CRONACA - ITALIA

Venezia

Castelli di sabbia addio, l'ordinanza che fa discutere

Genitori e nonni infuriati alla spiaggia del Cavallino. Ma il sindaco replica: "Ci adeguiamo a norme nazionali e regionali"
immagine simbolo (foto da pixabay)
Immagine simbolo (foto da pixabay)

Palette e secchielli banditi per non ostacolare le attività di soccorso ai bagnanti.

È polemica sulla nuova ordinanza del Comune di Cavallino e relativa all'omonima e celebre spiaggia, fra le più frequentate dell'Adriatico con oltre sei milioni di presenze l'anno.

Il provvedimento vieta di mettere ombrelloni e sdraio nella zona del lido compresa nei cinque metri della battigia. Ma, soprattutto, di svolgere nella fascia di transito "qualsiasi attività o comportamento che limiti o impedisca il transito delle persone e dei mezzi di soccorso sia lungo il lido sia dalla spiaggia verso il mare e viceversa".

Una decisione che ha fatto infuriare genitori e nonni, arrabbiati all'idea che i piccoli bagnanti possano essere privati della possibilità di creare, come tradizione vuole, castelli di sabbia a ridosso dell'acqua.

Proprio un nonno, Franco Beccari, in vacanza con i nipotini, ha pensato di prendere carta e penna e deunciare ai giornali tutto il suo disappunto. "Meglio cambiare località balneare - dice sconsolato - se non posso lasciare i miei nipoti giocare a fare i castelli di sabbia sulla battigia".

E non consola Beccari neppure la notizia che anche in altre spiagge italiane viene applicata la stessa regola ferrea.

A provare a smorzare la polemica è il sindaco, Roberta Nesto: "L'ordinanza sulla balneazione emessa dall'amministrazione comunale - spiega - recepisce norme nazionali e regionali, ma deve essere applicata con buonsenso".

Oltre che il sindaco, il nonno arrabbiato chiama in causa anche la Capitaneria di porto, intervenuta per garantire che l'ordinanza venga rispettata.

"I colleghi hanno fatto dei controlli tra l'altro senza fare contravvenzioni - precisa però il capitano di fregata Alberto Pietrocola, portavoce della Capitaneria di Porto di Venezia - per fermare una situazione che ormai era degenerata: ombrelloni e lettini messi praticamente in acqua".

(Unioneonline/v.l.)

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