«Costa troppo, basta con l’eolico off shore». Qualcuno deve aver segnalato anche a Roma che, in netto anticipo sul fischio d’inizio, più di mille pale eoliche a mare sono state previste attorno alle principali spiagge dell’Isola. Rovinando panorami millenari, facendo scempio di ecosistemi marini e rendendo più infido il traffico navale che, si sa, in un’Isola non è semplice da gestire.

Sull’eolico off shore in Italia pare stia per calare il sipario. Nel suo intervento a Palazzo Madama, riguardante le comunicazioni in vista del Consiglio europeo del 19 e 20 marzo 2026, nonché sugli sviluppi della crisi in Medio Oriente, parlando dei temi riguardanti l’energia, è stata la premier Giorgia Meloni, non una passante, a dettare la linea dell’esecutivo.

Testuale: «Su quello che riguarda le rinnovabili, siamo intervenuti sulle enormi speculazioni che si nascondono dietro l’adozione di queste tecnologie quando i costi della decarbonizzazione si trasformano in rendite a favore di impianti in molti casi già pagati dalle bollette dei consumatori, così come, allo stesso modo, non si possono, dal nostro punto di vista, addebitare agli italiani tecnologie che non sono mature e che sono caratterizzate da costi elevatissimi, ad esempio per l’eolico offshore che da solo sarebbe costato oltre 200 euro a megawattora», ha detto Meloni senza tentennamenti. «Quindi sì alle rinnovabili – questa è la linea del Governo – ma no a bollette di famiglie e imprese gonfiate oltremodo da incentivi oggettivamente troppo generosi». Come era prevedibile, i magnati dell’eolico a mare non l’hanno presa affatto bene.
Che la premier abbia espresso l’intenzione di chiudere le porte alle torri in mezzo al mare sembra essere un primo spiraglio di luce davanti agli scempi eolici previsti al largo di Cagliari, Carloforte, Alghero, Bosa e in Costa Smeralda. Le parole di Giorgia Meloni – frame di un discorso particolarmente composito - sono passate in second’ordine davanti alle reazioni stizzite delle multinazionali del vento alla nuova linea del suo Governo. Ma, pronunciate dal presidente del Consiglio dei ministri, hanno valore vincolante.

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