CRONACA - ITALIA

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Ventisette anni fa la strage di Capaci, "la mafia non è invincibile"

Giovanni Falcone e Paolo Borsellino uccisi in due episodi entrambi nel 1992
la strage di capaci (archivio l unione sarda)
La strage di Capaci (Archivio L'Unione Sarda)

Il 23 maggio 1992, l’autostrada A29 all’altezza di Capaci è stata completamente sventrata da 400 kg di esplosivo posizionati all’interno di un canale di drenaggio. Un’esplosione improvvisa, devastante, che ha squarciato il manto stradale, riversando nelle aree circostanti una pioggia di detriti e strappando alla vita terrena Giovanni Falcone, Francesca Morvillo e gli agenti eroi della scorta Vito Schifani, Rocco Dicillo e Antonio Montinaro.

Cinquantasette giorni dopo la strage di Capaci, il 19 luglio, una Fiat 126 imbottita con 90 kg di esplosivo viene fatta esplodere in via D’Amelio a Palermo, sotto il palazzo in cui viveva la madre del magistrato Paolo Borsellino. Era una domenica estiva, tante le auto parcheggiate e la coltre di fumo nero che si innalza in cielo.

Perdono la vita il magistrato Paolo Borsellino e gli agenti Agostino Catalano, Emanuela Loi, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina e Claudio Traina.

Sono passati ventisette anni dalle stragi del '92 e il tritolo non ha mai scalfito il ricordo indelebile, il sorriso, la purezza d’animo e l’immensa ricchezza morale che ci hanno lasciato in eredità Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. La memoria storica è indelebile.

La lotta contro la mafia è proseguita nel corso degli anni: boss arrestati dopo tanti anni di latitanza; processi con sentenze di condanna in via definitiva; ex uomini di cosa nostra che hanno deciso di collaborare con lo Stato; indagini volte a chiarire misteri mai del tutto risolti come la trattativa Stato-mafia. Nulla si è mai fermato in questi anni ma il ricordo di quell’estate del '92 è ancora vivo.

Giovanni Falcone e Paolo Borsellino (Ansa)
Giovanni Falcone e Paolo Borsellino (Ansa)

Ci piace immaginare Giovanni e Paolo ancora insieme, uno a fianco dell’altro, sorridenti e felici come sempre, mentre scrutano la loro bellissima Palermo; terra sconfinata con una montagna ombrosa, che si getta sul mare e non incrocia barriere. Ci piace immaginarli sorridenti, mentre girano in centro e ammirano il calore di una città dalle mille anime e culture.

Giovanni e Paolo lottavano per quella normalità che si colora attraverso i sapori e gli odori di un popolo che rifiuta il potere mafioso e abbraccia l’onestà e il senso di giustizia.

Oggi via D’Amelio e l’autostrada di Capaci non sono più sventrate dalle bombe. Non ci sono più crateri, macchine in fiamme e sirene spiegate. Oggi tutto è tornato apparentemente normale lungo le strade di Palermo. L’animo degli italiani, però, è rimasto orfano di due eroi che avrebbero potuto cambiare le sorti del nostro Paese.

"La mafia non è affatto invincibile; è un fatto umano e come tutti i fatti umani ha un inizio e avrà anche una fine. Piuttosto, bisogna rendersi conto che è un fenomeno terribilmente serio e molto grave; e che si può vincere non pretendendo l'eroismo da inermi cittadini, ma impegnando in questa battaglia tutte le forze migliori delle istituzioni", diceva Falcone. Noi non abbiamo smesso di lottare e di crederci. Mai.

Angelo Barraco

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