CRONACA SARDEGNA - CAGLIARI

inchiesta

Il silenzio di Sos Enattos per capire l'Universo

La grande sfida mondiale della Sardegna per la costruzione dell'Einstein Telescope a Lula
il mont albo (l unione sarda)
Il Mont'Albo (L'Unione Sarda)

Albert Einstein se lo disse da solo: gli Dei rideranno di me. In realtà l'indomito scienziato aveva appena scoperto nientepopodimeno che la porta d'ingresso per l'Universo. Quella formula che gli valse il Nobel per la Fisica aveva disarcionato fattucchieri e maghi dimostrando al mondo intero l'inimmaginabile equilibrio su cui si incastonano stelle e buchi neri, pianeti e cosmo. L'equazione che scolpì per sempre il rapporto tra l'energia, la massa e la velocità della luce divenne la teoria della Relatività, quella di Einstein. In pratica l'essenza stessa dell'Universo. Aveva messo a punto la chiave di volta per scrutare il cosmo, per capirne sino in fondo la sua immensa complessità. Se il fisico, prima tedesco, poi svizzero e americano, temeva l'ilarità degli Dei nel raccontare le sue visionarie scoperte, figuriamoci quando Mario Calia, Sindaco lungimirante della terra di Lula, alle pendici del Mont'Albo, nel cuore della Sardegna centrale, osò parlare di onde gravitazionali in terra di Barbagia.

il triangolo dell’Einstein Telescope in Barbagia (L'Unione Sarda)
il triangolo dell’Einstein Telescope in Barbagia (L'Unione Sarda)

Il coraggio del futuro

Da minatore abituato alle rocce antigraffio nelle profondità delle gallerie di Sos Enattos, il primo cittadino non se la prese più di tanto dinanzi ai sorrisini prima circospetti e poi plateali degli astanti. L'aveva messo in conto. Del resto disquisire di cosmo, di bassa frequenza, di tecnologia criogenica era come parlare arabo in un proscenio da sempre abituato a misurare lo sviluppo in termini di metri quadri di capannoni, tutti rigorosamente finanziati a fondo perduto dall'ennesima legge per l'eterno piano dello sviluppo mancato. La tenacia non l'abbandonò mai.

Uno squillo per il cosmo

Lui, rispetto agli altri, sapeva qualcosa di più. Da un po’ di tempo, siamo agli albori del 2015, le gallerie di Sos Enattos, la miniera di Lula, sulla tortuosa Bitti - Sologo, erano un via vai di agenti speciali dell'amplifon. In realtà scienziati cosmici da mezzo mondo. Era un fine turno quando il telefono della miniera squillò. Poche e circospette parole: vorremmo visitare le vostre gallerie e trattenerci qualche giorno per fare delle misurazioni in profondità. Dall'altro capo della cornetta luminari di ogni dove alla ricerca di silenzio. Silenzio vero, profondo, unico, esclusivo, rarissimo da trovare in questo mondo di chiasso. Per scovarlo i ricercatori, allora ancora ignoti e senza tessera universitaria dichiarata, si erano rivolti alle profondità già violate dall'uomo: le miniere di mezz'Europa. Sos Enattos è una di quelle da visionare. L'imbocco del pozzo, a duecento e passa metri sotto terra, è nel territorio di Lula con ramificazioni sotterranee in tutta la Barbagia di Bitti. Non una miniera come tante altre. Non solo un coacervo di decine di chilometri di gallerie scavate nei secoli nelle viscere più profonde della terra. Sul piano scientifico era qualcosa di molto più affascinante ed esclusivo. Un crocevia incredibile di silenzi, da quello sismico a quello geologico, da quello elettromagnetico a quello antropico. Silenzio ovunque, l'ideale per posare l'orecchio più sensibile sul cosmo. La scelta di Sos Enattos è prima documentale. Si incrociano dati, stratigrafie, chimica e fisica delle rocce. La geologia sentenzia: la Sardegna non ha niente a che fare con la piattaforma geologica italiana. Un continente a sé. Misurano il silenzio, i risultati non hanno precedenti. E' un riconoscimento unanime, internazionale: in queste profondità si può intercettare ogni sussulto del cosmo, ogni onda gravitazionale può essere intercettata grazie al silenzio di Sos Enattos. Il progetto viaggia sottotraccia. In realtà in pochi ci credono sino in fondo. Sino all'11 febbraio del 2016. E' la svolta.

Un tunnel minerario (L'Unione Sarda)
Un tunnel minerario (L'Unione Sarda)

La prima onda

L'annuncio è da premio Nobel: il misuratore di onde gravitazionali realizzato in superfice a Cascina, in Toscana, ha registrato e misurato le onde gravitazionali causate dalla collisione di due buchi neri. La scoperta è dell'European Gravitational Observatory (Ego), che ospita e gestisce l'interferometro Virgo. In effetti il Premio dell'accademia svedese arriva, ma viene assegnato per un'analoga scoperta agli scienziati americani. Un colpo basso per l'Italia e per l'Europa. Non c'è tempo per demoralizzarsi. Il misuratore che ha registrato quelle onde è di seconda generazione. Bisogna lavorare, senza perdere tempo, a quelli di terza. Il mondo scientifico italiano è avanti, quello europeo si allea. La sfida è come la conquista della luna.

Un passo nel cosmo

L'intercettazione delle onde gravitazionali sono, però, un passo oltre: non si tratta di scrutare un pianeta ma di leggere e capire l'intero sistema planetario. I presupposti sono chiari: bisogna scovare un punto sottoterra dove è possibile, grazie al silenzio assoluto, sistemare un misuratore di onde gravitazionali a bassa frequenza per intercettare i buchi neri più massicci. La regola è complicata ma la sostanza è riassumibile: più la massa celeste è consistente più serve la bassa frequenza per intercettarla. L'Europa lancia la sfida dell'Einstein Telescope, un vero e proprio osservatorio sotterraneo di onde gravitazionali di terza generazione, in grado di ascoltare senza essere disturbato tutto quello che succede nel cosmo. Uno strumento in grado di fare mille volte di più rispetto a ciò che rilevano i laboratori mondiali in attività. E qui entra in scena la miniera di Sos Enattos, distretto geologico di Bitti, comune di Lula. La comparazione non lascia adito a dubbi: il silenzio di questa terra non ha eguali. Farlo altrove significherebbe mettere in discussione risultati scientifici fondamentali. Lo sanno bene gli scienziati italiani, da quelli dell'Istituto nazionale di Astro-Fisica ai ricercatori dell'Istituto di Geofisica e Vulcanologia, dalla Fisica Nucleare alle università di Sassari e Cagliari. Un parterre di luminari che sposa la causa di Lula, ben consapevoli che quel silenzio di Sos Enattos è imprescindibile. Le comunità scientifiche mettono nero su bianco il progetto. Un triangolo equilatero sotterraneo, a 200/300 metri sotto il livello terrestre. Discesa e ingresso nella miniera e poi tre lati con pozzi operativi negli altri due vertici del triangolo. Ogni lato dieci Km di tunnel per un gioco di laser e specchi di precisione nanometrica indispensabili per dare la caccia a tutti i fenomeni delle galassie cosmiche.

Fantascienza, tutto vero

Roba da fantascienza, se non fosse tutto straordinariamente vero. Un progetto che potrebbe svelare la fase iniziale dell'Universo a partire da quei primordiali buchi neri possibili generatori della materia oscura da sempre preda inarrivabile della fisica. A Lula la sfida è già cominciata. I protagonisti tanti. Un gioco di squadra scientifico nazionale e internazionale che guarda al risultato piuttosto che alle primogeniture. Non è un caso che nel cuore di Sos Enattos sia già operativo un laboratorio sotterraneo, Sar-Grav, realizzato da un consorzio che comprende la Regione Sarda, il Ministero dell'Università e Ricerca, l'INFN, l'INGV, le Università di Sassari e di Cagliari.

Il sito belga (L'Unione Sarda)
Il sito belga (L'Unione Sarda)

Lo scontro finale

L'obiettivo è quello di continuare a misurare il silenzio della profondità di questo sito nel cuore della Barbagia per arrivare con le carte in regola allo scontro finale. Nessuno lo dice, ma in realtà a contendere lo scettro cosmico alla miniera di Sos Enattos c'è una triplice alleanza tutta politica e poco scientifica. Se le profondità di Lula garantiscono quel silenzio cosmico indispensabile per il successo scientifico altri, in Europa, pensano al potere della ricerca legato alla realizzazione dell'Einstein Telescope. In gara per la scelta finale, infatti, ci sono due siti: la Sardegna, con Lula, e Limburgo, una regione di confine tra Paesi Bassi, Belgio e Germania. Di questo enclave triangolare si sa poco o niente. Le trivellazioni per la valutazione del sito sono appena terminate, ma agli occhi degli scienziati e non solo appare una proposta alternativa tutta politica con l'obiettivo di sommare la forza di tre Stati del nord Europa nella decisione finale prevista entro il 2022. Sos Enattos è il sito che tutti gli scienziati giudicano ideale, ma non basta. La partita si gioca, purtroppo, su troppi tavoli e l'Italia deve correre ai ripari: serve un'azione di attrazione scientifica verso altri Stati, garantendo al progetto affidabilità, sinergia internazionale, capacità tecnica, finanziaria e organizzativa. La Sardegna e Lula mettono a disposizione il silenzio universale, quello di Sos Enattos, l'unico in grado di aprire le porte dell'Universo. Gli Dei, del resto, non hanno mai riso delle scoperte di Einstein.

Mauro Pili

© Riproduzione riservata

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