CRONACA SARDEGNA - CAGLIARI

l'intervista

La docente di Igiene: "Basta allarmismi, lavatevi bene le mani"

Sofia Cosentino: "Siamo tutti suscettibili, cioè senza anticorpi"
sofia cosentino (archivio l unione sarda)
Sofia Cosentino (archivio L'Unione Sarda)

«Acqua calda e sapone, non serve altro. Lavarsi bene le mani è fondamentale, soprattutto se si sta fuori casa e in un luogo affollato».

Cosa vuol dire lavarle bene?

«Significa che bisogna insistere su dorso, palmo, tra le dita, tutte le dita e polso: è quello che dico ai miei studenti».

L'Amuchina è un'alternativa?

«Non serve se c'è acqua e sapone. Magari è utile se si sta fuori e non si ha la possibilità di lavarsi, ma basta evitare di toccare il viso e mettersi le mani in bocca».

Sofia Cosentino, 57 anni, docente di Igiene dell'Università di Cagliari, avvisa che «non si possono vedere certe scene da mercato nero e supermercati presi d'assalto. Bisogna restare con i piedi per terra».

Invece non si trovano più neanche le mascherine.

«Allora, chiariamolo: quelle di carta, usate in genere dai medici per tutelare il paziente, non servono. Invece, quelle col filtro, usate ad esempio nei laboratori farmaceutici e nei cantieri, sono valide. Però non è che uno la compra, se la mette, va in giro e pensa di essere protetto. La cosa fondamentale non è la mascherina ma evitare di toccare la bocca. È invece importante per i medici e gli infermieri che devono proteggersi perché sono a contatto con i malati».

Altre regole di prevenzione?

«Evitare il contatto ravvicinato. Cosa significa? Tenere una distanza di uno, due metri. Questo virus, come l'influenza, esce dal nostro organismo con la tosse, lo starnuto e alle volte anche parlando, attraverso particelle di muco e saliva che restano sospese nell'aria e poi si depositano. Bisogna starnutire dentro un fazzoletto, o nell'incavo del gomito, per evitare di proiettare queste particelle che possono arrivare anche a due metri di distanza».

La quarantena è necessaria?

«È giusto fare misure di contenimento perché si impedisce al virus di diffondersi, e se questo non trova nessuno da colpire l'epidemia si sgonfia. È importante perché se dovessimo essere colpiti in tanti, il sistema sanitario potrebbe non riuscire a gestire la situazione. Bisogna sempre ricordare che, a differenza dell'influenza, non abbiamo ancora un vaccino. Questo è un virus nuovo e purtroppo siamo tutti suscettibili, cioè senza anticorpi, i quali si sviluppano quando ti ammali oppure quando sei infetto ma non sviluppi la malattia. Detto questo, non si chiami quarantena l'isolamento di due settimane...».

Perché?

«In passato, si stabiliva il fermo di 40 giorni perché empiricamente si era capito che nessun microrganismo ha un'incubazione più lunga. Insomma, chiamiamolo isolamento: serve per proteggere ed è una forma di rispetto verso gli altri. Magari la stessa forma di rispetto dovrebbe valere anche nel caso dell'influenza: invece non c'è, persino i bambini vengono mandati a scuola col naso che cola».

In Sardegna potrebbe arrivare il coronavirus?

«Penso di sì. Senza allarmismo: le persone si spostano, si sono spostate. È plausibile che arrivi, a meno che non riescano a contenere l'epidemia: il focolaio principale è partito dal Nord Italia e gli altri sono casi di persone spostate dalla prima zona rossa. L'incognita è sempre l'asintomatico, il virus può essere trasmesso anche in fase di incubazione o da qualcuno con sintomi lievi».

L'assessore Mario Nieddu ha illustrato il piano in caso di pandemia...

«Sono proiezioni ma si usano modelli matematici attendibili. In ogni caso, noi siamo avvantaggiati rispetto alle regioni che stanno gestendo l'epidemia perché abbiamo avuto la possibilità di prepararci e possiamo fare tesoro della loro esperienza. Poi bisogna vedere, nell'eventualità, quanti saranno colpiti, ma se i primi casi vengono isolati subito il contenimento è più facile».

Termoscanner e controllo della temperatura negli aeroporti: è utile?

«Direi di no: se un asintomatico è in incubazione il termoscanner non lo dice. Se un passeggero ha la febbre, può averla per motivi diversi, ma se non altro permette l'allerta. Meglio una precauzione in più che una in meno».

Il parroco di San Vero Milis ha vietato il segno della pace...

«Se non c'è un focolaio trovo che sia un atteggiamento allarmistico. Io vado in chiesa, ci sono andata anche per le Ceneri: ho scambiato il segno della pace con tutti e ho evitato di mettermi le mani in bocca».

Tante le manifestazioni e le riunioni rinviate. È esagerato?

«Ripeto, meglio una precauzione in più che una in meno: il fatto che tante persone siano molto vicine in uno spazio limitato, anche se all'aperto, facilita la trasmissione di qualunque virus».

Sarebbe utile in Sardegna chiudere le scuole?

«In assenza di contagi non ci sono i presupposti».

Piera Serusi

Un frame dalla puntata di Monitor a Videolina sul Coronavirus
Un frame dalla puntata di Monitor a Videolina sul Coronavirus

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