CULTURA

il caso

Michela Murgia e la "divisa", il sottosegretario alla Difesa: "Sono le sue esternazioni di odio a spaventare"

Pucciarelli commenta le parole della scrittrice, che si dice "spaventata" dal commissario Figliuolo in divisa militare
michela murgia (ansa)
Michela Murgia (Ansa)

"Come italiana e come sottosegretario alla Difesa sono amareggiata per le offese esternate da Michela Murgia nei confronti dei nostri militari".

Così il sottosegretario alla Difesa, Stefania Pucciarelli sulle parole della scrittrice che, ospite in tv a DiMartedì, si è detta "spaventata" da un commissario all'emergenza Covid, il generale Francesco Figliuolo, che si presenta in divisa militare.

"Le nostre forze armate così come le nostre forze dell'ordine - sottolinea Pucciarelli - rappresentano un'Istituzione del nostro Paese, uomini e donne a tutela e al servizio della collettività, impegnati fin dal primo giorno di questa emergenza sanitaria per contrastare la diffusione del Covid e per salvaguardare la salute degli italiani. Esprimo la mia solidarietà e vicinanza al Generale Figliuolo, notoriamente impegnato in un ruolo assai delicato quale Commissario straordinario per l'emergenza Covid-19 e a tutti i nostri militari".

"Non sono i militari, con le loro divise - prosegue il sottosegretario - a spaventare le persone (come dice Michela Murgia). Sono invece le esternazioni di odio ed ogni forma di avversione nei confronti degli appartenenti alle Istituzioni a ferire chi ha prestato un giuramento davanti al Tricolore; una dichiarazione di fedeltà alla Repubblica con solenne impegno di osservare la Costituzione e le leggi. Parliamo di uomini e donne che, per quel giuramento, sono disposti a sacrificare la propria vita per tutelare la sicurezza degli italiani. Come nei dubbi esistenziali di Maria Listru - conclude - mi auguro che Michela Murgia, donna intelligente, trovi il tempo per rivalutare le sue convinzioni in base ai fatti, piuttosto che agli stereotipi".

LA CONDANNA - Pochi giorni fa Michela Murgia è stata condannata anche in appello, chiesto da lei, per non aver onorato il contratto con la società editrice nuorese “Il Maestrale” che le aveva chiesto un risarcimento danni per la mancata consegna del libro "Spirito di corpo", già prenotato nelle librerie e pubblicizzato durante il Salone del libro di Torino nel 2011.

L’autrice era stata condannata in primo grado dal Tribunale Civile di Nuoro nel febbraio 2019 a pagare 18mila euro più interessi e spese legali, ma aveva presentato ricorso. La Corte d’Appello di Sassari ha respinto la richiesta e confermato la sentenza di primo grado.

Il libro, che doveva raccogliere le esperienze su un corso di giornalismo e per il quale aveva incassato un anticipo dalla casa editrice, non è stato mai consegnato. Ora dovrà risarcire il Maestrale.

(Unioneonline/D)

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