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Carla, divulgatrice giramondo: "Senza storia non siamo niente"

Laurea e master in Storia, Carla Oppo ha girato mezzo mondo. Anche in autostop. Oggi vive a Roma ed è autrice tv
carla oppo
Carla Oppo

La storia come chiave di volta per comprendere il presente e coglierne le sfaccettature. Ma soprattutto per essere liberi di scegliere da che parte stare.

Ha le idee chiare Carla Oppo, 31enne di Oristano, in tasca una laurea magistrale in Storia contemporanea e un master in Esperto in comunicazione storica. Oggi autrice televisiva e divulgatrice, a Roma.

Una scelta un po' fuori moda, quella di concentrare i propri studi sulla Storia, ma per Carla c'è una ragione ben precisa. Fin da giovanissima, ha deciso di diffidare delle verità a buon mercato, sommergendosi di libri, spesso trascorrendo ore, giornate intere, tra i polverosi volumi e documenti chiusi negli archivi, anche nella cineteca di Cagliari. E girando il mondo, anche da sola, persino facendo l'autostop, senza paura.

A Trinidad, Cuba
A Trinidad, Cuba

"Fin dai tempi in cui studiavo al liceo classico di Oristano - racconta a Unionesarda.it - ho sempre pensato che la storia ci permetta di orientarci nel mondo e di dare una risposta ai dubbi che ci assalgono ogni giorno. Basti pensare ai temi caldi di oggi, quello delle migrazioni: studiando il passato si impara che la spinta a muoversi è di natura puramente umana e per questo c’è sempre stata, non è affatto estranea a noi. Farlo capire non è semplice, divulgare non è semplice, ma è una sfida che ho accettato e che porto avanti nel mio lavoro e non solo".

Sul set
Sul set

Che attività svolge?

"Sono ricercatrice d’archivio per film, documentari e programmi. Sto lavorando in questo periodo con 'Passato e Presente', il programma su Rai3 con Paolo Mieli: ho partecipato in studio a diverse puntate, come quella dedicata alle radio libere. È un'esperienza molto bella, è affascinante confrontarsi non solo con storici di grande cultura ma anche con esperti. Curo la sezione documentari del festival Bella Storia - Narrazioni di strada che porta il cinema nei locali della periferia di Roma: credo fortemente nel rapporto tra schermo e storia".

E qual è?

"L'immagine è fondamentale per risvegliare le coscienze su chi siamo e da dove veniamo. La mia passione in particolare sono i video d'archivio, quelli amatoriali, l'altra 'parte della storia', la memoria privata che si interseca con quella collettiva. Nel 2016 ho lavorato a un cortometraggio dal titolo 'Fuori Programma', tutto costruito attraverso video risalenti agli anni Cinquanta che raccontavano le attività all'interno di una colonia estiva, dai giochi all'aria aperta a quelli con le carte. Un'infanzia che non esiste più. Il corto ha vinto il premio Zavattini, dedicato a uno dei padri del neorealismo italiano. Gli archivi sono la mia passione, se non si fosse capito, come lo sono anche le altre culture. Per questo viaggio molto, anche da sola".

Nel quartiere armeno di Tbilisi (Georgia)
Nel quartiere armeno di Tbilisi (Georgia)

Non ha paura di partire da sola?

"Perché dovrei, perché sono una donna? Essere donna è parte del mio viaggio, mi sento libera di farlo e penso che ogni donna debba sentirsi altrettanto libera. Sono stata in Georgia, a Cuba, negli Stati Uniti, in Europa. Zaino in spalla e taccuino in mano, per scrivere diari che un giorno sogno di poter pubblicare. Sono anche una convinta autostoppista, ho fatto un viaggio interamente col pollice in su: Roma - Croazia - Slovenia - Roma".

Senza incontrare alcuna difficoltà?

"È vero, ci sono difficoltà oggettive su cui ogni giorno le donne si battono e che tentano di superare. La battaglia non finisce mai, come ho imparato frequentando il collettivo femminista 'Non una di meno' e sfilando il 25 novembre con migliaia di donne contro la violenza di genere. Anche i maltrattamenti sono legati alla scarsa conoscenza della storia".

Viaggio in solitaria in Georgia
Viaggio in solitaria in Georgia

In che senso?

"È evidente che le difficoltà maggiori in questo Paese nascano da una scarsa considerazione della cultura e dell’istruzione. Il diffondersi della paura, ad esempio, è uno strumento in mano alla politica, non ha a che fare con i veri problemi del Paese. Oggi, secondo me, si può decidere di essere due cose, umani o disumani. La storia ci aiuta a capire da che parte stare".

Angelica D'Errico

(Unioneonline)

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