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Strage di Bologna, la perizia: "I resti non sono di Maria Fresu"

Gli esperti escludono che lo scalpo e la maschera facciale siano della mamma sarda
maria fresu con la figlia angela (archivio l unione sarda)
Maria Fresu con la figlia Angela (Archivio L'Unione Sarda)

La nuova perizia disposta nell'ambito del processo sulla strage di Bologna lo conferma: i resti sotto esame, inizialmente attribuiti a Maria Fresu, non appartengono alla donna sarda, originaria di Nughedu San Nicolò, svanita nel nulla.

Lo dice il documento elaborato dal perito esplosivista Danilo Coppe che risponde ai quesiti posti dalla Corte d'Assise di Bologna che ha messo alla sbarra l'ex esponente dei Nar, Gilberto Cavallini, accusato di concorso nell'esplosione del 2 agosto 1980.

La perizia depositata ha visto la partecipazione anche del colonnello dei carabinieri Adolfo Gregori, comandante della Sezione di Chimica, Esplosivi ed Infiammabili dei Ris, e ingloba anche il lavoro effettuato sul Dna, predisposto da Elena Pilli, capitano dei carabinieri e biologa genetico-forense dell'Università di Firenze.

Quindi la maschera facciale con uno scalpo trovata il 25 ottobre scorso durante la riesumazione nel cimitero di Montespertoli di quelli che si ritenevano essere i resti della Fresu non sono della giovane mamma di Angela, la bimba di tre anni morta nella strage sotto le macerie.

Ora potrebbero essere necessari altri esami, se i giudici decideranno in tal senso, per indagare sulla compatibilità dei resti umani al fine di stabilire se esiste una 86esima vittima oppure per attribuirli ad altre donne già identificate.

Che fine hanno fatto allora quelli di Maria? La mancanza della salma, dicono, sarebbe spiegabile col fatto che all'epoca i pezzi del corpo sarebbero stati "sparpagliati" in altre bare.

I periti poi hanno anche rivelato che su quello che si ritiene un interruttore di sicurezza per il trasporto dell'ordigno - ossia una staffa metallica di alluminio di 10 centimetri per 3 circa, piegata e sul quale è stato montato artigianalmente un interruttore on off a levetta di tipo automobilistico - è stata trovata una ridotta quantità di esplosivo. Ma la piegatura non è frutto di uno choc termico quanto, piuttosto, il risultato di una pressione meccanica.

La circostanza però non esclude completamente che si tratti comunque di un interruttore di sicurezza.

(Unioneonline/s.s.)

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