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"Doping" per il cervello, la nuova moda che preoccupa gli esperti

Un'indagine sulla diffusione di farmaci, ormoni e integratori che promettono di migliorare le capacità di apprendimento
johann rossi mason l autrice del libro inchiesta (foto da twitter)
Johann Rossi Mason, l'autrice del libro-inchiesta (foto da Twitter)

Un fenomeno sempre più diffuso, anche in Italia, e che ora preoccupa gli esperti. È il "doping per il cervello": farmaci, ormoni e integratori che promettono di migliorare le capacità di apprendimento, aumentare la memoria, annullare la fatica, rimandare l'invecchiamento del cervello.

L'uso di sostanze nootropiche, medicinali in grado di migliorare le capacità cognitive (e permettere di sostenere i ritmi della competizione), ha subito negli ultimi tempi un impressionante incremento: negli Stati Uniti, ad esempio, il Ritalin* "viaggia" su oltre tre milioni di ricette al mese. C'è chi condanna l'uso di queste sostanze, chi si preoccupa dei pericoli e chi invece sostiene che la società dovrebbe accettarne i benefici, purché sostenuti da ricerche in grado di dimostrarne la sicurezza.

Ad indagare sul tema il libro "Cervello senza limiti" di Johann Rossi Mason, prima inchiesta giornalistica italiana sul potenziamento cerebrale. "Cervello senza limiti" è tuttavia anche il titolo di un sondaggio online, lanciato per "fotografare" e quantificare il fenomeno in Italia e i cui risultati saranno diffusi tra qualche mese.

"Il potenziamento cognitivo (o brain enhancement come lo chiamano gli anglosassoni) é un fenomeno di cui abbiamo preso consapevolezza negli ultimi dieci, quindici anni", spiega Johann Rossi Mason. "Con queste sostanze si va in biblioteca, non in discoteca. Sono ricercate da soggetti ambiziosi, che vogliono spostare un po' più in là i propri limiti, essere più produttivi. Ma attenzione, chi crede che aiutino ad ottenere risultati brillanti senza sforzo rimarrà deluso, e non aumentano nemmeno l'intelligenza. Sono come un additivo per motori già performanti, non una scorciatoia".

Un sondaggio condotto all'Università di Oxford nel 2016 ha svelato che oltre il 15% degli studenti dell'ateneo ha assunto sostanze nootropiche (legali) anche senza prescrizione medica, tanto da

spingere l'università a organizzare dei laboratori informativi sul tema.

In Italia non ci sono dati precisi, ma con il sondaggio appena lanciato si raccoglieranno i primi dati. "I farmaci di cui parliamo - conclude Rossi Mason - sono con obbligo di ricetta medica e siccome non è possibile ottenerla per un uso sui sani, le persone si rivolgono al mercato nero o al web. I rischi sono notevoli: dal pagare per ricevere farmaci che non contengono affatto quel principio attivo, sino al rischio di assumere un farmaco contraffatto che contiene sostanze pericolose".

(Unioneonline/v.l.)

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