CRONACA - MONDO

Brexit

Quattro ministri lasciano il governo: "Non siamo più uno Stato sovrano" VIDEO

Hanno rassegnato le dimissioni il ministro britannico per l'Irlanda del Nord, quello per la Brexit, quella per il Lavoro e le Pensioni, e la sottosegretaria per la Brexit

Neanche il tempo di dire "accordo" e di approvarlo in un cdm convocato d'urgenza, che Theresa May deve già incassare le dimissioni di quattro ministri.

L'inquilina di Downing Street definisce "buona" l'intesa raggiunta, fatta "nell'interesse nazionale", ma un terzo dei suoi ministri ha votato no nel consiglio dei ministri riunitosi ieri sera.

E questa mattina già quattro ministri si sono dimessi in polemica con la bozza di 585 pagine che rappresenta l'accordo raggiunto tra Londra e Bruxelles.

La premier è intervenuta a Westminster per difendere l'intesa, malgrado l'ondata di dimissioni che ha colpito l'esecutivo da lei guidato: "Una scelta che garantirà l'uscita del Regno Unito dalla Ue nei tempi previsti: l'unica alternativa sarebbe un no deal (nessun accordo, ndr) o nessuna Brexit". May riconosce che il negoziato ha comportato "scelte difficili", ma si dice comunque decisa ad andare avanti.

I DIMISSIONARI - Shailesh Vera, ministro per l'Irlanda del Nord, ha rassegnato le sue dimissioni perché a suo dire l'intesa non rende il Regno Unito uno Stato sovrano: "Non posso sostenere l'accordo di uscita concluso con l'Unione Europea perché lascia il Regno Unito in una casa a metà strada, senza scadenza temporale su quando sarà finalmente un Paese sovrano e indipendente".

Neanche il tempo di incassare la batosta di Shaleish Vera, che sono arrivate - a stretto giro di posta - le dimissioni del titolare del dicastero per la Brexit Dominic Raab: "Non posso, in coscienza, sostenere l'accordo. Non posso riconciliare le condizioni dell'intesa proposta con le promesse che abbiamo fatto al Paese".

E poi la defezione di Esther McVey, ministro per il Lavoro e le Pensioni, anche lei in aperto contrasto con l'accordo provvisorio sul divorzio dalla Ue. Infine, la sottosegretaria alla Brexit Suella Braverman.

La stampa britannica parla di un "effetto domino" che potrebbe portare alla caduta del governo.

GLI ALTRI - Anche le dichiarazioni dei cosiddetti "hard brexiters" lasciano presagire un futuro imminente molto difficile per l'inquilina del numero 10 di Downing Street, che oggi si presenta in quel Parlamento che tra dicembre e gennaio dovrebbe ratificare - cosa tutt'altro che scontata - l'accordo.

"Ogni membro del gabinetto che è un autentico brexiter deve dimettersi subito o non sarà più attendibile, questo è il peggior accordo della storia", ha tuonato l'europarlamentare euroscettico Nigel Farage. "Un accordo totalmente inaccettabile per chi tenga alla democrazia", gli ha fatto eco l'ex ministro degli Esteri Boris Johnson.

I laburisti hanno invece un piano alternativo, e avanzeranno la proposta nel caso Westminster bocci l'accordo raggiunto da May: "La nostra priorità è un piano laburista, diverso e alternativo per la Brexit, che metta al primo posto il lavoro e gli standard di vita", ha detto Jeremy Corbyn, che nei giorni scorsi ha spento le illusioni di diversi esponenti del suo partito che vorrebbero un secondo referendum dicendo che "la Brexit non può essere fermata".

Corbyn ha definito l'intesa "un flop", "un enorme e dannoso fallimento". La bozza "lascia la Gran Bretagna in un limbo a tempo indeterminato e non dà certezze sui rapporti futuri definitivi con l'Ue sulla questione irlandese". Questa intesa, secondo il leader laburista, "non ha il consenso del Parlamento né del popolo di questo Paese".

(Unioneonline/L)

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