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La galassia a forma di medusa: la scoperta che porta anche la "firma" della Sardegna

Nel team anche Paolo Serra dell'osservatorio di Cagliari
(immagine eso gasp collaboration)
(Immagine @Eso/Gasp Collaboration)

Una galassia a forma di medusa nell'universo e che deve la particolare forma agli intensi campi magnetici, modellati dal gas intergalattico fino a sembrare tentacoli che si estendono per quasi 300mila anni luce.

A dimostrarlo lo studio pubblicato sulla rivista "Nature Astronomy", e che porta anche la firma della Sardegna: è infatti stato condotto nell'ambito del progetto Gasp (Gas Stripping Phenomena in galaxies with Muse), finanziato dal Consiglio europeo per la ricerca (Erc) e per le cure di Paolo Serra, dell'Osservatorio di Cagliari, e poi Bianca Poggianti, Alessia Moretti e Benedetta Vulcani, dell'Osservatorio di Padova e dell'Istituto Nazionale di Astrofisica (Inaf), insieme ad Alessandro Ignesti e Myriam Gitti, dell'Istituto di radioastronomia Inaf di Bologna.

Grazie al radiotelescopio Jvla (Jansky Very Large Array), negli Stati Uniti, e al telescopio spaziale a raggi X Chandra, della Nasa, gli autori hanno analizzato l'intensità e la direzione del campo magnetico della galassia JO206. Hanno così scoperto che si estende alla coda contribuendo a darle la forma di tentacoli.

Per Bianca Poggianti, dell'Inaf di Padova, "non è ancora chiaro che ruolo abbiano i campi magnetici nella formazione delle stelle nelle code gassose di queste galassie medusa, un ambiente difficile da studiare a causa della scarsa luminosità".

Secondo gli astrofisici, aiutati da simulazioni al computer, le galassie medusa si trovano all'interno di ammassi, in movimento verso il loro centro. Durante il moto, spiegano, perdono il gas interstellare, strappato in direzione opposta per l'interazione col gas caldo dell'ammasso. È così, precisano, che si origina la coda che conferisce a queste galassie l'aspetto di medusa.

"L'osservazione del campo magnetico di JO206 è la prima e per ora unica indagine del genere in una galassia medusa. Serviranno - conclude Poggianti - altre osservazioni per capire se il fenomeno è comune o eccezionale".

(Unioneonline/v.l.)

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