CULTURA

approfondimento

Museo del carbone, luogo della cultura

Per gli abitanti della città di Carbonia, è come la stanza più preziosa di casa
museo del carbone (archivio l unione sarda)
Museo del carbone (Archivio L'Unione Sarda)

Varcare le soglie del Centro italiano della cultura del carbone, nel cuore del Sulcis, significa fare un viaggio nel passato attraverso le storie di migliaia di persone giunte da ogni angolo della Sardegna e dell'Italia. Significa conoscere le radici della città più giovane d'Italia attraverso i suoi edifici più importanti, un tempo maestosi simboli dell'Italia autarchica e poi diventati testimoni di lotte, di sacrifici, spesso di tragedie mai dimenticate.

Museo del carbone (Archivio L'Unione Sarda)
Museo del carbone (Archivio L'Unione Sarda)

Il Museo del carbone, per gli abitanti della città di Carbonia, è come la stanza più preziosa di casa, quella dove far accomodare gli ospiti più graditi, quella dove mostrare i cimeli di famiglia. Sì, perché non tutti sanno - e i visitatori lo scoprono con grande emozione - che per allestirlo, dopo che l'intero sito della Grande miniera di Serbariu fu ristrutturato, l'intera città si mobilitò e tutti cercarono nei cassetti, nella cantine, nei sottotetti, i cimeli lasciati dai padri e dai nonni minatori per donarli a quel "tempio" della memoria collettiva. Tutto, anche il più piccolo oggetto, raccontava la storia di una famiglia e della città e il museo del carbone ne sarebbe diventato lo scrigno più prezioso.

Museo del carbone (Archivio L'Unione Sarda)
Museo del carbone (Archivio L'Unione Sarda)

Tutti questi "oggetti della memoria" hanno, infatti, trovato posto nel gigantesco edificio che prima era la lampisteria, in una meravigliosa esposizione permanente sulla storia del carbone, della miniera e della città di Carbonia. Si può ammirare una preziosa collezione unica di lampade da miniera, attrezzi da lavoro, strumenti, oggetti di uso quotidiano, fotografie, documenti, filmati d'epoca e videointerviste ai minatori. Reperti che scavano nella storia di migliaia di famiglie. È anche per questo che oggi l'intera città si sente premiata da un prezioso riconoscimento, quello arrivato in questo primo scorcio della caldissima estate del 2020, dalla Regione Sardegna: è l'iscrizione nell'Albo Regionale dei luoghi e degli istituti della cultura.

"L'approvazione della Regione arriva dopo anni di lavoro di adeguamento per l'ottenimento dei requisiti necessari - spiegano al museo del Carbone - tra i quali figurano particolari standard per la catalogazione dei reperti e l'allestimento del museo, la presenza di figure professionali qualificate, la trasparenza e l'efficienza della gestione, l'erogazione di servizi di qualità, le dotazioni di sicurezza e l'accessibilità in termini di barriere architettoniche. Il riconoscimento rappresenta una ulteriore conferma della rilevanza storico-culturale dell'ex sito minerario riconvertito in museo, dell'importanza dell'impegno impiegato negli anni per implementare e catalogare le collezioni e per fornire un servizio di qualità al visitatore attraverso le visite guidate, i servizi complementari, le mostre temporanee e gli eventi che durante l'anno animano il sito culturale".

Visitatori in miniera (Archivio L'Unione Sarda)
Visitatori in miniera (Archivio L'Unione Sarda)

È proprio per questo che ogni anno migliaia di persone scelgono di fare tappa in questa città, la più giovane d'Italia. Anche subito dopo la fine del lockdown dovuto alla pandemia da Covid-19 le visite sono immediatamente riprese. Indossare la mascherina per scendere in galleria e visitare poi tutti gli edifici di questo compendio unico non è stato un problema per nessuno. I minatori del Sulcis affrontavano ben altre difficoltà quando scendevano nelle gallerie, una delle quali è stata fedelmente riprodotta per ripercorrere le orme di quei lavoratori, anche adesso che tutte le norme di sicurezza già molto rigorose, sono state adeguate a quelle anti Covid: un viaggio sotterraneo mostra l'evoluzione delle tecniche di coltivazione del carbone utilizzate a Serbariu dagli anni '30 fino a quando l'attività estrattiva è cessata e l'accuratezza con cui gli ambienti sono stati riallestiti regala davvero un viaggio nel tempo unico nel suo genere. Un viaggio che può essere completato con una tappa nella sala argani, ai piedi dei castelli minerari simbolo della città, che consente di ammirare il macchinario con cui si manovrava la discesa e la risalita delle gabbie nei pozzi per il trasporto dei minatori e delle berline. In questi mesi in cui tanti decideranno di non lasciare la Sardegna per le vacanze in attesa che l'emergenza Covid possa definitivamente cessare, una tappa in questo suggestivo museo è davvero raccomandata.

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