ECONOMIA

Cagliari

La crisi di Porto Canale, la Regione chiede un nuovo incontro al governo

A rischio ci sono oltre 200 posti di lavoro. Domani nuovo sit-in dei lavoratori
(archivio l unione sarda)
(Archivio L'Unione Sarda)

Nuovo appello per Porto Canale.

Gli assessori regionali al Lavoro, Alessandra Zedda, e ai Trasporti, Giorgio Todde hanno chiesto un nuovo incontro ai ministri dello Sviluppo economico e delle Infrastrutture per una risoluzione concreta della crisi, a causa della quale rischiano il lavoro oltre duecento persone.

Dall'altroieri i dipendenti della Cict hanno occupato la sede della società in segno di protesta.

"Entro questa settimana attendiamo una risposta dall'azienda Cict, che verrà trasmessa al Mise, rendendoci immediatamente disponibili a stilare un preaccordo in assessorato del Lavoro, prima di andare a Roma per sottoscrivere la chiusura con l'atto definitivo", hanno dichiarato i due assessori.

"È una crisi che la nuova Giunta regionale, non avendo alcuna responsabilità sulla passata gestione della vertenza, ha trovato al momento del suo insediamento e ha seguito con attenzione da subito, soprattutto per rilanciare il porto e tutelare i lavoratori", hanno sottolineato ancora gli assessori Zedda e Todde.

"Abbiamo garantito il nostro sostegno anche con azioni di politica attiva di supporto, in previsione della cassa integrazione, assoluta e primaria competenza del ministero del Lavoro, che può autorizzarla e concederla, mentre la Regione interviene solo nelle procedure di accordo", hanno aggiunto gli esponenti della Giunta Solinas.

"Un impegno e sostegno importante per avere una celere risoluzione, affinché i lavoratori sappiano quale sarà il loro destino. Siamo fortemente convinti della strategicità dell'attività di transhipment per il Porto di Cagliari e del suo ruolo nel Mediterraneo", hanno concluso Zedda e Todde.

NUOVO SIT-IN - Domani i dipendenti della Cict e tutti gli addetti dello scalo a rischio licenziamento saranno al varco dogana dello scalo del capoluogo per un sit-in di sei ore e mezzo, dalle 7.30 alle 14. Proveranno a lanciare l'ennesimo Sos. Anche perché non c'è nessuna risposta alla proposta della cassa integrazione come alternativa alla procedura di licenziamento, che scade ai primi di settembre. E neppure all'ipotesi di prorogale di 30 giorni la chiusura dell'iter che manderebbe a casa 210 lavoratori.

(Unioneonline/F)

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