POLITICA

la trattativa

M5S-Pd, stallo sul nome del premier. Il Colle chiede indicazioni entro le 19

Avanza l'ipotesi di un esecutivo di discontinuità con ministeri importanti ai dem. In corso la riunione dello stato maggiore dei Cinquestelle
nicola zingaretti e luigi di maio (ansa)
Nicola Zingaretti e Luigi Di Maio (Ansa)

Il tempo sta per scadere.

Mancano ormai poche ore al secondo giro di consultazioni annunciato dal Presidente della Repubblica, e M5s e Pd devono capire se un'alternativa alle urne a novembre esiste oppure no.

A quanto si apprende da fonti parlamentari, i leader dei partiti dovrebbero comunicare le loro indicazioni al Quirinale entro le 19, in modo da permettere a Sergio Mattarella di stilare il calendario della consultazioni.

Mentre è in corso una riunione dello stato maggiore M5S a casa del cagliaritano Pietro Dettori, uomo-chiave dell'associazione Rousseau - presente anche il presidente Davide Casaleggio -, appurato che il niet del Pd al premier uscente Giuseppe Conte farebbe saltare il banco, si va verso l’ipotesi di un Conte 2 o, come ha ben chiarito il senatore Tommaso Cerno, "un Conte 2.0, che sarebbe tutta un'altra cosa".

Niente "rimpastone", dunque, ma un governo che segni una "discontinuità evidente" su programma e uomini in campo e con ministeri importanti, come il Viminale o l’Economia, ad esempio, come contropartita al Pd in cambio di un ok al premier.

Su questo persino i 5 stelle potrebbero essere d'accordo. E perché in difesa di Giuseppe Conte si stanno schierando, nelle ultime ore, nomi importanti. Dopo l’investitura di Beppe Grillo è arrivata quella del presidente del Consiglio europeo, Donald Tusk, e poi l’approvazione di Macron e Angela Merkel, che vedono in Conte un argine al populismo salviniano, e la simpatia di Trump, alimentata dall’attenzione e preoccupazione alla situazione di crisi italiana espressa dalla Fed appena pochi giorni fa.

IL PIANO B – Nel caso le cose andassero male il piano b potrebbe essere far andare il premier Conte in Aula a cercare la fiducia con un accordo informale con i democratici pronti a votarlo.

I numeri pare ci sarebbero, e si arriverebbe così a una sorta di governo di minoranza, quello che i 5 stelle avevano teorizzato già un anno fa ma era poi stato scavalcato dalla soluzione con la Lega.

L'ipotesi, già allora aveva destato molte perplessità al Quirinale, e non si capisce come oggi Mattarella potrebbe appoggiarla.

(Unioneonline/v.l.-D)

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