CULTURA

L'intervista

La rivoluzione della gentilezza: ecco perché l'ottimismo conviene

Daniel Lumera e Immaculata De Vivo spiegano perché essere e sentirsi felici fa vivere più a lungo
l autore daniel lumera (foto concessa mondadori)
L'autore Daniel Lumera (foto concessa @Mondadori)

Ci sono domande che magari non ci siamo mai posti e che possono suonare quasi spiazzanti: "Essere gentili ha un impatto diretto sui nostri geni?" "L’ottimismo ci fa vivere sani e più a lungo?" "La felicità aiuta i processi antinfiammatori?".

Daniel Lumera, esperto delle scienze del benessere, e Immaculata De Vivo, epidemiologa della Harvard Medical School, ci aiutano a trovare le risposte nel loro ultimo libro Biologia della gentilezza (Mondadori, 2020, pp. 360, anche e-book). Lo fanno grazie ad un approccio rivoluzionario che mette a confronto scienza e coscienza.

Gli autori ci accompagnano, infatti, in un viaggio per comprendere a pieno il potere della mente sui geni, i segreti della longevità, i processi antinfiammatori e antinvecchiamento ottenuti tramite la meditazione, la relazione tra alimentazione e cancro, l'impatto di natura e musica sulla salute e sull'umore, l'importanza di saper creare relazioni felici per la salute e la qualità della vita.

A Daniel Lumera, "sardissimo" di Alghero come ci precisa durante la nostra conversazione, chiediamo da dove nasce la scelta di puntare sulla gentilezza… Non è una qualità un po' fuori moda?

"Mai come in questo momento la gentilezza è attuale. Dopo il periodo che abbiamo vissuto, infatti, da un lato c’è rabbia e frustrazione, dovuta anche a una certa cecità, alla mancanza di empatia verso gli altri. Da un altro lato ci sono tantissime persone che si mostrano sensibili al tema della gentilezza. Insomma, c’è bisogno di gentilezza nella società, un bisogno magari non ancora espresso ma fondamentale".

La copertina del libro
La copertina del libro

Nel vostro libro raccontate come la gentilezza fa bene allo spirito, ma anche al corpo. Ma come è possibile?

"Come racconta Immaculata De Vivo, le ricerche più avanzate in campo medico e scientifico ci dimostrano come la gentilezza abbia un impatto positivo sui nostri geni, in particolare sui telomeri, cioè i cappucci dei cromosomi che determinano la nostra età biologica, età che spesso non corrisponde all’età anagrafica. La gentilezza è come una medicina naturale per i telomeri e quindi favorisce l’allungamento della vita".

Ma si nasce gentili o lo si diventa?

"La gentilezza è come un muscolo. C'è per nascita però può essere allenata, tonificata. La gentilezza è un muscolo che allenato giorno dopo giorno contribuisce ad allungarci la vita".

Sembra fantascienza…

"Un po' lo è, nel senso che si tratta di acquisizioni scientifiche che solo cinque anni fa sarebbero state impossibili. Per esempio, si riteneva che nel nostro patrimonio genetico ci fosse scritto tutto quello che ci riguardava. Bastava quindi decodificare il DNA per sapere tutto di una determinata persona. L'epigenetica, la parte più innovativa della genetica, ci sta mostrando come oltre a quello che c’è scritto nei nostri geni, conti tantissimo quello che mangiamo, l’attività fisica, ma anche le relazioni che abbiamo e gli atteggiamenti che teniamo. Gentilezza, ottimismo, perdono hanno un impatto enorme sui geni e non per nulla ho intitolato uno dei capitoli del libro Il potere della mente sui geni. Il capitolo si basa su uno studio del Massachusetts General Hospital che ha mostrato come la meditazione abbia un impatto positivo enorme su quei geni che sono preposti ai processi di infiammazione e all’invecchiamento".

Ci fa qualche esempio pratico di allenamento della gentilezza?

"Una piccola premessa. Gentilezza non è il sorriso di circostanza, l'atteggiamento magari benevolo, intendiamoci".

Cos'è allora?

"Il termine deriva dal latino gens che nell’antica Roma identificava la famiglia allargata, l’appartenenza a un clan all’interno del quale vi erano precisi doveri di cura, protezione, sensibilità. La gentilezza oggi può creare appartenenza dal senso di inclusione, dalla capacità di prendersi cura degli altri anche se sono degli sconosciuti. Troppo spesso l’appartenenza sembra viceversa nascere dalla rabbia, dalla creazione del nemico, dall’esclusione. Uno studio di Harvard mostra come la gentilezza sia virale e come un vero e proprio virus abbia la capacità di diffondersi, così come la depressione tra l’altro. Vivere tre mesi in una stanza con una persona depressa, deprime, ma lo stesso accade se stiamo vicini a una persona felice o gentile. E questa è una buona notizia!".

E tornando ai consigli pratici?

"Prima di tutto si può prendere l’abitudine di compiere ogni giorno tre atti gentili. Il primo verso un altro essere umano, il secondo verso la natura, il terzo verso un animale. Bisogna compierli però in maniera consapevole, in piena coscienza. La gentilezza diventa così una medicina non solo per chi riceve l'atto gentile, ma anche per noi che lo compiamo".

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