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Iran, duemila arresti durante le proteste per il caro-benzina. Trump: "Gli Usa dalla parte dei contestatori"

Rivolte in diverse città, la polizia usa il pugno di ferro. Per il governo dietro le contestazioni ci sono "forze straniere"
incendi durante le proteste in iran (ansa)
Incendi durante le proteste in Iran (Ansa)

È sempre più critica la situazione in Iran, dove da settimane si registrano vere e proprie rivolte di piazza, in diverse città.

A innescare le proteste, represse col pugno duro da polizia ed esercito, sono stati i rincari subiti dal prezzo della benzina.

Una situazione che si sta facendo sempre più pesante. E, come detto, le forze dell'ordine stanno attuando una durissima repressione del dissenso. Si parla di oltre cento morti e di oltre 2.000 persone arrestate nel corso delle ultime manifestazioni, dato confermato dal governatore di Teheran, Anoushiravan Mohseni-Bandpey, secondo cui "molti sono stati interrogati e poi rilasciati, ma quelli che hanno ricevuto istruzioni dall'estero per incendiare le strade e destabilizzare il Paese sono ancora detenuti".

Quanto sta accadendo è seguito con attenzione dalla comunità internazionale e anche dagli Stati Uniti, con il presidente Donald Trump che si è apertamente schierato a favore della dissidenza che sta facendo la guerra interna al regime.

"Gli Stati Uniti sostengono il coraggioso popolo iraniano che sta protestando per la sua libertà", ha twittato oggi il numero uno di Washington.

E per il governo di Teheran proprio gli Usa sarebbero a capo delle "forze straniere" che stanno cercando di destabilizzare il Paese.

Il tweet di Trump

(Unioneonline/l.f.)

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