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La lettera del giorno: "Quei letti vuoti, e i politici senza vergogna"

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Sempre più giovani costretti a emigrare. Immagine simbolo

Pubblichiamo oggi la riflessione di una donna sarda, madre di due giovani di 25 e 23 anni costretti a trasferirsi all'estero per un lavoro e un futuro. Una madre che ogni mattina si vergogna di quei due letti vuoti, e che spera in una nuova classe politica che faccia altrettanto.

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"Gentile redazione,

Sono la mamma di due giovani ragazzi di 25 e 23 anni.

Sono una donna sarda, e con me porto le caratteristiche delle donne della mia terra: coraggiose, caparbie, aperte al mondo e al futuro, e anche - sì, spesso è così - testarde, e incapaci di rassegnarsi ad un destino avverso.

Ebbene, ciò a cui io non mi rassegno è entrare ogni mattina nelle stanze dei miei ragazzi, dare aria ai locali, e osservare i loro letti tristemente vuoti. Vuoti perché uno, il maggiore, si trova ad Amsterdam per una specializzazione nel suo campo, quello della biologia, e perché senza questo tipo di esperienze all'estero non avrà mai, nel suo settore, un lavoro né un futuro; l'altro si trova invece in Germania, dove lavora per una multinazionale, e perché dopo una laurea in materie umanistiche conquistata con grande fatica e con il massimo dei voti e dopo, purtroppo, decine di colloqui in cui i suoi brillanti studi sembravano solo una minaccia per chissà quali pretese di inquadramento e stipendio, ha scelto un Paese dove il merito viene riconosciuto e premiato.

Per entrambi i ragazzi è stato sufficiente inviare una candidatura, e poi pochi colloqui e la partenza.

Molti mi dicono che devo essere contenta, che sono dei ragazzi fortunati.

Se lo sono io non lo so, e se è vero che stanno facendo esperienze formative e di vita importanti è altrettanto vero che al mio piccolo, ad esempio, mancano la sua terra e i suoi amici come fosse l'aria. E io ogni mattina, guardando quei letti vuoti, provo imbarazzo e vergogna, per non essere stata capace di offrire un futuro, qui, ai miei figli.

Mi chiedo quanti letti vuoti noi donne sarde dovremo ancora accettare prima che la nostra Isola si rimbocchi le maniche e crei possibilità di occupazione.

E mi chiedo se sono sufficientemente giovane per sperare di vedere una classe politica che sia finalmente capace di svegliare l'Isola dal suo torpore, di darle quel nuovo slancio che merita e quella linfa vitale che scorre dentro il sangue della sua gente.

Una classe politica che ai proclami irrealizzabili e poi, puntualmente, irrealizzati sia finalmente capace di anteporre il coraggio di noi donne e mamme nel dire: 'sì, io mi vergogno'. Ecco, questo sarebbe già un grande passo in avanti.

Grazie di cuore per la vostra attenzione".

Maria Giovanna - Nuoro

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