CRONACA SARDEGNA - CAGLIARI

l'inchiesta

Il business svizzero nell'inferno di Monastir

Una società di Zurigo sbarca nell'Isola per gestire i centri alle porte di Cagliari e Macomer
foto e documenti (l unione sarda)
Foto e documenti (L'Unione Sarda)

Roetheli Jurg Benno a Monastir, enclave tra un maledetto autovelox e una mulattiera metropolitana, è di casa. Per lui l'inferno di migranti alle porte di Cagliari è semplicemente una dependance di Zurigo, capitale dell'alta finanza nella Svizzera tedesca. Non ama far chiasso, si muove con il passo felpato di chi non deve farsi notare. Di professione si occupa di finanza, per business di migranti. Non è dato sapersi se l'appalto per gestire il centro di accoglienza di Monastir lo ha scovato in qualche anfratto informatico o se goda di un'imponente rete in grado di captare ogni sussulto migratorio. Di certo il Presidente della Ors srl, società a responsabilità limitata, sede a Roma, piazza Annibaliano, con holding capofila nell'elvetico cantone tedesco di Zurigo, non si è fatto sfuggire l'occasione per scaraventare lo sguardo sull'appalto milionario per gestire quello che, giorno dopo giorno, è sempre più un lager di Stato. L'orologio svizzero nello sbarco in Sardegna è stato puntuale come non mai. Ors Italia anticipa il lockdown e si fionda alla Camera di Commercio per comunicare il suo inizio attività quando gennaio del 2020 ha già segnato l'ottavo giorno. La notifica dell'attività prevalente è esplicita: «centro di permanenza rifugiati, attività imprenditoriale a supporto dell'accoglienza dei cittadini stranieri». Una di quelle classiche intraprese economiche che vanno a gonfie vele se il Mediterraneo, verso Teulada e Sant'Anna Arresi, gongola di barchette pronte a sbarcare tra Porto Pino e Cala Zafferano.

Soldi & migranti

Molti migranti molti soldi, zero sbarchi niente denari. L'equazione i signorotti svizzeri la conoscono bene e quando attivano la loro roulette non sanno ancora che il loro sbarco in Sardegna sarà copioso e da primato. Bussano subito alla porta di Macomer, centro di rimpatrio, dove si dovrebbe entrare e uscire in pochi giorni. Almeno in teoria. I migranti espulsi dovrebbero rientrare, con volo charter, a casa propria, da dove erano partiti per quella attraversata da mille e una morte. L'appalto della Prefettura nuorese è silenzioso. Peccato che il 5 marzo scorso la prefettura di Cagliari conceda il bis, questa volta con la gara più appetitosa: quasi tre milioni di euro in due anni. Un vero e proprio colpaccio visto che la Ors, attiva da appena due mesi, porta a casa, a Zurigo, una bisaccia carica di milioni di euro. Il contratto, però, non lo firmano. In prefettura il 9 aprile del 2020 gli affidano il servizio con procedura provvisoria e d'urgenza in attesa delle verifiche societarie. Il primo periodo d'ingaggio è fissato dall'inizio di aprile al 31 maggio. Due mesi, però, non bastano per definire il contratto. La prefettura si inerpica nelle proroghe d'urgenza. Ne concede una seconda, dal primo giugno al 31 luglio. Del contratto, però, non c'è ancora traccia. Procedura d'affidamento aperta, all'infinito.

Antimafia

Da verificare c'è il decreto legislativo 50 del 2016, quello che obbliga alla certificazione antimafia. Anche per gli svizzeri, come per le altre concorrenti, il 60% proveniente dalla Sicilia. A fine luglio non succede niente. Il via libera per l'immunità mafiosa non arriva. Altra proroga, altri due mesi di affidamento a trattativa diretta. Dal primo agosto al 30 settembre. Intanto, nel centro di Monastir, sette mesi di guerriglia urbana. Le immagini choc pubblicate ieri dal nostro giornale non hanno l'aplomb svizzero dei gestori, appaiono, semmai, la più evidente rappresentazione di degrado e sporcizia. Un vero e proprio lager dove criminalità allo stato brado convive con quella che è ormai definita da tutti gli operatori delle forze di polizia una vera e propria polveriera. Le domande si susseguono con il ritmo dell'incessante scontro quotidiano dentro quell'enclave algerino alimentato da incessanti sbarchi alla rinfusa, con una promiscuità incontrollata tra 22 dichiarati positivi e altri 12 sbarcati ieri. Un totale di 170 migranti stipati in palestre trasformate in campi rom, con brande arruffate una sull'altra come separé e gomma piuma a gogò in versione letto. Condizioni igienico-sanitarie al limite, raccontano gli agenti che hanno dovuto varcare la soglia dell'inferno per sequestrare sbarre di ferro e oggetti contundenti. Eppure a Monastir scorrono i denari, per servizi e pulizie, per il benessere degli ospiti, come è scritto nel capitolato d'appalto.

Immagini choc

Il degrado emerso in quelle immagini agghiaccianti invocano spiegazioni, anche e soprattutto in tempo di Covid. «E' una bomba ad orologeria - esplicita Luca Agati, segretario provinciale del Sap - non ci sono le condizioni igieniche per operare e le forze dell'ordine sono sempre più a rischio». Il clima all'interno della struttura è giorno dopo giorno sempre più teso e l'alleggerimento di ieri con la partenza di 31 migranti verso Civitavecchia è solo un palliativo. «La struttura era già in condizioni critiche prima, ora in tempo di Covid, è divenuta totalmente inadeguata - rilancia il segretario nazionale del sindacato di Polizia Equilibrio e Sicurezza Vincenzo Chianese. Quei migranti arrivano da paesi non in guerra, devono andare in Centri di rimpatrio e non in Centri di Accoglienza Straordinaria».

Filo rosso

Un filo rosso, però, lega le due strutture, quella di Monastir e Macomer. La Ors Svizzera non ha perso tempo e nel registro della Camera di Commercio ha già registrato le sedi secondarie della succursale di Zurigo: km 15,6 sulla Carlo Infelice e nella zona industriale Bonu Trau a Macomer, ex scuola penitenziaria la prima, galera la seconda. Il tempismo svizzero è ragguardevole, una calata sardo elvetica che non ha precedenti. Diecimila euro di capitale versato, mai operato in Italia, e subito in Sardegna, dal centro al sud dell'Isola, facendo fuori scafati avversari siciliani che sulla gestione dei migranti avevano esperienza altrettanto fulminea e consolidata. La domanda sorge spontanea: chi c'è dietro questa società che esplicitamente si candida a far soldi in Sardegna dal business dei migranti? La pista di Monastir porta dritti a Zurigo, al numero 22 di Röschibachstrasse, sede dell'apparente multinazionale dell'accoglienza, quella che vorrebbe fare le scarpe alle Organizzazioni Governative e non solo. Il cento per cento della società è detenuta da Ors Service AG, sede nel cuore del cantone tedesco per eccellenza, quella che copre l'inesperienza del braccio italiano della compagine svizzera.

Intrecci svizzero-inglesi

Gli intrecci internazionali in questo affare migrante sono, però, un intrigo finanziario da ricchi premi e non solo. Per risalire ai proprietari bisogna sfondare, ancora una volta, i segreti finanziari inglesi per risalire ad un fondo di private equity controllato dalla società londinese Equistone Partners, spin-off dell'istituto britannico Barclays da cui si è sganciato nel 2011. Dietro questo sbarco svizzero nel mondo dell'immigrazione clandestina in Sardegna c'è, dunque, l'alta finanza, quella che investe e spera nei barchini che da Annaba, nel nord dell'Algeria, arrancano verso il Sulcis più profondo, tra Capo Teulada e Sant'Antioco. La missione di Ors è dichiarata apertamente nei bilanci della società: «L'Italia rappresenta un primo importante passo per la nostra espansione nel Mediterraneo». E non è un caso che tra i soci della compagine che governa l'inferno di Monastir ci sia anche l'agenzia governativa di previdenza sociale dell'Arabia Saudita. Giusto per non farci mancare niente.

Mauro Pili

© Riproduzione riservata

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