CRONACA SARDEGNA - NUORO E PROVINCIA

inchiesta

Assalto straniero al vento della Barbagia di Bitti

Presentati al ministero tre progetti per complessive 39 pale alte come grattacieli da 76 piani
il grafico con le torri previste (l unione sarda)
Il grafico con le torri previste (L'Unione Sarda)

L'hanno presa in parola, come se quei libri li avesse scritti il colonello Bernacca, piuttosto che il premio Nobel della letteratura. Grazia Deledda della sua terra è stata interprete minuziosa, dal proscenio di Nuoro a quello di Orune, traguardando i monti di Bitti rivolti verso l'orizzonte del mare. Con le parole ha ricamato granito e rugiada, con il vento ha scolpito paesaggi, piegato canne e alberi. Le sue storie sono racconti di vita vissuta in una terra difficile, carica di emozioni e tensioni, di guerre tra paesi e proprietari di pascoli. "Colombi e Sparvieri" e "Canne al vento" hanno svelato storie affascinanti che la giovane Grazia tesseva negli sprazzi di tempo trascorsi nell'enclave della Barbagia alta, quella di Bitti. In uno dei suoi più celebri racconti, quello dedicato alle contese e alla pace tra le famiglie più importanti di Orune e di Bitti, l'innata scrittrice rivela, a suo modo, le gesta turbolente che da sempre levigano rocce e sentieri di questi villaggi nel cuore dell'Isola. Non fu un caso che in una delle sue sempre più rare visite in Sardegna trascorse qualche giorno al paese di Oronou, al secolo Orune.

«Il vento furioso» di Grazia

L'incipit di "Colombi e sparvieri" è una fucilata di emozioni su quel paesaggio che si staglia dinanzi ai suoi occhi. Racconta Grazia: «Dopo una settimana di vento furioso, di nevischio e di pioggia, le cime dei monti apparvero bianche tra il nero delle nuvole che si abbassavano e sparivano all'orizzonte». Vento furioso in quel versante tra Bitti e Orune, incanta la Deledda usando l'anemometro delle parole. Tedeschi, spagnoli e altoatesini non sono andati giù per il sottile sino a trasformare quell'ebrezza meteorologica raccontata nella ventosa letteratura deleddiana in un assalto all'arma bianca, senza precedenti. Le multinazionali di mezza Europa hanno preso di mira quel «vento furioso» sulle cime dei due paesi, a due passi dalla colonia penale di Mamone, nel territorio di Onanì.

Senza nemmeno bussare

Senza bussare, sono entrati a gamba tesa nelle stanze del ministero dell'Ambiente. Nel giro di due anni hanno rovesciato su questo paesaggio inedito ed esclusivo, rarefatto e inviolabile, una caterva di progetti eolici per bucare la montagna e graffiare le nuvole. Il piano di occupazione della Barbagia, quella protesa verso il Sassarese e la Gallura, non è sincronizzato ma appare il nefasto compimento di un piano ben più ampio che mira a triplicare la potenza eolica e solare delle centrali straniere in terra sarda. Da quando nei palazzi di Bruxelles si è cominciato a parlare di phase out del carbone le mire sulla Sardegna si sono moltiplicate. Il ragionamento messo in campo dalle multinazionali non sfiora nemmeno con un soffio il tema del paesaggio, dell'identità ambientale, culturale e storica della Sardegna. Il totalizzatore degli euro gira a manetta al cospetto di quelle pale che questi signori d'oltralpe vorrebbero piazzare tra Sa Janna Bassa e Mamone, tra Terenass e Punta Gomoretta. L'ultimo progetto presentato venerdì scorso alla Commissione di Valutazione ambientale del ministero dell'Ambiente è il terzo in ordine di tempo che riguarda il territorio di Bitti e Orune, con deviazione elettrica verso Buddusò. Il combinato disposto, direbbero i legali delle cause eoliche, è una vera e propria morsa a tenaglia, con Bitti circondata da vorticanti grattacieli d'acciaio. Tutti i suoi orizzonti, se così sarà, sarebbero invasi. La somma dell'azzardo multinazionale è pari ad una centrale elettrica gigantesca con una potenza di 151 MW. Il paese de Su Romanzesu, l'antico villaggio nuragico dell'età del bronzo, verrebbe circondato da tre progetti per 39 pale complessive, alte sino a 228 metri di altezza. L'assalto è indiscriminato, come fosse scattata la corsa ad accaparrarsi il vento di questi valichi che circondano un proscenio ancora incontaminato. Ai tedeschi della Wpd, agli altoatesini della Green Energy Sardegna 2, del Gruppo Fri-El Green Power, e agli spagnoli della Siemens Gamesa, del paesaggio del parco di Tepilora, della foresta di Sos Littos - sas Tumbas e delle cascate di S'Illiorai e di Sas Iapias interessa poco, o niente. In ballo, sulla corona montuosa, occupata senza permesso da questi progetti, ci sono complessivamente 21 milioni di euro di incentivi all'anno e qualche elemosina per i comuni che dovessero accettare questa invasione.

Il bottino da 423 milioni

Se la proiezione di questi guadagni la si valuta nell'arco dei 20 anni, tanto durano gli incentivi previsti dalla legge, il calcolo diventa stratosferico, con 423 milioni di euro. Tutti soldi prelevati dalle bollette dei cittadini e che finiscono per riempire copiosamente le tasche delle multinazionali. Il ministero dell'Ambiente si trova ora davanti tre proposte progettuali tutte posizionate nello stesso ambito territoriale con i signori del vento chiamati a spartirsi spazi a terra e vento in cielo.

Dagli spagnoli ai crucchi

L'escalation è destinata a non fermarsi. Il primo progetto, quello degli spagnoli, ha varcato le stanze ministeriali la prima volta il 17 gennaio del 2018. È stato bloccato da una valanga di pareri contrari, a partire dal Comitato Santu Matzeu, che ha dichiarato guerra a questa scalata eolica. I signori della Simenes Gamesa, però, non si sono dati per vinti e hanno ripresentato tutto, come se niente fosse. Per loro 13 pale a Punta Gomoretta, per complessivi 45 mw. Negli ultimi tre mesi si sono svegliati i businessman di Bolzano che il 12 agosto scorso, hanno presentato un progetto di 11 pale per complessivi 56 mega watt, posizionate in località "Terenass". L'ultimo blitz eolico il 9 ottobre scorso con il sito del Ministero che ha segnalato l'ennesimo metro cubo di carta presentato da una multinazionale tedesca, la Wpd, per occupare i crinali tra Sa Janna Bassa e Mamone. Un progetto che per dimensioni ed estensione supera gli altri. Per i crucchi 15 pale, con le altezze più cospicue, 228 metri, un diametro delle eliche di 158 metri e quota al mozzo di 149 metri. Tutte schierate, sulla carta, per impadronirsi del «vento furioso», nei mitici paesaggi di "Colombi e Sparvieri".

Mauro Pili

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