CULTURA

Un libro da scoprire

Perché crediamo alle "fake news"? La risposta in una graphic novel

Il curioso approfondimento sull'oscuro meccanismo delle "bufale"
un immagine tratta dal libro
Un'immagine tratta dal libro

Oggi si parla di "fake news", un tempo si diceva "bufale". Insomma, notizie false che però si diffondono a macchia d'olio e acquistano una patente di veridicità anche superiore a fatti veri e accertati.

È sempre accaduto naturalmente, accade ancora di più oggi grazie alla rete che diffonde leggende metropolitane, teorie del complotto, ciarpame spacciato per scienza. Il problema è tutto il mare magnum di informazioni e notizie che gira nel web senza alcun tipo di controllo sulla fondatezza delle notizie. E Internet agisce come un grande amplificatore dove le informazioni, buone o false che siano, si propagano.

Ognuno, in fondo, può decidere di rilanciarle senza minimamente preoccuparsi delle conseguenze di quello che sta facendo. La maggior parte di noi, infatti, opera nella rete senza avere consapevolezza della potenza del mezzo che sta usando. E questo provoca facilmente allarmismi e disinformazione. Alla fine, però, è necessario difendersi, separare il "grano dal loglio", come dice il proverbio.

È quello che ci aiuta a fare "Fake News" (Sonda, 2019, pp. 80), una graphic novel che inaugura la collana "Pensare a fumetti", nata con l'obiettivo di unire argomenti di attualità e illustrazione a fumetti. Fake News si propone, infatti, di provare a spiegare i meccanismi che ci portano a diventare creduloni e ad abboccare un po' a tutto, a preferire intrighi, dicerie, dietrologie ai fatti e alle prove della scienza. E lo fa grazie all'esperienza in materia di bufale del sociologo francese Gérald Bronner e al talento di un illustratore come Jean-Paul Krassinsky, magistrale nel raccontare con il linguaggio della graphic novel un tema complesso come quello della diffusione di notizie false.

La copertina del libro
La copertina del libro

Una diffusione che è il frutto di meccanismi della nostra mente veramente complessi come ci spiega Paolo Attivissimo, giornalista informatico, da anni "cacciatore di bufale" in rete e autore dell'introduzione al libro:

"Uno dei meccanismi tipici di diffusione si innesca quando riceviamo una notizia di cui non siamo sicuri. Nel dubbio decidiamo di rilanciarla ai nostri amici via mail o con Facebook o altro social. In questo modo la notizia, anche se falsa, si amplifica e acquista veridicità".

Un esempio pratico?

"Un caso da manuale è l'appello via mail per la raccolta di sangue. La richiesta viaggia di mail in mail fino a che arriva casualmente all'indirizzo di una persona che lavora in un ospedale e la cui mail ha in calce l'intestazione dell'ospedale stesso. Quando l'appello viene rilanciato ha acquisito veridicità perché sembra inviato da un ente ospedaliero. Insomma, Internet ha creato meccanismi nuovi che si devono conoscere per evitare problemi di questo tipo".

Le bufale nascono spontaneamente o sono scientemente organizzate?

"Ne ho incontrate di tutti i tipi. In alcuni casi nascono da un equivoco o dalla distorsione di una notizia come nel caso precedente. Altre volte le bufale vengono create ad arte per generare allarmismo e ottenere un tornaconto. Come racconto nell'introduzione del libro, nel 2016 un gruppo di ragazzi di Veles, in Macedonia, ha pubblicato notizie false sulle elezioni americane, tipo che il papa aveva raccomandato di non votare la Clinton. Hanno ottenuto tantissime adesioni in Internet e in due mesi, grazie ai contatti, hanno incassato circa 16mila euro in un Paese in cui lo stipendio medio mensile è di soli 400 euro".

Colpisce la diffusione di siti che sono evidentemente ideologici e portati a enfatizzare alcune notizie a danno di altre. Lei che ne pensa?

"Sì certo, è il classico fenomeno chiamato in gergo click baiting, una sorta di esca per acchiappare il maggior numero di visitatori. La maggior parte dei siti Internet vive di pubblicità e quindi chi scrive le notizie, con una buona dose di cinismo, è poco interessato a controllare se la notizia è vera o falsa. Punta a generare più "click" possibile, ricorrendo al sensazionalismo e all'allarmismo. Niente di nuovo sotto il sole: i meccanismi della bufala sono sempre stati presenti nei media. Oggi Internet ha aumentato l'impatto delle notizie all'ennesima potenza e di questo dobbiamo essere consapevoli. Non è raro poi che dietro alcune notizie ci siano degli interessi ben precisi".

Tipo?

"Si annuncia che i problemi della senilità possono essere affrontati consumando una tazza di cioccolata tutte le sere e leggendo bene l'articolo ci si rende conto che la ricerca su cui si basava la notizia è stata sponsorizzata da una nota azienda produttrice di barrette di cioccolato".

Come fare a "vaccinarsi" contro le bufale?

"Prima di tutto bisogna essere consapevoli dei meccanismi con cui le notizie vengono fabbricate… e utilizzo appositamente il termine 'fabbricate'. Dobbiamo farci una sorta di decalogo di regole da seguire per valutare una notizia".

Proviamo?

"La prima regola è che raramente esistono soluzioni semplici per problemi difficili. Se viene proposta la cura per una malattia grave solo cambiando il nostro stile di vita o usando una pianta esotica – tra l'altro è costosissima e venduta unicamente da una certa azienda – l’allarme deve scattare immediatamente. Così come si deve prestare attenzione quando vengono usate parole fatte apposta per richiamare l'attenzione. Per esempio il termine 'naturale'. Ma naturale in sé non vuol dire nulla così come spesso sono semplici specchietti per le allodole i richiami alla semplicità e genuinità delle cose".

Contro le bufale potrebbero essere efficaci dei meccanismi di controllo come spesso si invocano in generale per Internet?

"Imporre limiti e norme restrittive a un canale di informazione come Internet è pura fantascienza, una cosa irrealizzabile anche da un punto di vista tecnico. E poi chi dovrebbe elaborare queste norme, chi dovrebbe vigilare perché vengano applicate e in che modo? Non possiamo pensare a un gendarme delle opinioni per Internet, sarebbe antistorico e antidemocratico. La via corretta a mio parere è far conoscere e utilizzare quei siti dove vi è un controllo di qualità sulle informazioni. E rendersi conto di una semplice verità che è ben raccontata nella graphic novel Fake News: le notizie false prosperano sulle nostre paure, i nostri pregiudizi e su alcuni processi automatici della nostra mente. Più li conosciamo, più possiamo difenderci".

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