze private ma poco organizzate. E così i pazienti sardi sono costretti a recarsi nelle strutture specializzate fuori dall'Isola e ciò comporta costi ingenti per il Servizio sanitario.

Molti, tuttavia, rinunciano a curarsi perché se le Asl pagano quasi sempre il ricovero in ospedale o in una comunità specializzata, poche famiglie si possono permettere i costi che comportano i continui viaggi e soggiorni nella Penisola.

"Nell'Isola siamo all'anno zero", ha premesso Elisabetta Manca di Nissa, presidente dell'associazione Voci dell'anima che raggruppa familiari di centinaia pazienti.

"Manca innanzitutto una formazione specifica di pediatri e medici di base che, se preparati, possono fare una diagnosi precoce e garantire una prognosi migliore. Ma mancano soprattutto luoghi di cura, in primis gli ambulatori multidisciplinari con psicologi, psichiatri nutrizionisti, internisti, infermieri ed educatori, che sono i luoghi di elezione e assorbono l'85% dei pazienti, e i day hospital".

Sulla formazione dei pediatri la Regione ha annunciato un finanziamento ad hoc, ma non basta.

C'è urgente bisogno di reparti ospedalieri, di strutture semiresidenziali e residenziali dove si possano curare adeguatamente i casi più gravi, di posti letto per acuti che possano farsi carico delle frequenti emergenze che colpiscono persone i cui organi vengono spesso deteriorati a causa della malnutrizione.

Il fatto è che c'è una grande distanza tra le enunciazioni del ministero e della Regione e le azioni politiche conseguenti.

Ad esempio, il ministero dice che "se non trattati in tempi e con metodi adeguati, i disturbi del comportamento alimentare possono diventare una condizione permanente e compromettere seriamente la salute di tutti gli organi e apparati del corpo (cardiovascolare, gastrointestinale, endocrino, ematologico, scheletrico, sistema nervoso centrale, dermatologico ecc.) e, nei casi gravi, portare alla morte". E che "all'anoressia nervosa è collegata una mortalità 5-10 volte maggiore di quella di persone sane della stessa età e sesso".

Oggi - dice ancora il ministero della Salute - "i disturbi rappresentano un importante problema di salute pubblica, visto che per l'anoressia e per la bulimia, negli ultimi decenni, c'è stato un progressivo abbassamento dell'età di insorgenza, tanto che sono sempre più frequenti diagnosi prima del menarca, fino a casi di bambine di 8-9 anni. La patologia non riguarda più solo gli adolescenti, ma va a colpire anche bambini in età prepubere, con conseguenze molto più gravi sul corpo e sulla mente. Un esordio precoce può infatti comportare un rischio maggiore di danni permanenti secondari alla malnutrizione, soprattutto a carico dei tessuti che non hanno ancora raggiunto una piena maturazione, come le ossa e il sistema nervoso centrale".

Ciononostante la strada verso una prevenzione efficace e cure efficaci è ancora lunga. Anche a causa di una errata percezione sociale dei disturbi.

"L'anoressia non un disturbo che ha a che fare col cibo e col corpo. Il corpo semmai parla ed esprime sofferenze e disagi profondi", racconta Sandra Zodiaco, insegnante di Lingue, ex anoressica che dopo anni di lotta con la malattia ha trovato il suo equilibrio e ha scritto un libro che si intitola "Oltre. Scoprirsi fragili: confessioni sul mio disturbo alimentare", la raccolta della corrispondenza via mail con la sua terapeuta.

"Uscire dall'anoressia, come dalla bulimia o dagli altri disturbi è complicato perché per farlo occorre attraversare un dolore profondo. Ma dal dolore si fugge, di solito, lo si evita. Ed è per questo che spesso chi è affetto da questi disturbi, quando riconosce di averli, non vuole guarire. Invece", dice, 2in questo caso non c'è alternativa. Per tornare alla vita occorre uscire dalla gabbia e attraversare l'inferno con un coraggio immenso sfidando quella voce ossessiva apparentemente invincibile".

Ma a chi si può rivolgere chi volesse avere informazioni su queste patologie? Due le associazioni di volontariato attive: Canne al vento a Sassari (associazionecannealvento.ss@gmail.com, https://www.facebook.com/associazionecannealvento/) Voci dell'anima a Cagliari (www.vocidellanima.it, anche su Facebook) o alla rete Ananke (https://www.curadisturbialimentari.it/it/home/).

Anche il sito del ministero della salute (salite.gov.it) alla voce disturbi dell'alimentazione offre molti consigli utili per riconoscere la malattia.

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