Un successo editoriale senza soluzione di continuità dal 1985 a oggi. In tutto sette milioni e mezzo di libri venduti, in pratica la definitiva consacrazione di un autore che - incredibile a dirsi - ai suoi esordi, 1920, faticava a trovare pubblicazione nei quotidiani per i suoi primi resoconti giornalistici e poi per i suoi racconti quando - giovanissimo - dalla cronaca è passato alla narrazione. Oggi Georges Simenon è una delle punte di diamante della casa editrice Adelphi, che in questo lasso di tempo ha pubblicato 160 titoli del prolifico autore nato in Belgio, vissuto in Francia e negli Usa, poi morto in Svizzera dopo tre matrimoni, la nascita di quattro figli e il giro del mondo con la penna in mano per raccogliere storie, per lo più minime, e materiale per i suoi noir e i suoi reportage. Ena Marchi cura per Adelphi la pubblicazione delle opere di Simenon ed è il classico esempio vivente di chi è riuscita a trasformare la sua passione in professione di un'eccellenza assoluta. "Sono rimasta affascinata dalla scrittura di Simenon sin da piccola. Leggevo i suoi libri di nascosto da mia madre che per gli argomenti trattati, i delitti, le atmosfere torbide, li considerava una lettura poco adatta per una ragazzina. Nel 1970, da studentessa universitaria, ho partecipato come figurante agli sceneggiati che la Rai produceva a Napoli (dove sono nata) per la serie "Le inchieste del commissario Maigret" con Gino Cervi. Fu quello il periodo in cui Simenon conquistò la fama anche in Italia per i suoi gialli, che per 50 anni ha pubblicato la Mondadori".

Quando è avvenuto il passaggio alla Adelphi?

"È una storia tutta da raccontare. Simenon decise di smettere di scrivere nel 1972, ma riprese nel 1978, dopo il suicidio della figlia. La seconda moglie, dalla quale si era separato, lo accusò di essere la causa di quella tragedia. Per replicare a quelle affermazioni Simenon scrisse, per gli altri tre figli, un libro autobiografico, Memorie intime, che Mondadori esitava a pubblicare".

Perché?

"Il contratto con Mondadori comprendeva sia le inchieste del commissario Maigret sia i romanzi senza Maigret, i noir, diciamo, che però non avevano avuto il successo di vendite auspicato. Mondadori, quindi, temeva che quel grosso tomo autobiografico sarebbe stato un flop. E Simenon, che teneva molto a quel libro, ne era assai scontento. A convincere definitivamente Simenon di passare all'Adelphi fu Federico Fellini".

Fellini?

"Sì, tra loro si era creato un rapporto di stima e di amicizia quando Simenon, come presidente della giuria del festival di Cannes nel 1960, si era battuto per far avere la Palma d'oro alla Dolce vita. E fu proprio Fellini, insieme all'editore svizzero che pubblicava i suoi libri in tedesco a raccomandare, per così dire, l'Adelphi a Simenon. Il primo contratto riguardò i romanzi in cui non compariva il commissario Jules Maigret. E il primo libro pubblicato da Adelphi fu Lettera a mia madre, che apparve nel 1985. Simenon morì quattro anni dopo e indicò nel testamento la volontà che tutte le sue opere passassero all'Adelphi alla scadenza del contratto con Mondadori".

Scelta importante.

"Sì, che poi ha coinciso anche con il definitivo riconoscimento della grandezza di Georges Simenon, e non solo in Italia. Rispetto agli anni '30-'40 era cambiata l'atmosfera culturale del Paese, e anche l'atteggiamento della critica letteraria. Simenon non era inquadrabile né come un autore sperimentalista, né come un neorealista, men che meno come uno scrittore impegnato. Lui è, potremmo dire, un narratore puro, e la sua è una scrittura concreta, fatta di "parole-materia" (l'espressione è sua), una scrittura capace di far percepire gli odori, di far vedere i colori, di far sentire i rumori, di far capire a tutti l'aspetto psicologico di ogni suo personaggio. E ci riesce usando un vocabolario volutamente ridotto. A chi gli faceva notare che utilizzava non più di 2000 parole lui rispondeva: così tante? Tutto questo lo ha fatto riconoscere solo molto tardi come un grande della letteratura mondiale. Finché, nel 2003, centenario della sua nascita, ha ricevuto una sorta di consacrazione venendo pubblicato in Francia nella prestigiosa collana Bibliothèque de La Pléiade".

Il successo è nato grazie al commissario Maigret.

"La sua intuizione è stata quella di puntare su un giallo seriale, ma ha impiegato diverso tempo prima di trovare il personaggio giusto, il commissario Maigret della polizia giudiziaria di Parigi, a due passi da Notre-Dame, con la sua squadra di colleghi fidati con i quali fa la pausa pranzo alle Brasserie Dauphine, con la moglie devota che lo aspetta nel loro appartamento del boulevard Richard-Lenoir, e soprattutto con la sua capacità di cogliere, senza mai formulare giudizi morali, la psicologia degli assassini. In qualche romanzo aveva provato la figura di un giudice, poi di un ispettore, quindi di un medico. E alcune inchieste le aveva affidate a un'agenzia investigativa dove compariva un ispettore di Maigret in pensione. Poi il rapporto tra Simenon e Maigret si è modificato".

In che modo?

"C'è stato un momento, alla fine degli anni '30, in cui Simenon ha deciso di mandare in pensione Maigret e di scrivere solo "romanzi duri", come li chiamava lui. Ma durante la guerra lo ha riportato in servizio. Da allora, ha scritto alternativamente romanzi con Maigret e noir. Un Maigret poteva scriverlo in pochi giorni e fischiettando, sosteneva. I noir, gli costavano più fatica, ma bisogna riconoscere che hanno anche un altro spessore".

Sono anche quelli che adesso il pubblico predilige.

"Difficile dirlo, di sicuro i titoli di Simenon sono un grande successo editoriale. Tra il 1993 e il 2012 da Adelphi sono apparsi quattro Maigret e due noir all'anno, mentre da quando abbiamo concluso la pubblicazione delle inchieste di Maigret mandiamo in libreria ogni anno due noir e due volumi di racconti, più un volume dei suoi reportages. E i lettori continuano ad appassionarsi a un autore che non li delude né li tradisce mai, e al quale abbiamo scelto, fin dall'inizio, di dedicare tutta la cura redazionale e editoriale che meritava: dalle copertine ai risvolti. Ma soprattutto ci siamo concentrati sulla qualità delle traduzioni, impegnandoci a restituire con la massima fedeltà la potenza di una scrittura che, ancora oggi, non ha uguali".
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