CRONACA - ITALIA

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Segrega la figlia in casa per nove anni e le somministra oppiacei "per non perderla"

Infermiera sotto accusa, soffrirebbe della "sindrome di Munchhausen per procura", un disturbo mentale che affligge i genitori
immagine simbolo (foto pixabay)
Immagine simbolo (foto Pixabay)

Un'infermiera è indagata dalla Procura di Lucca con l'accusa di aver tenuto in ostaggio la figlia segregandola in casa per nove anni, costringendola di fatto ad abbandonare la scuola che frequentava ed impedendole di vedere amici e conoscenti.

La giovane veniva inoltre imbottita di farmaci con sostanze stupefacenti, oppiacei. L'accusa nei confronti della donna è di lesioni personali aggravate e maltrattamenti in famiglia.

Secondo l'accusa, l'infermiera imponeva alla figlia - che all'epoca dei fatti era minorenne - uno stile di vita e comportamento che le procurava gravi patologie psicofisiche, costringendola anche a lunghi periodi di ricovero ospedaliero.

Per la madre tutto è dovuto ad un forma di fibromialgia di cui la ragazza avrebbe sofferto, ma secondo la Procura i disturbi dipendono dall'intossicazione dovuta a un eccessivo dosaggio dei farmaci.

Le indagini hanno accertato che la donna "temeva di perdere la figlia" e per questo "aveva escogitato un piano per tenerla con sé".

A giudizio degli inquirenti sarebbe la stessa infermiera infatti ad essere malata. Affetta dalla "sindrome di Munchhausen per procura", un disturbo mentale che affligge i genitori e li spinge ad arrecare un danno fisico al figlio per farlo credere malato e attirare l'attenzione su di sé.

L'inquietante vicenda è emersa in occasione dell'ultimo ricovero della ragazza. I carabinieri hanno accertato che l'infermiera avrebbe sottratto una serie di farmaci e sostanze stupefacenti (morfina, Codamol, Lexotan, Xanax) rinvenuti a casa della donna durante una perquisizione.

(Unioneonline/L)

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