Detriti sulla base Unifil: ferito un militare della Brigata Sassari
Meloni: «Intervenire nello stretto sarebbe un passo verso il coinvolgimento. Basi italiane nel Golfo la mia priorità»Il missile caduto vicino all'ufficio di Netanyahu (Ansa)
Per restare aggiornato entra nel nostro canale Whatsapp
Nella terza settimana della guerra in Medioriente finisce nuovamente nel mirino dei droni iraniani anche il contingente italiano. Dopo l’attacco alla base Ali Al Salem in Kuwait, nel tardo pomeriggio alcuni detriti di razzi sono caduti sulla base Unifil di Shama, nel sud del Libano, dove sono di stanza i militari della Brigata Sassari.
Tutti i soldati sono rimasti incolumi ma uno di loro, subito soccorso, accuserebbe un problema a un occhio seppur secondo i medici non sarebbe comunque nulla di preoccupante. Il ministro della Difesa, Guido Crosetto, è in costante contatto con i vertici per monitorare la situazione.
Proprio in queste ore le forze armate israeliane hanno annunciato di aver iniziato operazioni terrestri mirate contro Hezbollah nel sud del Paese, dove 1.300 militari italiani operano a Shama (sede del comando del settore ovest a guida italiana), Al Mansouri e Naqura. L'eventualità di una loro evacuazione, nel caso arrivi la decisione delle Nazioni Unite, è stata già messa in conto: una nave sarebbe già pronta per l'eventuale piano di trasferimento in massimo due giorni.
Nel frattempo Trump attacca gli alleati che hanno respinto le richieste di aiuto Usa per lo Stretto di Hormuz. In particolare, Trump ha accusato alcuni Paesi, dei quali non ha fatto i nomi, di non essere stati sufficientemente leali verso gli Stati Uniti dopo aver ricevuto sostegno in materia di sicurezza per decenni. In serata su Hormuz è intervenuta anche la premier Giorgia Meloni, che ha precisato: «Intervenire significa oggettivamente fare un passo in avanti nel coinvolgimento».
LA DIRETTA:
Ore 22:40 – Drone su hotel a Baghdad con i militari italiani: nessuno coinvolto
In tarda serata un drone ha colpito un hotel a Baghdad dove alloggiava anche personale italiano, che è attualmente in sicurezza e non è stato coinvolto nell'esplosione. Come ha verificato il ministro della Difesa, Guido Crosetto, il personale è attualmente al riparo nei bunker.
Ore 22:30 – Trump: «Ho chiesto alla Cina di far slittare il mio viaggio di un mese»
«Non so sul viaggio a Pechino. Mi piacerebbe andare in Cina ma sento di dover essere qui perché c'è la guerra. Potrei ritardare il viaggio di un po': abbiamo richiesto uno slittamento di un mese». Lo ha detto Donald Trump. Il presidente dovrebbe andare in Cina in aprile.
Ore 22 – Trump: «La guerra finirà presto, ma non questa settimana»
La guerra finirà presto ma non questa settimana. Lo ha detto Donald Trump, sottolineando che l'Iran non è più il "bullo" del Medio Oriente. "Li abbiamo colpiti duramente e lo meritano", ha osservato Trump.
Ore 21.01 – Meloni: «Le basi militari italiane nel Golfo ora il mio primo problema»
Le basi militari italiane nell'area del Golfo «sono oggi ovviamente il primo problema principale del quale mi occupo, anche perché la riforma della giustizia l'ho già fatta, insomma più di parlarne non posso fare. Sono il mio principale problema, chiaramente». Così la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, ospite di Quarta Repubblica, in onda questa sera su Rete4, dopo aver risposto a una serie di domande sul referendum. «Chiaramente c'è un tema di monitoraggio, di attenzione verso i nostri militari che sono molti nell'area, particolarmente per quello che riguarda Erbil e il Kuwait, anche se - ha aggiunto – i militari sono stati ridotti e sono rimasti quelli strettamente necessari a far camminare missioni che, dobbiamo ricordare, sono importanti, sono missioni contro il terrorismo, internazionali. Perché è molto importante secondo me la nostra solidarietà in questo momento e la nostra presenza per i Paesi del Golfo che sono nostri partner strategici e perché noi in quella zona, in quell'area abbiamo decine di migliaia di italiani».
Ore 20.57 – Meloni: «Intervenire a Hormuz sarebbe un passo verso il coinvolgimento»
«Quello che noi possiamo fare adesso è rafforzare la missione Aspides, quindi parliamo del Mar Rosso. Sullo Stretto di Hormuz, chiaramente è più impegnativo, perché vorrebbe dire fare un passo avanti verso il coinvolgimento. Da una parte per noi è fondamentale la libertà di navigazione, che è oggetto anche oggi di uno statement che è stato fatto con i nostri partner. Intervenire significa oggettivamente fare un passo in avanti nel coinvolgimento». Così la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, ospite di Quarta Repubblica, in onda questa sera su Rete4.
Ore 20.30 – Emirati: «Incendio dopo raid di droni su un importante campo petrolifero»
Un attacco di droni avvenuto lunedì ha provocato un incendio in un importante campo petrolifero negli Emirati Arabi Uniti, secondo quanto riferito dalle autorità, mentre l'Iran continua i suoi attacchi con droni e missili nel Golfo. Le autorità dell'emirato di Abu Dhabi hanno dichiarato di essere ancora impegnate nelle operazioni di spegnimento dell'incendio nel giacimento petrolifero di Shah, senza segnalare feriti. Il giacimento petrolifero di Shah, situato a 230 chilometri a sud della città di Abu Dhabi, ha una capacità produttiva di circa 70.000 barili di petrolio greggio al giorno, secondo la compagnia statale emiratina Adnoc.
Ore 20.20 – Pezeshkian: «Ho sentito Macron, uso delle basi Usa nella regione deve cessare»
Il presidente iraniano Masoud Pezeshkian ha annunciato sui social di avere avuto una telefonata con Emmanuel Macron, al quale ha «sottolineato che l'Iran non ha dato inizio a questa brutale guerra. La difesa contro l'aggressione è un diritto naturale che conosciamo bene. L'utilizzo delle basi statunitensi nella regione contro l'Iran, con l'obiettivo di compromettere le nostre relazioni con i Paesi vicini, deve cessare». L'Iran, ha aggiunto, «non si arrenderà ai prepotenti. Ci aspettiamo che la comunità internazionale condanni questa aggressione e convinca gli aggressori a rispettare il diritto internazionale».
Ore 19.50 – Detriti dei razzi sulla base italiana in Libano: un ferito lieve
Nel tardo pomeriggio di oggi, nella base Unifil di Shama nel sud del Libano, sede del Comando del Settore Ovest a guida italiana, sono caduti alcuni detriti verosimilmente provocati da razzi intercettati in aria dai sistemi antimissile israeliani. Secondo le prime informazioni ci sarebbe un militare italiano ferito. Le sue condizioni non destano preoccupazione. Il ministro della Difesa, Guido Crosetto, è in contatto con il Capo di Stato maggiore della Difesa, con il Comando operativo di vertice interforze e con il comandante del contingente italiano di Unifil per ricevere continui aggiornamenti sulle condizioni del personale militare e sulla situazione in corso.
Ore 18.50 – Trump: «Francia ci aiuterà per Hormuz, a Macron dò otto»
Il presidente statunitense, Donald Trump, ha affermato di ritenere che la Francia si unirà alla coalizione per lo Stretto di Hormuz, dopo una telefonata con il presidente francese Emmanuel Macron. "Penso che ci aiuterà. Voglio dire, vi farò sapere", ha detto Trump, aggiungendo: "Macron? Gli dò otto". La scorsa settimana, Macron ha dichiarato che la Francia stava preparando una missione internazionale con i suoi alleati per riaprire lo stretto, una volta diminuita l'intensità degli attacchi militari. Domenica, ha affermato di aver parlato con il presidente iraniano e di averlo esortato a porre fine agli "inaccettabili attacchi che l'Iran sta conducendo contro i Paesi della regione".
Ore 18.25 – Hormuz, Trump precisa: «Non abbiamo bisogno di nessuno, ma voglio vedere come reagiscono gli alleati»
Il presidente statunitense, Donald Trump, ha affermato che gli Stati Uniti non hanno bisogno dell'aiuto di alcun Paese nello Stretto di Hormuz, "ma voglio vedere come reagiscono". "Non abbiamo bisogno di nessuno. Siamo la nazione più forte del mondo. Abbiamo di gran lunga l'esercito più forte del mondo", ha dichiarato Trump, ribadendo la sua critica nei confronti dei membri della Nato. "Perché proteggiamo Paesi che non ci proteggono? La Nato siamo noi, è di noi che la Russia ha paura".
Ore 18.10 – Rubio annuncerà lista di Paesi che aiuterenno su Hormuz
Il segretario di Stato Usa Marco Rubio annuncerà a breve i Paesi che faranno parte della coalizione a guida americana per garantire la sicurezza dello stretto di Hormuz. «Alcuni Paesi mi hanno deluso, poi farò i nomi, tanti ci aiuteranno, le navi si stanno già dirigendo lì», ha detto Donald Trump alla Casa Bianca.
Ore 17.40 – Trump: «Distrutte tutte le navi posamine dell'Iran ma potrebbe usarne altre»
Donald Trump afferma che gli Stati Uniti hanno distrutto tutte le 30 navi posamine iraniane, ma avverte che Teheran potrebbe utilizzare altre imbarcazioni per minare le acque del Golfo Persico. "Non sappiamo se abbiano posato qualche mina nello stretto di Hormuz", ha aggiunto parlando alla Casa Bianca.
Ore 17.20 – Trump: «Regime distrutto ma la campagna contro l’Iran continua»
"La campagna contro l'Iran continua in piena forza". Lo ha detto Donald Trump alla Casa Bianca, ribadendo che il regime di Teheran è stato "distrutto". “L'equipaggiamento antiaereo iraniano è decimato. Abbiamo colpito più di 7.000 obiettivi in tutto l'Iran. Ora basta che io dica una parola e tutti gli oleodotti saranno distrutti", ha aggiunto. E, ancora su Hormuz: "Incoraggiamo i paesi le cui economie dipendono dallo Stretto di Hormuz ad aiutarci. Alcuni paesi non sono entusiasti di aiutarci. E il livello di entusiasmo per me è importante. Teheran usa Hormuz come un’arma".
Trump ha citato Giappone, Cina, Corea del Sud e Europa: «Per 40 anni vi abbiamo protetto e ora non volete aiutarci? Non volete essere coinvolti in qualcosa di minore?».
Ore 17.15 – Pasdaran: «Prenderemo di mira aziende Usa, dipendenti evacuino»
Le Guardie Rivoluzionarie iraniane hanno minacciato oggi di colpire le aziende statunitensi in tutta la regione, invitando i dipendenti ad evacuare le sedi. "Ai dipendenti delle aziende americane viene richiesto di lasciare immediatamente queste aree. Queste aree saranno presto prese di mira dal Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche", hanno dichiarato le Guardie sul loro sito web ufficiale Sepah News. Non è stato immediatamente chiaro quali aziende sarebbero state prese di mira, ma la scorsa settimana l'agenzia di stampa Tasnim ha pubblicato su Telegram un elenco di potenziali obiettivi che includeva gli uffici di giganti della tecnologia come Amazon, Google, Microsoft e Nvidia nei paesi del Golfo.
Ore 16.50 – Trump minaccia un nuovo attacco a Kharg: «Potrei distruggerla»
Donald Trump minaccia di colpire nuovamente l'isola di Kharg. In un'intervista di tre minuti a Pbs, il presidente degli Stati Uniti ha riferito di "averglielo detto apertamente: la distruggerò completamente". Trump ha quindi spiegato che il precedente attacco all'isola ha distrutto tutti gli obiettivi militari. "E' morta dal punto di vista militare", ha riferito, mettendo in evidenza che gli Stati Uniti non si sono nemmeno avvicinati alle infrastrutture militari.
Ore 16.30 – Voci di Khamenei in cura a Mosca, Cremlino smentisce
Il portavoce del presidente russo Dmitry Peskov si è rifiutato di commentare le accuse secondo cui il nuovo leader iraniano, l'ayatollah Mojtaba Khamenei, sarebbe arrivato a Mosca per cure mediche. "Non commentiamo mai questo tipo di notizie", ha dichiarato ai giornalisti quando gli è stato chiesto un commento sulla pubblicazione del quotidiano kuwaitiano Al Jarida in merito alla questione.
Ore 16 – Grande frammento di missile cade vicino all'ufficio di Netanyahu a Gerusalemme
Nell'ultimo attacco lanciato dall'Iran, una grossa scheggia di missile è caduta vicino all'ufficio del primo ministro Benjamin Netanyahu a Gerusalemme, le foto sono state diffuse dai soccorritori. I vigili del fuoco hanno anche pubblicato l'immagine di un enorme frammento di missile lanciato dall'Iran e caduto su un'abitazione a Gerusalemme. Colpita anche la sede di una grande scuola ebraica. I soccorritori riferiscono che nell'area della Città Santa un uomo di 42 anni è stato ferito da schegge incandescenti e ha riportato ustioni. Ore 15.10 – Trump: «La guerra finirà presto, il prezzo del petrolio cadrà come un masso»
"La guerra finirà presto". Lo ha dichiarato il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, annunciando su Truth Social che oggi terrà una conferenza stampa. Parlando con la Pbs, Trump ha assicurato che "il prezzo del petrolio cadrà come un masso, una volta che sarà tutto finito".
Ore 14.45 – Attacco con droni nel nord degli Emirati, a fuoco un edificio
Un attacco di droni ha provocato un incendio in un edificio nel nord degli Emirati Arabi Uniti. Lo hanno dichiarato le autorità, mentre una serie di attacchi hanno interessato tutto il paese, paralizzato l'aeroporto di Dubai, colpito un centro petrolifero e ucciso un civile. "Un edificio nell'emirato di Umm Al Quwain è stato preso di mira da un drone, provocando un incendio ma senza causare feriti", ha dichiarato l'Ufficio stampa del governo di Umm Al Quwain in un comunicato pubblicato dall'agenzia di stampa ufficiale Wam, senza specificare il nome dell'edificio.
Ore 14.15 – Israele cerca l’avanzata in Libano, Hezbollah resiste
Combattenti di Hezbollah resistono nel sud del Libano all'avanzata militare israeliana nel settore centrale della linea di demarcazione tra i due Paesi. Lo riferisce l'agenzia governativa di notizia Nna, secondo cui gli scontri sono in corso nell'area tra le località di Adaisse e Tayibe, poco lontano dalla linea di demarcazione.
Ore 14 – Bessent: «Usa stanno consentendo a petroliere iraniane di transitare a Hormuz»
Gli Stati Uniti stanno consentendo alle petroliere iraniane di attraversare lo Stretto di Hormuz. Lo ha detto il segretario al Tesoro americano Scott Bessent in un'intervista a Cnbc. "Abbiamo consentito che ciò accadesse per rifornire il resto del mondo", ha spiegato Bessent.
Ore 13.55 – Iran: «Hormuz chiuso solo per i nostri nemici»
Il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, ha dichiarato che lo Stretto di Hormuz, il canale da cui passa circa un quinto delle esportazioni di petrolio a livello mondiale, è chiuso solo per i "nemici" della Repubblica islamica, mentre dopo l'inizio del conflitto tra Iran, Usa e Israele, Teheran ha quasi completamente bloccato lo stretto, il traffico marittimo nell'area si è sostanzialmente ridotto e sono stati riportati attacchi a imbarcazioni. Lo Stretto di Hormuz "è aperto, ma chiuso ai nostri nemici, a coloro che hanno perpetrato questa vile aggressione contro di noi e ai loro alleati", ha detto il capo della diplomazia di Teheran, come riferisce Al Jazeera.
Ore 13.25 – Kallas: «Hormuz esula da area intervento Nato»
"In passato siamo stati in contatto con la NATO, ma in realtà questo esula dall'ambito di intervento della NATO. Ecco perché abbiamo l'operazione Aspides e ci sono Stati membri che sono anche disposti a contribuire, sia nella coalizione dei volenterosi che nell'operazione stessa, ma è fuori dai territori della NATO. Non ci sono paesi della NATO nello Stretto di Hormuz". Lo ha detto Kaja Kallas, Alta rappresentante dell'Unione europei per gli affari esteri e la politica di sicurezza e vicepresidente della Commissione europea a margine del Consiglio affari esteri a Bruxelles. "Dobbiamo prima discutere di cosa gli Stati membri siano disposti a fare nello Stretto di Hormuz, e si discute anche della possibilità che ci sia un intervento una volta terminati i combattimenti principali, ma ovviamente la necessità di aprire lo Stretto di Hormuz c'è già adesso. Ne discuteremo oggi", ha aggiunto.
Ore 13 – Il portavoce di Merz: «La guerra in Iran non ha nulla a che fare con la Nato»
«Questa non è una guerra della Nato e non ha nulla a che fare con la Nato». Lo ha detto il portavoce del governo tedesco Stefan Kornelius, rispondendo a una domanda dei giornalisti a Berlino, sulle minacce di Donald Trump alla Nato. «Abbiamo preso atto della posizione del presidente degli Usa», ha aggiunto.
Ore 12.40 – Starmer: «La riapertura di Hormuz non può essere affidata a una missione Nato»
La riapertura dello Stretto di Hormuz, strategico per i commerci globali degli idrocarburi e non solo, non può essere affidata a «una missione della Nato». Lo ha detto stamane il premier britannico Keir Starmer rispondendo ai giornalisti. «Lasciatemi essere chiaro, questo non sarà e non è mai stata immaginata come una missione della Nato», ha tagliato corto Starmer, interpellato sulle parole del presidente Donald Trump, il quale nelle scorse ore ha definito «molto negativo per la Nato» l'eventuale rifiuto degli alleati di farsi coinvolgere con l'invio di navi militari verso Hormuz.
Ore 12.10 – Beirut: «Quattro morti tra cui due bimbi nei raid di Israele nel sud»
È di 4 uccisi tra cui due bambini il bilancio di un raid aereo di Israele nel sud del Libano, secondo quanto riferisce il ministero della Sanità libanese citato dall'agenzia governativa Nna. Le fonti precisano che il bombardamento di Israele è avvenuto a Qantara, località nel settore centrale del fronte di guerra con Hezbollah.
Ore 11.30 – Madrid: «Quanto sta accadendo in Libano è una vergogna»
«Quanto sta accadendo in Libano è una vergogna. Abbiamo centinaia di migliaia di sfollati, una violazione sistematica della sovranità e del diritto umanitario, il rischio di un'invasione di terra, attacchi ad auna forza di pace dell'Onu». Lo ha detto il ministro degli Esteri spagnolo José Manuel Albares a margine del Consiglio Affari Esteri. «L'Europa deve dare un segnale», ha sottolineato Albares, spiegando al tempo stesso che «serve coerenza. In Ucraina e Medio Oriente dobbiamo difendere gli stessi valori, quando si tratta dei civili ucraini o dei civili libanesi. L'Europa deve essere un baluardo» del diritto.
Ore 10.40 – L’Olanda: «Hormuz non si risolve al volo anche se la Nato manda le navi»
Il ministro degli Esteri olandese Tom Berendsen non ha escluso un ruolo dei Paesi Bassi nel mantenere aperto alla navigazione lo Stretto di Hormuz in Medio Oriente ma ha affermato che la decisione su come procedere richiede una riflessione molto attenta. Lo riportano i media olandesi. «Verificheremo esattamente quali sono le opzioni. Si tratta di decisioni molto serie e dobbiamo sapere cosa è possibile e cosa si può fare», ha detto Berendsen ai giornalisti prima della riunione dei ministri degli Esteri dell'Ue a Bruxelles. «Non credo che il problema si risolverà in un batter d'occhio se la Nato invierà delle navi», ha detto. «È una situazione molto delicata, c'è una reale possibilità di escalation ed è pericolosa».
Ore 9.50. – Ue: «La crisi dell’energia può aggravarsi, pronti a misure a breve termine»
«Siamo consapevoli che non dobbiamo solo monitorare la situazione ma anche prepararci perché la situazione può aggravarsi ulteriormente. Dobbiamo essere pronti ad attuare misure a breve termine per cercare di aiutare gli Stati membri». Lo ha detto il commissario Ue all'energia, Dan Jorgensen, all'arrivo al Consiglio Ue Energia, interpellato sull'impatto energetico della guerra in Medio Oriente. L'Ue non dipende «così tanto dall'approvvigionamento di combustibile, sia gas che petrolio, proveniente dall'area quindi non abbiamo un problema di sicurezza, ma abbiamo un problema di prezzi», ha sottolineato.
Ore 9 – Kallas: «A Hormuz ipotesi iniziativa Onu come nel Mar Nero sul grano»
«Nel fine settimana ho parlato con il segretario generale dell'Onu Antonio Guterres per capire se è possibile avere un'iniziativa a Hormuz come quella sul Mar Nero per il grano dell'Ucraina». Lo ha detto l'Alto rappresentante Ue Kaja Kallas arrivando al Consiglio Affari esteri. La chiusura dello stretto rappresenta un grave pericolo per le forniture di petrolio, specie per l'Asia, ma la situazione è problematica «anche per quanto riguarda i fertilizzanti», ha detto Kallas. «E se quest'anno ci sarà carenza di fertilizzanti, l'anno prossimo si verificherà anche una carenza di cibo».
Ore 7.50 – Israele: «Iniziate operazioni terrestri mirate nel sud del Libano»
Le forze armate israeliane (Idf) hanno annunciato di aver iniziato «operazioni terrestri limitate e mirate» contro Hezbollah nel sud del Libano. Queste «operazioni terrestri limitate e mirate» hanno come obiettivi «importanti roccaforti di Hezbollah» e puntano a «rafforzare gli avamposti difensivi» nel Libano meridionale, ha affermato l'Idf in un comunicato. «Questa attività fa parte di più ampi sforzi difensivi per stabilire e rafforzare una posizione difensiva avanzata, che comprende lo smantellamento delle infrastrutture terroristiche e l'eliminazione dei terroristi che operano nell'area», aggiungono le forze armate israeliane, spiegando che il piano è di «creare un ulteriore livello di sicurezza per i residenti nel nord di Israele».
Ore 7.30 – Trump: «Ho chiesto a Londra di intervenire, si sono rifiutati»
Donald Trump esprime frustrazione per la risposta della Gran Bretagna alla sua richiesta di mobilitazione in Iran. Il tycoon, che domenica ha parlato col premier Keir Starmer, ha detto che «il Regno Unito potrebbe essere considerato l'alleato numero uno, quello con la storia più lunga e così via: eppure, quando ho chiesto loro di intervenire, si sono rifiutati». E non appena «abbiamo praticamente annullato la capacità di minaccia dell'Iran, loro hanno detto: 'Beh, allora invieremo due navi'. E io ho risposto: 'Abbiamo bisogno di queste navi prima di vincere, non dopo aver vinto'», ha detto Trump in un'intervista al Financial Times. Il presidente degli Stati Uniti ha anche avvertito che la Nato si troverà ad affrontare un futuro «molto negativo» se gli alleati non contribuiranno alla messa in sicurezza dello Stretto di Hormuz nell'ambito del conflitto contro l'Iran. «È del tutto normale che quanti traggono profitto da questo stretto contribuiscano a fare in modo che non accada nulla di spiacevole laggiù», ha dichiarato il presidente degli Stati Uniti nell'intervista al Financial Times, ricordando che Europa e Cina dipendono fortemente dal petrolio del Golfo, a differenza degli Stati Uniti.
Ore 7 – Trump: «Parliamo con l'Iran ma loro non pronti per l'accordo»
Gli Usa sono in trattative con l'Iran, mentre la guerra entra nella sua terza settimana, ma Teheran non è ancora pronta per un accordo di chiusura delle ostilità. «Sì, stiamo parlando con loro», ha replicato il presidente Donald Trump ai giornalisti sull'Air Force One, senza tuttavia specificare la natura dei colloqui, a una domanda sull'esistenza di iniziative diplomatiche in corso per porre fine al conflitto estesosi in tutto il Medio Oriente. «Ma non credo che siano pronti. Ci stanno però arrivando piuttosto vicino», ha aggiunto Trump. Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha negato colloqui in corso con gli Usa.
(Unioneonline)
