POLITICA

la battaglia

Insularità, ora il Pd ci crede davvero: incarico a un sardo

I dem creano un dipartimento ad hoc. Sarà guidato da Efisio De Muru
efisio de muru (l unione sarda)
Efisio De Muru (L'Unione Sarda)

Ci sono voluti quasi vent'anni, ma alla fine il Pd si è riaffezionato all'insularità. È vero, non esisteva ancora quando la riforma costituzionale del Titolo Quinto (2001) cancellò dall'articolo 119 i «contributi speciali» per le isole. Ma a votarla fu una maggioranza imperniata sull'Ulivo, quindi siamo lì.

Da qualche settimana invece il Pd si è dato un nuovo dipartimento nazionale dedicato alle politiche insulari. Nicola Zingaretti ha voluto che lo guidasse un sardo: «È il segno di una maggiore attenzione del partito agli svantaggi strutturali determinati dall'isolamento», spiega Efisio De Muru, il prescelto. L'unico, nel Pd regionale, chiamato a incarichi di responsabilità al Nazareno: «Non avrei accettato altri ruoli», assicura, «l'ho detto a Maurizio Martina e Tommaso Nannicini», i leader della corrente "Fianco a fianco" a cui fa riferimento De Muru, 49 anni, in politica da quando era un ragazzino. «Il Pd non può ignorare questo genere di problemi, che non affliggono solo Sardegna e Sicilia ma anche le piccole isole».

Come mai Zingaretti si è deciso a creare questo nuovo dipartimento?

«Oltre alla sua sensibilità, credo che pesi il fatto che stia venendo su nel partito una nuova generazione di dirigenti molto dinamica, in cui molti provengono dal Sud».

Questo significa che il Pd, che è partito di governo, sosterrà la richiesta di inserire il principio di insularità nella Costituzione?

«Quel percorso legislativo vede già l'impegno di autorevoli esponenti del partito, nel movimento trasversale nato dalla volontà dei Riformatori. Ma non possiamo limitarci a quello».

Cos'altro serve, allora?

«Credo che Sicilia e Sardegna debbano anzitutto ridiscutere con lo Stato partendo dai rispettivi Statuti speciali, che contengono molte norme mai attuate fino in fondo».

Fu un errore togliere il riferimento alle isole dall'articolo 119 della Costituzione?

«Risorse ne sono sempre arrivate tante, sia prima che dopo. Non sempre ben spese».

Che cosa può fare, su questi temi, il responsabile nazionale del Pd delle politiche insulari?

«Abbiamo avviato alcune riunioni con i nostri ministri e i presidenti delle commissioni che hanno attinenza a questo tema, presto svilupperemo proposte precise. Siamo in una fase di ascolto, che coinvolge anche i segretari regionali della Sardegna e della Sicilia, Emanuele Cani e Anthony Barbagallo».

Su quali temi specifici conta di fare proposte?

«Il problema dei problemi è il diritto alla mobilità. Paradossalmente, l'emergenza per la pandemia potrebbe avere su questo un risvolto positivo per noi».

In che senso?

«Per rilanciare l'economia europea l'Ue probabilmente dovrà rivedere il concetto di aiuti di Stato, la cui interpretazione rigida ci ha spesso ostacolato».

Non sarà semplice convincere Bruxelles.

«Cercherò di coinvolgere anche gli europarlamentari del Pd con cui ho un buon rapporto, specie Pietro Bartolo. Se gli affidiamo proposte ben studiate, lui è pronto a sostenerle. Purtroppo non abbiamo un eurodeputato sardo che se ne possa occupare».

Non che quando ne avevamo tre sia cambiato granché, su questo fronte.

«Vero, ma essere rappresentati in Europa è comunque molto importante. Credo che la Sardegna dovrebbe essere una circoscrizione a sé, nelle elezioni per il Parlamento europeo».

Non crede che sulla continuità territoriale la Giunta regionale di centrosinistra avrebbe dovuto essere più incisiva?

«Io penso che la proposta definita nella scorsa legislatura da Pigliaru e dall'assessore Careddu fosse valida. Se non fosse subentrata la conflittualità della campagna elettorale, sarebbe stata valorizzata meglio».

L'insularità, comunque, non penalizza solo i trasporti.

«Certo. Tra i dossier aperti ci sono le questioni della viabilità interna e dell'energia. A me poi piacerebbe incidere sul problema della digitalizzazione. La connessione efficiente può sopperire in alcuni ambiti all'isolamento, ma il lockdown ha confermato che in molte parti della Sardegna il divario digitale è ancora ampio».

Però qui manca il lavoro, e non basta internet a risolvere il problema.

«Naturalmente bisogna favorire la ripresa produttiva e gli investimenti. Trovo molto interessante la proposta del ministro per il Sud, Giuseppe Provenzano, di una fiscalità di vantaggio per le isole».

Perché, nonostante tanti aiuti economici, la Sardegna non riesce a colmare il ritardo di sviluppo?

«Soprattutto quando si tratta di risorse europee, per usarle efficacemente servono sinergie tra Regione, Governo, parlamentari, eurodeputati. Altre regioni in Europa sono cresciute anche perché, quando ottengono risorse, tutte le figure istituzionali collaborano per spenderle bene, che siano di destra o di sinistra. Da noi questo non succede». (g. m.)

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