CRONACA SARDEGNA - CAGLIARI

il verdetto

La Sardegna resta arancione, respinto il ricorso al Tar. Le reazioni

Le motivazioni nel decreto del presidente del Tribunale amministrativo regionale
il tar (archivio l unione sarda)
Il Tar (Archivio L'Unione Sarda)

La Sardegna resta arancione. È la decisione del Tar che ha respinto il ricorso presentato dalla regione contro l'ordinanza del ministero della Salute, firmata lo scorso 22 gennaio, che inseriva l'Isola tra le aree con misure più restrittive per il contenimento della diffusione del coronavirus.

Il provvedimento del Tribunale amministrativo regionale è contenuto in un decreto monocratico del suo presidente, Dante D'Alessio, emesso a seguito dell'istanza urgente presentata dai legali della Giunta che avevano chiesto una decisione immediata ancor prima della discussione della richiesta cautelare programmata per il 17 febbraio.

"La Regione Sardegna - si legge - è stata assegnata in zona arancione, con ordinanza del Ministro della Salute in data 22 gennaio 2021, in base alle risultanze delle valutazioni fatte, nella stessa data, dalla Cabina di Regia dedicata al monitoraggio del rischio sanitario e dal Comitato Tecnico Scientifico; nella fattispecie sono state applicate le nuove disposizioni volte a contrastare il diffondersi dell’epidemia da Covid-19 dettate con il decreto legge 5 gennaio 2021 n. 1, con cui sono stati introdotti nuovi parametri di classificazione delle regioni a maggiore rischio epidemiologico, e con l’art. 1, comma 5, del decreto legge 14 gennaio 2021, n. 2, nonché con il DPCM 14 gennaio 2021 con il quale, sulla base dei parametri introdotti dai citati decreti legge, sono state individuate 4 zone con diverse colorazioni (giallo, arancione, rosso e bianco) con le relative misure per il contenimento dell’epidemia.

L'Isola è stata inserita nella zona arancione che corrisponde a quelle regioni "nel cui territorio si manifesta un’incidenza settimanale dei contagi superiore a 50 casi ogni 100.000 abitanti, che si collocano in uno scenario almeno di 'tipo 2' (con riferimento al valore del RT), con un livello di rischio almeno 'moderato', ovvero che si collocano in uno scenario di 'tipo 1' e con un livello di rischio 'alto'".

Tale classificazione, ricorda il decreto, "è individuata sulla base degli indicatori di cui al D.M. 30 aprile 2020, monitorati dalla citata Cabina di Regia di cui al D.M. 29 maggio N. 00083/2021 REG.RIC. 2020, che consentono una classificazione settimanale della situazione regionale; l’applicazione dei nuovi parametri è effettuata mediante uno schema che prevede l’assegnazione del colore in modo automatico sulla base della probabilità e dell’impatto accertati in base ai dati oggetto del rapporto settimanale dell’ISS che, sulla base delle segnalazioni trasmesse, indica il rischio epidemiologico delle regioni in base a diversi indicatori":

La Sardegna è quindi diventata arancione perché sulla base dei parametri "è risultata 'alta' la classificazione complessiva del livello di rischio, accertato con i dati dell’incidenza dei casi su 100.000 abitanti (rispettivamente 203,81 e 78,57 nei 14 giorni e nei 7 giorni di rilevazione); con il dato di RT (di 0,95) e con l’indicatore 1 della compatibilità RT sintomi puntuale con gli scenari di trasmissione". E, ancora, "facendo applicazione dell’art. 2 del citato DPCM secondo cui le misure previste per la 'zona arancione' sono applicate alle regioni nel cui territorio si manifesti un’incidenza settimanale dei contagi superiore a 50 casi ogni 100.000 abitanti e che si collocano in uno scenario di 'tipo 1' e con un livello di rischio 'alto'; tali dati e tali parametri, accertati nel previsto periodo di rilevazione, non sono risultati successivamente erronei", spiega il documento.

Quindi "non può condividersi la tesi sostenuta dalla Regione secondo cui la classificazione in zona arancione della Sardegna è stata determinata da una valutazione discrezionale ed immotivata degli organi tecnici dell’Amministrazione posto che tale valutazione è frutto dell’applicazione della suindicata tabella e, per quanto riguarda la classificazione del rischio (che indubbiamente è stata decisiva per l’assegnazione della Sardegna in zona arancione), è frutto dell’applicazione di numerosi criteri - per lo più automatici o che comunque sono espressione di discrezionalità tecnica (che non può essere sindacata se non quando manifestamente illogica) - elaborati con un algoritmo, che sono stati scelti per monitorare l’andamento dell’epidemia e riguardano diversi ambiti: la capacità di raccolta dati delle singole regioni, di testare i casi sospetti, la possibilità di garantire adeguate risorse per contact tracing, isolamento e quarantena nonché la tenuta dei servizi sanitari".

In Sardegna in particolare, aggiunge ancora D'Alessio, "nel periodo di rilevazione, erano risultati peggiorati quattro indicatori importanti: la percentuale di occupazione dei posti letto nelle terapie intensive, l’incidenza dei casi attivi ogni 100.000 abitanti, l’andamento dei focolai e la completezza e la velocità di trasmissione dei dati; la percentuale di occupazione dei posti letto in terapia intensiva, sempre nel periodo di riferimento, era salita al 31%, un punto percentuale sopra la soglia di allerta del 30%, e tale dato solo successivamente è stato migliorato con la discesa sotto la soglia del 30%; con una probabilità di diffusione moderata e un impatto alto, la classificazione del rischio è stata quindi definita 'alta' e la Regione Sardegna è stata pertanto classificata in zona arancione".

(Unioneonline/s.s.)

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