CRONACA SARDEGNA - CAGLIARI

dalla prima pagina

Olimpiadi: l'Italia che dobbiamo amare è quella unita, come hanno fatto Milano-Cortina

La vittoria annunciata a Losanna ha sottolineato che contro i disfattismi si può vincere
mario sechi (archivio l unione sarda)
Mario Sechi (archivio L'Unione Sarda)

Ha vinto l'Italia. E si tratta di un'affermazione bellissima, corale, un segno del destino. "And the winner is Milano-Cortina". Così lunedì il presidente del Cio, Thomas Bach, un fiorettista, ha annunciato a Losanna che i Giochi olimpici e paralimpici invernali del 2026 si terranno a Milano-Cortina. Terza volta per l'Italia (Cortina d'Ampezzo nel 1956 e Torino 2006), sconfitta la Svezia. È finita 47 a 34 e tutto è andato bene, ha vinto il migliore. È un grande riconoscimento per l'Italia. Qualcuno pensa che questo sia un risultato sorprendente, in realtà non lo è.

Le ragioni del successo del nostro Paese sono chiare e sono una grande lezione per il futuro. Vediamole.

1) Gioco di squadra. Quando l'Italia è unita, quando usciamo dalla dimensione del guelfo e del ghibellino, emerge non solo il potenziale del Paese, ma quell'elemento che viene affossato dal dibattito politico: la fiducia. Le fazioni si sono unite, hanno isolato chi non ci credeva e oggi ci siamo, abbiamo conseguito una grande vittoria.

2) Pensare in grande. Quando le risorse dell'Italia vengono utilizzate per un obiettivo che esce dalla dimensione locale e si proietta su un piano globale, il valore immenso - sì, immenso - del nostro territorio, della sua intelligenza (che conoscono in tutto il mondo), trova un terreno favorevole, positivo. Nel mondo sanno che siamo capaci di fare cose belle e grandi, il nostro export, i nostri prodotti, ne sono la prova quotidiana, sono un fatto ineludibile.

La nostra storia

3) Coraggio. È una dote che abbiamo, tendiamo a non riconoscerla, eppure è là, è la nostra storia: un Paese uscito in ginocchio dalla guerra, sconfitto, si rialza e inventa il boom economico, un Paese che ha perso il conflitto, un Paese che fonda l'Europa, un nazione sotto la minaccia del terrorismo, con forza e grandi atti di eroismo, sacrificio e sangue innocente, supera gli "anni di piombo", un Paese con grandi problemi di finanza pubblica che entra nell'Euro, un Paese che esprime un grande presidente della Banca centrale europea, un italiano. E oggi, con la scelta di correre per le Olimpiadi, rivendicare quel primato nell'organizzazione dei Giochi Invernali, c'è finalmente una spinta corale, un non detto collettivo, una voglia di esserci tutti, un coraggio che sconfigge il disfattismo.

4) La Presidenza della Repubblica. Sergio Mattarella ha svolto un ruolo fondamentale, il suo messaggio al Cio a Losanna è stato un elemento di grande significato, non solo un nobile gesto, ma la rappresentazione di quella unità nazionale che abbiamo inseguito con tenacia. Il Quirinale ha infuso fiducia, detto a tutta la comunità internazionale che l'Italia è determinata, pronta a dare il meglio. Le istituzioni sono fondamentali, rappresentano la nazione, lo Stato, gli italiani. Oggi ne abbiamo avuto la prova e Sergio Mattarella ha interpretato il suo ruolo da leader, una convincente, rassicurante "forza tranquilla".

Al centro del fare

5) Il Nord. La questione settentrionale trova un'occasione eccezionale per essere al centro del "fare", per costruire, realizzare, progettare, rispondere alla sua naturale vocazione. Le Olimpiadi Invernali sono un banco di prova per la classe dirigente di Lombardia e Veneto, due regioni governate dalla Lega, cuore del potere di Matteo Salvini. La politica diventa virtuosa quando si confronta con la Grande Opera, il sogno che può diventare realtà, l'Utopia che diventa oggetto e soggetto reale.

6) Milano e Cortina. La città lombarda proiettata in Europa, capace di reinventarsi, di ridisegnarsi, di far decollare vetro e acciaio, alberi e forme geometriche, di essere manifattura e design, ferro e seta, denaro e cultura, banca e impresa, finanza e arte, questa città simbolo dell'attivismo lombardo, questa macchina manzoniana di trasformazione della Storia, è ancora una volta una fonte d'energia creativa, di lancio dell'avventura. Illuminista e con una malinconia romantica che la rende dolce, Milano è a sinistra per cultura riformista (un bravo al sindaco Beppe Sala), a destra per pragmatismo, al centro per misura e equilibrio, ovunque per talento. Cortina, un mondo fiabesco, l'incanto delle Dolomiti, 250 milioni di anni di storia, vette che un tempo erano mare tropicale, ammasso di conchiglie, coralli, queste guizzanti cime, sono lo scenario di una cultura della montagna che si respira nei piccoli gesti quotidiani degli abitanti del luogo, la raffinata ospitalità, il suo cosmopolitismo che non è sradicamento ma accoglienza, un mondo che si proietta verso il Nord Europa. In una parola semplice, l'Italia che non è "una mera espressione geografica" come diceva Metternich, ma è un grande paese.

Questione di fede

7) Il governo (a metà). Ci ha creduto la Lega, ci ha lavorato Giancarlo Giorgetti, il merito è soprattutto dei leghisti, non ci sono dubbi. Non a caso Matteo Salvini ha detto che "anche al governo c'era qualcuno che ci credeva di più e qualcuno che ci credeva di meno. Però l'importante è il risultato". Giuseppe Conte si è impegnato e si è distinto rispetto al Movimento Cinque Stelle di lotta e di governo che ha perso un'occasione per stare dalla parte giusta. Torino fuori, con la sindaca Appendino che ora si complimenta e va in sidecar con il primo cittadino di Roma, Virginia Raggi. Anche Luigi Di Maio esulta. Bene, applausi, ma l'uomo della strada non è fesso, si chiede: cari grillini, da che parte eravate ieri? E la risposta è facile. Siamo alla metamorfosi kafkiana dei grillini, oggi s'aggrappano a Conte, ma ieri seguivano come un pifferaio magico il no a tutto. Oggi sono dalla parte opposta, senza provare il minimo imbarazzo.

Il declino dell'Urbe

8) Il caso Roma. Milano che dopo l'Expo mette a segno il colpo delle Olimpiadi. Roma che sta perdendo influenza, aziende strategiche, futuro, il minimo decoro. Tre anni di Raggi non sono certo l'origine dei mali della Capitale, scaricare su questa Giunta ogni cosa che non funziona (quasi tutto) sarebbe ingiusto, ma la realtà corre e i fatti sono davanti agli occhi di tutti. Tre anni di Giunta, la città è un caso raro di auto affondamento. Roma rinunciò alle Olimpiadi in nome di un qualunquismo inconcludente, Milano dopo l'Expo fa il bis nel giro di un paio d'anni. Roma è impantanata nella banale costruzione di uno stadio (che serve alla Roma non certo alla città, sia chiaro), mentre la spazzatura - livelli elementari di servizio - è una giungla maleodorante. Così quanto Virginia Raggi si complimenta su Twitter con Milano e Cortina, su di lei piovono inesorabilmente le critiche.

9) Il partito del Pil. Infrastrutture, strade, grandi e piccole opere, una partita da oltre 4 miliardi, 22 mila occupati in più dalla partenza dei lavori fino al 2026. Sono numeri che pesano, fanno la differenza tra assistenza e produzione, un altro elemento che divide Movimento Cinque Stelle e Lega. Prossima tappa, l'alta velocità sulla linea ferroviaria Torino-Lione. La strada ferrata. E quella del governo.

Uniti per vincere

10) Unità, non consociativismo. Il partito del tanto peggio tanto meglio ha perso sonoramente. Ha vinto il pragmatismo, un mix di sogno e realismo che mette tutti di fronte al fatto che il paese ha grandi risorse e la possibilità concreta di uscire dalla stagnazione istituzionale e economica. Basta volerlo. Quando c'è in gioco l'interesse nazionale, bisogna stare uniti. E vincere.

Mario Sechi

Direttore di "List"

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