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Lockdown a Orune, l'esperto: "Scelta intelligente"

Per l'infettivologo Giovanni Sotgiu la scelta del Comune "potrebbe essere applicati anche in altri paesi"
(ansa)
(Ansa)

Orune sta segnando la strada: visto l'aumento dei contagi è il primo paese in Sardegna a introdurre il lockdown smart, una chiusura localizzata. Gli esperti avvisano che con l'arrivo dell'autunno e la riapertura delle scuole è prevedibile in tutto il Paese un aumento dei contagi (gli effetti già si sono visti negli Stati come la Francia e l'Inghilterra dove il ritorno dei ragazzi tra i banchi è anticipato rispetto all'Italia).

Per scongiurare l'eventualità più drammatica - con la chiusura totale e generalizzata come quella che abbiamo sperimentato tra marzo e aprile - sarebbe opportuno ricorrere a una misura di «raffreddamento» dei focolai come il lockdown localizzato. Un modello per così dire modulare, che può riguardare ad esempio la sola chiusura di alcune categorie di locali (come bar e ristoranti) fino alla dichiarazione di un Comune, o un territorio, quale zona rossa con tutte le limitazioni legate anche al divieto di entrata e uscita.

A Orune - 2.300 abitanti, 52 casi positivi e 150 persone in isolamento - il sindaco Pietro Deiana ha firmato l'ordinanza che stabilisce la chiusura di bar, circoli e pizzerie (solo asporto entro le 22) fino al 5 ottobre, posticipa la riapertura delle scuole, avvisa che non si può uscire dal centro abitato se non per lavoro e altri validi motivi.

"Una scelta molto intelligente", dice l'infettivologo Giovanni Sotgiu, docente di Statistica medica dell'Università di Sassari e componente del Comitato tecnico-scientifico della Regione. Una scelta, aggiunge, "che potrebbe essere eventualmente applicata nei paesi e nelle città dove risulta difficile frenare l'ascesa della curva epidemica». Dove, cioè, la circolazione del virus è ormai fuori controllo. Dobbiamo, dunque, aspettarci nei mesi a venire altri lockdown localizzati in altre zone della Sardegna e dell'intero Paese? «Sì. Invece che andare incontro a misure di chiusura totale, e indiscriminata, è importante poter intervenire in maniera graduale per evitare il blocco totale di tutti. Le misure più severe andrebbero attuate nelle zone ad altissima incidenza; nelle altre bastano le regole che tutti conosciamo, a cominciare dal distanziamento".

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