CRONACA SARDEGNA - PROVINCIA DI CAGLIARI

l'allarme

Pochi medici, centinaia di detenuti: "Emergenza nel carcere di Uta"

L'associazione Socialismo Diritti e Riforme denuncia la situazione "insostenibile". Un esempio? Un solo psichiatra per decine di casi
il carcere di uta (archivio unione sarda nico belillo)
Il carcere di Uta (Archivio Unione Sarda/Nico Belillo)

"Da 7 mesi, in assenza di un coordinatore sanitario stabile, con una carenza di medici specialisti e un aumento costante di detenuti, spesso affetti da gravi problemi di salute, la situazione della nella casa circondariale 'Ettore Scalas' appare gravemente deficitaria".

A lanciare l'allarme sulla situazione del carcere di Uta è Maria Grazia Caligaris, presidente dell’associazione "Socialismo Diritti Riforme", che ha ricevuto diverse segnalazioni dai familiari dei detenuti, "preoccupati per la difficoltà che i congiunti incontrano nel veder rispettato il diritto alla salute e per le infinite liste d'attesa per una visita odontoiatrica o psichiatrica".

"Nel Villaggio Penitenziario di Cagliari-Uta – prosegue Caligaris – sono attualmente recluse 584 persone, di cui 27 donne e144 stranieri, a fronte di 561 posti. In una situazione così pesante e complessa, dove ci sono anche persone con insorgenze tumorali, non solo è fondamentale il ruolo di un coordinatore sanitario, stabile e a tempo pieno, ma è indispensabile un'organizzazione articolata sul fronte dei bisogni".

E il quadro diventa ancora più allarmante se si pensa che all'alta percentuale di persone con problemi psichiatrici e psicologici, disturbi dell'umore e situazioni borderline, fanno fronte solo una psichiatra e una psicologa.

Manca poi un referente medico per ogni detenuto e il dentista presente effettua solo 18 ore settimanali, contro le 36 del collega attivo presso il carcere di Bad'e Carros, che contiene 222 detenuti.

Abbastanza per far dire a Maria Grazia Caligaris che "l'organizzazione della sanità penitenziaria di Cagliari-Uta ha necessità di un riordino e di una seria presa in carico da parte dell'Ats".

Occorre insomma una verifica sull'efficienza del sistema, per garantire il diritto alla salute ai detenuti e per consentire agli agenti della polizia penitenziaria, agli educatori e a tutti gli operatori sanitari di poter svolgere il proprio ruolo serenamente e in completa sicurezza.

(Unioneonline/b.m.)

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