Il cammino è ripido in alcuni punti. Niente di troppo difficoltoso, ma le gambe devono essere ben salde. Soprattutto per evitare che cedano quando si arriva a destinazione, di fronte a uno spettacolo inatteso e unico in Sardegna. Paule Munduge (a Baunei e Urzulei pronunciano Mundugia), come dice anche il nome, è una piccola laguna a 560 metri di altitudine, sulle pendici dell'omonimo monte che raggiunge i 770 metri. Un acquitrino nel quale si riflettono le immagini delle imponenti rocce granitiche ricche di tafoni che fanno da cornice a questo singolare specchio d'acqua. In Sardegna le paludi, quasi sempre indicate dal toponimo "Paule" o "Pauli", sono presenti in tutto il territorio ma non è facile trovarle in cima a un monte, in una radura che ricorda più paesaggi nordici e suggestioni da maghetti che le tipiche asperità dell'Isola.

A riportarci in Ogliastra e farci capire che siamo invece proprio al centro della Sardegna è la flora e la fauna che circonda questo luogo che fa parte del territorio forestale di Talana. Erica, corbezzoli, lecci e querce sughero fanno da cornice alla palude. I mufloni e i cinghiali la frequentano di continuo, soprattutto quando non è secca: è il luogo dove possono rinfrescarsi e abbeverarsi, lontani da occhi indiscreti che a loro non piacciono.

Ranuncoli in primavera nella palude di Munduge (foto Matteo Cara)

Come arrivarci Il sentiero per arrivare in questo luogo d'incanto, inizia a valle, lungo la strada che da Lotzorai va verso Talana. A pochi chilometri dall'uscita del centro di Lotzorai, si trova una piccola deviazione sulla destra (non troppo visibile) che porta anche ai recinti privati per il pascolo semibrado dei maiali, antidoto alla diffusione della peste suina. Vicino al torrente che attraversa la strada bianca, si può lasciare l'auto e proseguire a piedi lungo la carrabile, che diventa sempre più scoscesa man mano che ci si inerpica verso la cima. Le ultime piogge hanno lasciato tracce ben visibili e grandi massi ostacolano l'ascesa anche di un qualsiasi fuoristrada. Il cammino, invece, a piedi è abbastanza agevole. E man mano che si sale si gode anche di un bel panorama sulla piana di Tortolì, tra vigne, pascoli e aziende agrumicole. Arrivati a una piazzuola, un cartello indica l'ultimo tratto di ascesa verso Paule Munduge. Qui il sentiero si fa più stretto e ripido, ma i profumi autunnali del bosco inebriano. La varietà della macchia mediterranea colpisce anche la vista, tra rosmarino selvatico in fiore fuori stagione e querce appena spogliate dal sughero appena raccolto. Un cagnolino da caccia con la campanella fa capolino per vedere se sono tornati i suoi padroni a prenderlo e poi scappa via.

Tracce di storia Quando si è quasi in cima, una radura coperta dal bosco mostra segni evidenti di antichi insediamenti: un pezzo di mola basaltica, pietra che in questa zona non si trova, cocci di ceramica tardo romana o medievale, indicano che questi luoghi erano già molto frequentati ben prima dell'Ottocento, quando i carbonai toscani allestirono la mulattiera diventata oggi un sentiero di escursione, tra piazzole e punti di rifugio. La loro base era a valle, a poche centinaia di metri da dove inizia l'escursione, dove alcuni ruderi in una zona chiamata "Carcinargiu" ricordano che quello era il punto di rifornimento per chi doveva stare poi giorni e giorni nel bosco per guadagnarsi da vivere.

Ancora qualche centinaio di metri e la palude si apre alla vista all'improvviso in mezzo al bosco. In autunno, l'acquitrino non è popolato dal Ranuncolo selvatico che in altre stagioni copre lo specchio d'acqua, aggiungendo colori a un quadro già molto ricco. La suggestione è forte e il silenzio accompagna lo stupore. "È un posto magico - racconta Matteo Cara, geografo nuorese, fotografo e docente del Soccorso alpino - il suo fascino è qualcosa di enorme, un'escursione che non si dimentica, anche se è un posto che ha un equilibrio ambientale molto delicato e quindi è necessario tutelarlo perché difficilmente può subire una pressione antropica forte".

La tutela Nonostante la palude sia circondata da zone allestite per il picnic, infatti, qui la natura vive in un equilibrio la cui bellezza non può essere assolutamente alterata. Intorno, quello che può diventare un paradiso per i climber ha necessità di altrettanta tutela per evitare danni agli splendidi tafoni che disegnano figure immaginarie sulle rocce. "Per la prima volta sono venuto qui una decina di anni fa, con persone della zona: da allora me ne sono innamorato e ogni volta che piove, e la laguna si riempie, si ricrea questo paradiso della natura suggestivo e unico in Sardegna", conclude Matteo Cara. Un paradiso da ammirare ma con moderazione. Per il bene di questo miracolo del creatore.
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