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Oristano, al Santa Maria Bambina apre la Casa dei risvegli per i pazienti in stato vegetativo

È la prima struttura di questo genere in Sardegna
il santa maria bambina (l unione sarda pinna)
Il Santa Maria Bambina (L'Unione Sarda - Pinna)

A Oristano apre la prima "Casa dei risvegli" della Sardegna.

La struttura sarà gestita dal Centro di riabilitazione Santa Maria Bambina come annuncia il presidente don Gianfranco Murru.

La Regione ha accreditato in via definitiva all'istituto, vera eccellenza nella riabilitazione, dieci posti letto per i pazienti in coma e in stato vegetativo. In questo modo si riconosce il lavoro fatto negli anni da tutto il personale del Santa Maria Bambina (coordinato dal direttore sanitario Tomas Dore) che da anni gestisce pazienti in coma e in stato vegetativo.

Con questa decisione la Regione dà seguito alla delibera della Giunta regionale del 22 novembre 2017 e all'accordo tra la Regione e il Centro per l'avvio sperimentale della durata di due anni di un modulo, di 10 posti letto, da dedicare all’assistenza alle persone in stato vegetativo e di minima coscienza.

I 10 posti letto, allestiti al secondo piano del Centro con i requisiti tecnologici e strutturali necessari, rientrano nei 45 posti letto di riabilitazione globale a ciclo continuativo ad elevato livello assistenziale organizzativo e tecnologico per i quali il Centro Santa Maria Bambina ha l'accreditamento definitivo.

"È la prima risposta della Regione al bisogno dei pazienti in stato vegetativo come previsto dalla Conferenza Stato Regioni sulle linee di indirizzo per l’assistenza alle persone in stato vegetativo e di minima coscienza", fanno sapere dall’Istituto.

"Con questo provvedimento è stato creato un percorso successivo per chi, ricoverato in stato di coma in un reparto di Rianimazione e Neuroriabilitazione, al momento della dimissione presenta un quadro clinico stabilizzato ma ancora in stato di coma – aggiungono -. La nostra assistenza si inserisce dunque (nel continuum delle fasi cliniche previste nelle linee guida nazionali) in una fase intermedia fra quella ospedaliera intensiva e sub intensiva e quella della cronicità".

La mission è quella di adottare un modello nel quale gli assistiti non sono considerati “malati” ma persone con alto bisogno di assistenza e di riabilitazione: "Inoltre si vuole offrire ai pazienti ed ai loro familiari uno standard elevato di qualità dell’accoglienza e ospitalità. Il centro consentirà ai familiari di rimanere durante l’intera giornata con il proprio caro preparando nel migliore dei modi nel percorso successivo dopo la dimissione", osserva il direttore sanitario Tomas Dore.

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