CULTURA

L'intervista

I tesori della Sardegna raccontati da Alberto Angela

L'Isola è protagonista, domani, della seconda puntata di "Meraviglie"
alberto angela nel complesso nuragico di barumini
Alberto Angela nel complesso nuragico di Barumini

La prima puntata è stata un grande successo e Alberto Angela ha guidato oltre 4,5 milioni di telespettatori alla scoperta delle bellezze e dei segreti di Mantova, piazza Navona a Roma e Amalfi. La seconda serata di Meraviglie, in onda domani, avrà come scenari Ravenna, il Teatro San Carlo di Napoli e soprattutto alcuni tesori della Sardegna. Ad accompagnare in questo viaggio in terra sarda ospiti d'eccezione come Dori Ghezzi e Paolo Fresu, ma soprattutto Alberto Angela, a cui chiediamo direttamente in che modo ha voluto "raccontare" la Sardegna.

"Abbiamo dovuto fare una scelta: la nostra trasmissione racconta di tanti luoghi straordinari, di tante bellezze ed è quindi impossibile soffermarci su tutto anche se ci sarebbe piaciuto tantissimo perché la Sardegna è un’isola straordinaria. Abbiamo allora deciso di attraversarla da sud a nord e di fare delle tappe per descriverne gli aspetti a nostro avviso più significativi".

Al museo archeologico di Cagliari
Al museo archeologico di Cagliari

Qual è stata la prima tappa?

"Il Museo Archeologico di Cagliari, dove sono ospitati i Giganti di Mont'e Prama. Ci soffermeremo poi anche su altri capolavori magari meno conosciuti ma che testimoniano l'antichità e l'originalità della cultura della Sardegna e il peso e l'importanza ricoperta dall'Isola nel patrimonio culturale italiano. Poi siamo risaliti verso nord e non potevamo fare a meno di soffermarci sull'età nuragica. Abbiamo allora scelto di mostrare, tra i tanti nuraghi ancora esistenti, quello più conosciuto, il complesso di Barumini, da anni Patrimonio dell'Umanità dell'Unesco. Nella trasmissione proveremo a spiegare la funzione di questa antichissima architettura, le ragioni delle sue particolare struttura. Con il museo cagliaritano e con Barumini già metteremo l'accento su due peculiarità dei tesori culturali sardi".

Quali?

"I Giganti di Mont'e Prama sono probabilmente le più antiche statue colossali ritrovate nell'area del Mediterraneo occidentale mentre i nuraghi sono, tra virgolette, i più antichi 'castelli' dell'Occidente europeo. Già questo ci fa capire l'importanza delle antiche civiltà della Sardegna non solo a livello italiano, ma internazionale".

Un altro scatto fra le meraviglie dell'Isola
Un altro scatto fra le meraviglie dell'Isola

E dopo Barumini andando verso nord cosa avete incontrato?

"Siamo arrivati a Bonorva, in provincia di Sassari, per mostrare le domus de janas, le strutture sepolcrali preistoriche costituite da tombe scavate nella roccia tipiche della Sardegna. Se ne concentrano tante in quella zona, ma quelle di Bonorva sono particolari perché sono state riutilizzate per secoli e mostrano i segni di questi continui cambiamenti di funzione. Segni che abbiamo cercato di raccontare con cura e ricorrendo alle tecnologie più innovative".

In effetti Meraviglie si caratterizza proprio per le tecniche di ripresa molto avanzate. Quali sono le novità di questa edizione?

"Abbiamo usato droni, webcam e steadycam all'avanguardia ma soprattutto abbiamo per la prima volta usato per una produzione televisiva italiana le riprese in 4K, una tecnologia ad altissima definizione. Per intenderci, se si va al cinema per vedere l’ultimo episodio di Star Wars lo si guarda con definizione 2K. Il 4K offre il doppio come definizione e questo ci fa capire la straordinaria qualità delle immagini realizzate".

Alberto Angela all'interno di un Ipogeo (tutte le foto sono di Barbara Ledda)
Alberto Angela all'interno di un Ipogeo (tutte le foto sono di Barbara Ledda)

C'è stato qualcosa che l'ha colpita particolarmente nel suo viaggio in terra sarda?

"Con la troupe abbiamo fatto un percorso nella cultura e nella geografia della Sardegna e pur conoscendo già i luoghi che andavamo a visitare siamo rimasti molti colpiti dalle sensazioni che abbiamo provato. Abbiamo sentito l'abbraccio di una terra antica e di una cultura millenaria. Un abbraccio rappresentato dai modi di fare delle persone che abbiamo incontrato. Ecco, la cosa che mi ha colpito maggiormente è stato il calore e l'accoglienza delle persone. Ho ritrovato un'atmosfera di tranquillità, una profondità che non si trova facilmente altrove. In Sardegna ti senti coccolato, abbracciato dalle persone. Credo che sia un atteggiamento figlio di una cultura schietta, fatta di valori antichi e condivisi. Insomma, mi pare che i sardi abbiamo un modo di vivere e di concepire la vita che altrove si è perso".

Per ora la Sardegna ha solo un sito Patrimonio dell'Umanità per l'Unesco. Non sarebbe ora di aggiungerne altri?

"Certo, ma se andiamo a vedere l'Italia potrebbe avere centinaia di luoghi e monumenti riconosciuti dall'Unesco, anzi tutta la Penisola è un patrimonio dell'Umanità. Alla fine, bisogna fare i conti con la realtà di un Paese come il nostro che ci mette in imbarazzo per la quantità e la qualità di tesori che possiede. E mette in imbarazzo anche le altre nazioni che non hanno tutta questa varietà e quantità. Non è certo un caso che siamo comunque il Paese con più luoghi e monumenti riconosciuti dall'Unesco".

Cosa si può fare per valorizzare maggiormente il patrimonio culturale sardo, a volte trascurato a favore della bellezza del mare della Sardegna?

"Bisogna mostrare la ricchezza della cultura e della storia sarda, come abbiamo provato a fare con Meraviglie: spostandoci dalla costa per descrivere la bellezza dell'entroterra con i suoi capolavori. Anche il Museo Archeologico di Cagliari è sorprendente per la qualità degli oggetti che ospita, oggetti che altrove non ci sono e che ci mostrano la complessità e l'originalità della storia della Sardegna. Insomma, c'è veramente tanto da scoprire e da valorizzare, in Sardegna e un po' in tutta Italia dove esistono tanti luoghi magnifici ma che stentano a farsi riconoscere. Dobbiamo impegnarci a farlo perché il patrimonio artistico e culturale è il biglietto da visita dell'Italia. È il regalo che le generazioni del passato hanno fatto alla nostra e che noi dobbiamo tutelare e trasferire alle generazioni future. Perché è nel passato che si trova il futuro dell'Italia".

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