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La lettera del giorno

"Caro Barella, si può diventare leggenda anche rendendo grande una squadra piccola"

La lettera aperta a Nicolò Barella di una govanissima tifosa sarda
nicol barella (ansa)
Nicolò Barella (Ansa)

"Caro Nicolò Barella,

mi permetto di 'darti del tu', perché in fondo hai solo un anno in più di me, e oltretutto ormai sei un po' di famiglia.

Ti scrivo per parlare in parte a te personalmente, che sei il simbolo più fresco e soddisfacente di questa città e di questa terra baciata dal sole e dal mare, in parte a questa squadra, il Cagliari, piena di cuore e di emozioni di cui mi sono innamorata tutto d'un tratto.

È una storia d'amore iniziata per caso in una domenica di fine inverno. Era l'undici marzo 2018, Cagliari-Lazio. Mio padre si era procurato i biglietti per la partita e io ci ero andata controvoglia: a casa mia si è sempre tifato Cagliari, ma io di calcio non capivo assolutamente nulla e non entravo in uno stadio da anni.

Poi sotto quel cielo così grigio si sono sollevati, tra i cori e le lacrime, dei palloncini con il numero 13, nel ricordo di Davide Astori, e ho capito una cosa che forse prima avevo valutato solo superficialmente: i sogni sono sogni, tutti quanti, che si sudino sui banchi di scuola o su un campo da calcio, e sono belli perché se ci abbiamo investito per davvero, quando andiamo via, c'è sempre qualcuno con gli occhi al cielo che continua a crederci per noi, come quel giorno. Quindi sì, il mio interesse per il calcio e per il Cagliari porta anche il nome educato di Davide Astori.

Devo dire grazie alla squadra perché fare il tifo per lei e sentirmi parte della spinta verso i suoi obiettivi mi ha permesso di imparare a pensare che Cagliari, per me nata e cresciuta in Barbagia, sia un po' casa mia.

Seguire il vostro gruppo sino alla tanto desiderata salvezza, il ritiro, l'inizio del campionato mi ha fatto apprezzare la vostra genuinità, il vostro desiderio di combattere per un fine comune, ma anche il vostro affiatamento e quell'aria complice e abbastanza serena che sembrate comunque respirare, capace di rendere l'interesse di chi vi supporta ancora più intenso e vero.

Vederti esordire in nazionale mi ha reso ancora più orgogliosa delle mie origini sarde, e ha fatto sì che fossi ai miei occhi un simbolo lampante del riscatto di un popolo troppo spesso sottovalutato e discriminato. Per una come me che, pur non essendo molto più giovane di te, non ha ancora chiaro cosa sarà il futuro, non puoi che essere motivo d'ammirazione: ti sei affermato nella carriera che hai sempre sognato, stai costruendo una famiglia bellissima e sei corteggiato dalle migliori squadre d'Europa. Chissà se un giorno anche io saprò tenere alta questa bandiera.

Forse per questo motivo, egoisticamente per vivere anche attraverso te un sogno che è un po' anche mio, spero sempre che tu possa restare al Cagliari per sempre, fare la scelta inaspettata che infiammerebbe di colpo la Sardegna.

Mi auguro almeno tu possa lasciare a questa squadra la certezza di una salvezza raggiunta a giugno, senza abbandonare questa nave sempre incerta nel mezzo di un altro anno della sua storia. Poi capisco con una certa disillusione che tu voglia partire per raggiungere altri obiettivi e alzare altri tipi di coppe. E d'altronde se non fossi ambizioso probabilmente non avresti l'ardore e la voglia di migliorare che hai, quella del Barella che tutti ci invidiano. Perciò qualunque sia alla fine la tua decisione e il tuo destino, sappi che qui tutti continueremo a supportarti e ad essere orgogliosi di te.

Una volta ho letto un'intervista di Gigi Riva, un sardo d'adozione che ha detto di no alle grandi squadre costruite per vincere ambiti titoli, con il record di marcature in nazionale anche senza innumerevoli coppe tra le mani.

Ecco, credo a volte si sceglie di essere grandi perché si gioca in una grande squadra, altre volte di diventare leggenda rendendo grande un squadra piccola: il successo e la portata di una scelta, non raramente, si vedono solo cambiando prospettiva.

Auguro a tutti buona fortuna".

Fanny Boninu

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