CRONACA SARDEGNA - CAGLIARI

ambiente

I piani segreti sui rifiuti nucleari

Documento riservato per assicurare il trasporto via mare dei residui
una veduta delle aree individuate dalla sogi davanti al castello di marmilla a las plassas (l unione sarda)
Una veduta delle aree individuate dalla Sogi davanti al Castello di Marmilla a Las Plassas (L'Unione Sarda)

Hanno scelto terreni, delimitato aziende, tracciato lotti come se l'occupazione della Sardegna fosse un'operazione di compravendita nucleare da sottoscrivere davanti ad un notaio. I mappali prescelti sono messi nero su bianco in 14 file, pieni zeppi di dati e cartografie. Le carte, per dieci anni tenute blindate nelle casseforti di Stato, ora sono un libro aperto. La Sogin, il braccio armato del governo, in questa incursione nucleare in terra sarda ha operato con libertà di spadroneggiare, fregandosene di ambiente e identità, ignorando valenze naturalistiche e calpestando senza colpo ferire ogni sensibilità territoriale.

I rifiuti altrui

Colonizzatori senza pudore scesi da Roma per recintare aree e imporre le decisioni del Palazzo. I megabyte sono una rivelazione scomoda per scelte che appaiono nel dettaglio un oltraggio senza mezzi termini alla terra dei Nuraghi. Al file numero 5, quello dedicato alla Sardegna, se ne affiancano altri 14, ognuno di essi dedicato a quei potenziali siti che Sogin vorrebbe destinare alla realizzazione di un ciclopico monumento alle scorie radioattive prodotte nelle centrali nucleari italiane. Senza mezzi termini, senza cascare nella favola dei residui nucleari sanitari, in quest'Isola lontana mille miglia dal continente italiano, vorrebbero portare i rifiuti radioattivi delle ex centrali nucleari di Borgo Sabotino, frazione di Latina, nel Lazio, quelli di Garigliano vicino a Caserta, in Campania, quella di Trino Vercellese in Piemonte e quella di Caorso in Emilia Romagna.

Servitù radioattiva

Il Ministro dell'Ambiente si è sperticato a sostenere la tesi che verrebbero stoccati anche rifiuti radioattivi sanitari, come se la Sardegna si dovesse far carico di tutta l'Italia, quando, invece, proporzionalmente è appena il 2,7%. La realtà è un'altra: il 70% delle centrali radioattive deve essere ancora "smontato" e le relative scorie messe in sicurezza. Portarle in Sardegna è la rappresentazione più evidente di un'imposizione di Stato, illogica e irrazionale, sia sul piano dei costi che della ragionevolezza della scelta. Il dato emblematico di quest'operazione, giocata nel segreto di lobby e società di Stato, emerge in tutta la sua irruenza con i dettagli proposti in ogni singola area. Ingiustificabili per quella che è stata definita come una fase interlocutoria. In realtà i tecnici di Sogin, giunti in Sardegna nel segreto più assoluto, hanno individuato aree tra i 150 e i 700 ettari dove posizionare il deposito e la "caramellina" del parco tecnologico annesso. C'è da domandarsi come sia stato possibile che questi "inviati" in terra sarda abbiano ignorato, per esempio, che i siti individuati tra Setzu, Genuri e Tuili, circondano letteralmente il più grande compendio naturalistico del Mediterraneo, quello della Giara. Probabilmente hanno colpevolmente ignorato quel contesto oppure, ancor più grave, hanno fatto prevalere la spregiudicatezza della missione. Dovunque ti giri in quel paesaggio baciato dall'ondulato moto delle colline della Marmilla ti accorgi di quell'altopiano esclusivo dove i rari e unici cavallini della Giara hanno impresso un segno indelebile a quel territorio. Resta pesante e senza risposta la domanda su come potranno convivere i cartelli segnaletici delle porte d'ingresso della Giara di Tuili o Setzu verso quell'enclave selvaggio di puledri in libertà con quelli del trifoglio nucleare che indica il deposito unico delle scorie radioattive. Da una parte agguato alla natura e al patrimonio ambientale, dall'altra attentato ai centri abitati. Il sito prescelto tra l'enclave nuragico di Barumini e la Giara, superfice di 670 ettari, 670 campi di calcio di serie A, dista appena 1,0 km da Tuili, Setzu, Turri, Ussaramanna e Pauli Arbarei, 1,4 km da Las Plassas, 2,1 km da Barumini. Solo aver concepito un sito per stoccare scorie radioattive a ridosso della Giara o della Reggia Nuragica di Barumini lascia comprendere con quale sfrontatezza abbia operato la Sogin. La società di Stato da anni pianifica lo sbarco in Sardegna, operando con la regola aurea della riservatezza, evocata per tenere nascosti i piani nucleari sulla Sardegna. A confermare che le parole dei ministri di turno erano donate al vento sono gli atti cifrati della Sogin. Atti che pubblichiamo integralmente, estrapolati dai tanti contratti fatti senza gara, a trattativa diretta.

Il documento della Sogin (L'Unione Sarda)
Il documento della Sogin (L'Unione Sarda)

Assicurazioni via mare

Il documento che riproduciamo in questa pagina è l'ulteriore smentita di quelle rassicurazioni che in molti hanno messo in campo in questi anni. Dicevano: il trasporto via mare delle scorie non è fattibile. Falso. Nell'elenco delle trattative "silenziate" la Sogin ha avviato due procedure negoziate senza indizione di gara per la stipula di polizze assicurative per responsabilità civile per il trasporto nucleare per responsabilità connesse al Trasporto Marittimo. Codici identificativi dell'operazione riportati nel documento, con tanto di spesa complessiva di 439 mila euro. Di certo, dunque, il trasporto via mare di scorie non è una materia sconosciuta al braccio nucleare dello Stato. Tutto in silenzio, come si conviene alle lobby radioattive da sempre con l'Isola dei Nuraghi nel mirino.

Mauro Pili

© Riproduzione riservata

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