Le ruspe di Trump hanno demolito gli uffici della first lady
La sala da ballo in costruzione nell’ala est della Casa Bianca sorgerà sulle macerie di un pezzo di storia delle donnePer restare aggiornato entra nel nostro canale Whatsapp
Il fantasma di Rosalynn Carter lo perseguiterà in eterno. Fu lei la prima first lady degli Stati Uniti a stabilire il proprio quartier generale nella East Wing, l’ala est della Casa Bianca che l’attuale inquilino ha demolito per far costruire una sala da ballo di 8mila metri quadrati destinata ad accogliere sino a mille persone. In aggiunta ai danni seminati nel mondo, Donald Trump sta provvedendo a malmenare anche lo storico edificio al 1600 di Pennsylvania Avenue, col solo fastidio dell’intervento di un giudice di primo grado che il 31 marzo scorso ha bloccato i lavori, in attesa che il 5 giugno si pronunci la Corte d’appello per il Distretto di Columbia.
Dopo gli spari alla cena dei corrispondenti della Casa Bianca, all’Hotel Hilton di Washington, il presidente ha colto la palla al balzo dichiarando che, «questo evento non sarebbe mai accaduto con la sala da ballo top secret attualmente in costruzione alla Casa Bianca», e difatti il suo progetto della ballroom prevede la costruzione di un bunker sotterraneo che dovrebbe sostituire il rifugio antiatomico costruito dopo la seconda guerra mondiale.
Sia come sia, il tycoon ha buttato giù un pezzo altamente simbolico dell’edificio presidenziale Usa, quello in cui Eleanor Roosevelt organizzò 350 conferenze stampa durante i quattro mandati del marito Franklin Delano, la prima il 6 marzo 1933 con sole donne croniste, neanche un giornalista maschio. Questa era l’ala che Betty Ford, moglie del repubblicano Gerald Ford e first lady dal 1974 al 1977, definì «il cuore della Casa Bianca». (Se la West Wing della Casa Bianca, diceva, «è il cervello del Paese, la East Wing è il cuore»). Qui lei, amatissima dagli americani e soprattutto dalle americane (parlò apertamente della sua dipendenza da alcol e farmaci, nonché del cancro al seno che l’aveva colpita) progettò le sue battaglie in difesa delle donne e dei fragili, ma fu Eleanor Rosalynn Smith Carter (prima signora degli Stati Uniti dal 1977 al 1981) a far battere davvero il “cuore della Casa Bianca” creando un vero e proprio ufficio con uno staff di diciotto persone. Un insediamento che non era soltanto apparenza o rappresentanza, e che indicava bensì anche la nuova caratura della carica di first lady: non più solo silenziosa (poche le eccezioni fino ad allora) moglie del commander in chief, bensì cesellatrice del carisma presidenziale, detentrice di un ruolo politico solo apparentemente secondario. Bella, elegante con misura (pare cucisse personalmente tanti degli abiti che indossava), sorridente, era nota come “la magnolia d’acciaio”.
«Sono sempre stata più una partner politica che la moglie di un politico», ha confidato nel memoir “First Lady From Plains”, pubblicato nel 1984. Tante infatti le cause umanitarie che l’hanno vista in prima linea, dalle battaglie sul fronte della salute mentale, e quelle dei diritti delle donne e dell’assistenza sanitaria. E poiché aveva in mente un ruolo nient’affatto ancillare prima ancora di entrare alla Casa Bianca a fianco al marito, fu la prima moglie di un candidato a presidente a fare una promessa elettorale: davanti al popolo americano assunse l’impegno di riformare la legislazione a favore dei malati mentali. Uno dei momenti di cui andò più fiera come first lady, dichiarò nelle sue memorie, fu appunto l’approvazione del Mental Health Systems Act del 1980.
Fu lei, inoltre, a introdurre nel dibattito pubblico la condizione dei caregiver, ovvero delle persone che si prendono cura di familiari anziani, malati o disabili. Per questo fondò il Rosalynn Carter Institute-RCI for Caregivers, con l’obiettivo di promuovere il benessere di coloro che si dedicano all’assistenza di persone affette da malattie croniche o disabilità. Diceva: «Ci sono solo quattro tipi di persone al mondo. Quelle che sono state caregiver. Quelli che lo sono attualmente. Quelli che lo saranno e quelli che avranno bisogno di un caregiver». Oltre 40 anni fa ha sollevato un problema che già allora, e oggi ancor più, aveva i contorni dell’emergenza.
Ecco, Donald Trump ha demolito il pezzo della Casa Bianca che è stato il nido di Rosalynn Carter e di tante first lady più o meno attive. Melania no, pare che avesse declassato l’ala est a magazzino per incartare regali, anche se (come ha rivelato il Wall Street Journal) avrebbe confidato ai suoi collaboratori di non condividere l’iniziativa.
Nbc News ha definito i lavori intrapresi nell’ala est come, «il più grande progetto di ristrutturazione della Casa Bianca dai tempi di Truman». Costruita nel 1902, sotto la presidenza di Theodore Roosevelt, come ingresso per gli ospiti, la East Wing era lo spazio di un lungo guardaroba per soprabiti e cappelli. Quarant’anni dopo, nel 1942, presidente Franklin Delano Roosevelt, fu ampliata e ristrutturata (con l’aggiunta di un secondo piano) principalmente per coprire la costruzione di un bunker sotterraneo, ora noto come Presidential Emergency Operations Center. Proprio lo spazio dove sorgerà adesso il bunker che dovrebbe ospitare il presidente e gli alti funzionari Usa in caso di attacco. Altri lavori furono fatti tra il 1948 e il 1952 quando l’intero edificio, dichiarato inagibile, venne ristrutturato da capo a piedi, col presidente Harry S. Truman costretto a trasferirsi nella Blair House, la residenza davanti alla Casa Bianca sull’altro lato di Pennsylvania Avenue.
Adesso le ruspe sono tornate in azione e hanno cancellato lo spazio conquistato dalle first lady che si sono avvicendate negli ultimi decenni. Una decisione in linea con il maschilismo di Donald Trump e non serve qui ricordare (è davvero avvilente) che cosa lui pensi delle donne. Che sia perseguitato in eterno dal fantasma di Rosalynn Carter e di tutte le altre.
