CRONACA SARDEGNA - CAGLIARI

l'inchiesta

Il boss di Sant'Elia contava sull'omertà

La banda guidata da Efisio Mura aveva il quartiere generale nel Palazzo Gariazzo
(l unione sarda)
(L'Unione Sarda)

«L'omertà che abbiamo se la deve sognare molta gente». Secondo la Direzione distrettuale antimafia, il presunto capobanda Efisio Mura (40 anni) si sarebbe sentito al sicuro nel quartier generale di palazzo Gariazzo a Sant'Elia, dove - stando alle 49 pagine dell'ordinanza di custodia cautelare del Gip Massimo Costantino Poddighe - aveva messo in piedi un'efficientissima associazione a delinquere capace di smerciare migliaia di dosi ogni settimana.

I turni delle vedette

La droga, tanta, secondo i carabinieri del Ros che martedì all'alba hanno fatto scattare l'operazione Dama con 18 ordini di custodia cautelare in carcere, 10 ai domiciliari e 5 obblighi firma, viaggiava lungo l'asse sardo-lombardo grazie a due bande distinte. A dare sicurezza alla gang ci sarebbe stata una serie di vedette all'ingresso del ballatoio: Fabio Mocci, Maurizio Sanna, Fausto Serra e Christian Fais (nel frattempo deceduto). Esisteva un sistema di turnazione tra i vari spacciatori, scrive il Gip, che richiama una intercettazione dell'11 maggio scorso tra Maria Elena Caria, Elia Portoghese e la compagna Susanna Melis. «Sta venendo solo per vendere» , si lamentava uno dei tre, «poi non si vede per tutto il giorno... domani arriva, poi non lo vedi più... fin quando non tocca di nuovo a lui... vedi... oggi tocca a Giovanni (l'indagato Giovanni Zucca che quel giorno avrebbe fatto da vedetta dalle 8 alle 14), ma io sono dovuto scendere lo stesso... deve vendere le sue cinquemila euro di cosa oggi... noi stiamo seguendo per avere i clienti sempre» .

L'autorità di Efisio Mura

Gli investigatori della Dda coordinati dalla sostituta procuratrice Rossana Allieri ritengono che fosse proprio il capo Efisio Mura - difeso dall'avvocata Teresa Camoglio - ad autorizzare i pusher, monopolizzando l'attività di spaccio. Da qui l'intercettazione di Elia Portoghese «Quello che dice Efisio facciamo», o quella relativa all'arruolamento di Ahmed Triki (compagno di detenzione di Mura) che sarebbe stato contattato ad un cellulare abusivo da uno della banda. «Ti sta arrivando un regalo da qui, guarda che ti vuole lo zio (così veniva chiamato Efisio Mura, ndr) ... ti vuole lui direttamente... vai da Elia e digli di prenderti subito, che ti ha dato il consenso lui...».

Intimidazione nel palazzo

La maggior parte degli inquilini di Palazzo Gariazzo sono gente onesta, ribadisce il giudice Poddighe, ma la banda cercava di intimidire chi si rifiutava di mettere a disposizione i propri alloggi agli spacciatori. Una giovane che si era rifiutata era stata bersagliata con atti persecutori, mentre altri hanno accettato di prestare i rispettivi locali in cambio di soldi. «Ho dato a tenere tutto ad un'altra persona... lo sa anche Fisio (Efisio Mura) ... che mi sta aiutando e tutto». E sempre in un dialogo intercettato tra la stessa Caria, la Melis e il Portoghese, gli investigatori dell'Arma ritengono di aver compreso i passaggi. «Si prende la roba (termine col quale la banda chiamava l'eroina, ndr) da Renato (Renato Meloni) ... si prende la coca da botolo (Cristian Fois) e si dà tutto a Mattia... Mattia duecento euro a settimana si prende... continua a lavorare, gli do tre etti... Mattia me la sta tenendo».

Gli interrogatori dal Gip

Oltre al presunto capo indiscusso Efisio Mura (già condannato definitivamente a 3 anni e 4 mesi per i suoi contatti con la primula rossa Graziano Mesina, ora latitante dopo la conferma dei 30 anni di carcere per traffico di droga) la pm Allieri contesta il reato associativo anche alla compagna Maria Elena Caria (assistita sempre dalla legale Camoglio), Elia Portoghese e Susanna Melis (difesi da Marco Lisu), Pier Giorgio Mura (zio di Efisio, assistito dai legali Emanuele Pizzoccheri e Veronica Dongiovanni), Luigi Mura (difeso da Herika Dessì), Roberto Pireddu, Cristian Fois (36 anni), Giovani Zucca, Alessio Banchero (difeso da Riccardo Floris), Riccardo Melis, Roberto Secci, Fabio Mocci, Maurizio Sanna, Fausto Serra, Cristina Camedda e Beatrice Campanella. Tutti gli indagati destinatari di custodia cautelare in carcere o ai domiciliari compariranno oggi davanti al Gip Poddighe per l'interrogatorio di garanzia.

Le ambientali

La sensazione, almeno leggendo l'ordinanza, è che gli investigatori della Dda abbiano piazzato le ambientali in punti strategici. Così hanno intercettato una conversazione di Portoghese: «...millecinquecento ne stiamo dando, dalla mattina fino alle sei... io ne voglio dare sempre di più perché abbiamo tutti spese». In un'altra, il 23 febbraio 2019, Jonata Matza e Sergio Palmas risultano essersi presentati a casa di Efisio Mura, secondo gli investigatori per concordare l'importazione dall'estero di una partita di cocaina. «L'unica cosa che ti posso dire», è l'intercettazione riportata nell'ordinanza, «è che, quando arriva, o ti faccio il prezzo da pura oppure decidiamo il prezzo dopo averla tagliata... Tu mi dici che la vuoi pagare a 25 te la taglio a 25; 40, cerchiamo di tagliarla il tanto giusto per venderla a 40».

Le 33 misure cautelari

Nel carcere di Uta, in custodia cautelare, sono così finiti Angelo Biasoli, Gianni Brandas, Cristian Busonera (assistito da Stefano Murgia e Fernando Vignes), Maria Elena Caria, Cristian Fois, detto Bottolo, Manuel Domenico La Pietra, Sergio Masala (difeso da Marco Fausto Piras), Jonata Matza, Renato Meloni, Michele Montis, Efisio Mura, Pier Giorgio Mura, Michela Orofino, Sergio Palmas, Elia Portoghese, Umberto Sanna, Luciano Tronzi e Bruno Zanda. In dieci sono, invece, ai domiciliari: Alessio Banchero; Giovanni Cauli, Cristian Fois, detto Bottolino, Riccardo Melis, Susanna Melis, Luigi Mura, Marina Nava, Roberto Pireddu, detto Patata, Roberto Secci, Giovanni Zucca. Altri cinque hanno l'obbligo di firma: Cristina Camedda, Beatrice Campanella, Fabio Mocci, Maurizio Sanna e Fausto Serra.

Francesco Pinna

© Riproduzione riservata

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