Trovarsi nel vuoto cosmico a centinaia di migliaia di chilometri dalla Terra senza possibilità che arrivino i soccorsi in caso di necessità. Soli con sé stessi e le proprie capacità, dovendosi fidare della tecnologia, del supporto di chi segue l’operazione da terra e delle competenze dei compagni di viaggio.

Il decollo

Oggi primo aprile 2026 (in Italia sarà da poco iniziato il 2), a meno di ulteriori rinvii il volo Artemis II decollerà dalla base spaziale della Nasa in Florida (il Kennedy Space center) e si dirigerà verso la Luna con a bordo quattro astronauti: il comandante Reid Wiseman, 50 anni, il pilota Victor Glover, 50, la specialista di missione Christina Koch (già protagonista della missione più lunga per una donna: 328 giorni), 47, e il canadese Jeremy Hansen, 50, che prenderanno posto sulla capsula Orion (cui è stato dato il nome Integrity).

L'astronauta Neil Armstrong sulla Luna, primo uomo a poggiare piede sul satellite
L'astronauta Neil Armstrong sulla Luna, primo uomo a poggiare piede sul satellite
L'astronauta Neil Armstrong sulla Luna, primo uomo a poggiare piede sul satellite

Il conto alla rovescia è già cominciato, il decollo è previsto mezzora dopo la mezzanotte italiana, le 18,30 negli Usa, con una finestra di due ore e ulteriori opportunità fino al 30 aprile. Si tratta del primo viaggio verso il nostro satellite con un equipaggio dai tempi delle missioni Apollo, una delle quali (la 11) è rimasta nella storia per il primo allunaggio di un essere umano (due in quel caso). Era il luglio del 1969. Altre missioni e altri sbarchi erano seguiti, poi dal 1972 il programma era stato abbandonato.

Lo Space X sulla rampa di lancio
Lo Space X sulla rampa di lancio
Lo Space X sulla rampa di lancio

Ritorno al passato

Solo negli ultimi anni è tornato di moda, in parte per la volontà di esplorare l’ignoto ma soprattutto per la mai assente battaglia geopolitica: l’obbligo di non perdere terreno nei confronti delle nuove potenze mondiali arrivate allo stesso livello, se non superiore, degli Stati Uniti. Gli Usa rischiano di perdere un primato ultra sessantennale a vantaggio principalmente della Cina, il cui programma lunare avanza a grandi passi.

Jared Isaacman, direttore della Nasa, lo ha spiegato con chiarezza: «La sfida è reale e competitiva e la nostra politica spaziale punta a garantirci una superiorità spaziale». Così dopo i pesanti tagli ai fondi destinati alle missioni spaziali e l’accantonamento di numerosi progetti, si è ripreso a guardare verso il cielo affidandosi però principalmente a investitori privati quali, su tutti, Jeff Bezos (proprietario di Amazon) ed Elon Musk, capaci di realizzare navette moderne e più performanti per portare un equipaggio umano nel cosmo.

Arrivare fin sulla Luna però è impresa differente dall’arrivare a circa 400 chilometri di altitudine, dove si trova la stazione spaziale internazionale. Per farlo è necessario moltiplicare per mille quella distanza così da giungere a ridosso del satellite; poi ci si deve anche girare intorno ed essere capaci di rientrare. Il tutto senza problemi imprevisti fatali. Impresa complicata. Che ha avuto un’accelerata negli ultimi anni.

Il decollo di Saturn V dalla Florida verso la Luna nel luglio 1969
Il decollo di Saturn V dalla Florida verso la Luna nel luglio 1969
Il decollo di Saturn V dalla Florida verso la Luna nel luglio 1969

La missione

La missione Artemis è (o vuole essere) il punto di partenza di una nuova epoca di esplorazione se non di colonizzazione, perché l’ultimo obiettivo della Nasa è la costruzione di una base stanziale sul suolo del nostro satellite: punto di lancio per future missioni verso Marte, la cui fattibilità è ancora più complicata (il pianeta rosso dista da noi decine di milioni di chilometri e solo per arrivarci serve un viaggio lungo sei mesi).

In precedenza c’è stato Artemis I, un volo di prova senza equipaggio completato con successo nel 2022. Stavolta sarà la prima volta che l’agenzia spaziale americana metterà alla prova i sistemi di supporto vitale della capsula Orion con esseri umani a bordo. Glover sarà il primo uomo di colore a orbitare intorno alla Luna; Koch la prima donna; Hansen, dell'Agenzia spaziale canadese, il primo non americano.

L’impresa, che vede una grande cooperazione internazionale (l’Agenzia spaziale canadese, quella europea che ha realizzato il modulo di servizio e la Jaxa), durerà dieci giorni. La gravità della Luna agevolerà l’arrivo della capsula, che ne circumnavigherà il lato nascosto e poi si dirigerà verso casa. Il lancio, previsto inizialmente a febbraio, ha già subito due rinvii. Risolte le difficoltà, il razzo alto quasi 100 metri è tornato in rampa di lancio (la stessa utilizzata da alcune missioni Apollo) dopo un trasporto durato ore dall’hangar di assemblaggio.

Un razzo appena decollato verso lo spazio (Ansa)
Un razzo appena decollato verso lo spazio (Ansa)
Un razzo appena decollato verso lo spazio (Ansa)

Il futuro

Solo il primo passo. Altri ne seguiranno. Artemis III si concentrerà sulle manovre di attracco tra la capsula Orion e i sistemi di atterraggio sviluppati da aziende private, tra cui il lander derivato dalla Starship di SpaceX e il veicolo New Glenn di Blue Origin. Il primo allunaggio è atteso con Artemis IV nel 2028.

Nel frattempo gli Stati Uniti hanno cancellato il programma Gateway, la stazione spaziale in orbita lunare concepita come snodo per le missioni sulla superficie, mentre l’attuale stazione (la Iss) sarà abbandonata entro il 2032 e fatta cadere sulla Terra.

Al suo posto è stata studiata una base permanente sul polo sud della Luna (il costo: 20 miliardi di dollari) da realizzare nei prossimi sette anni riutilizzando i componenti già costruiti e destinati alla stazione spaziale. L’obiettivo è eseguire i lanci ogni sei mesi per due missioni di allunaggio all'anno con equipaggi che si avvicenderanno sulla superficie del satellite e un piano diviso in tre fasi.

La Sardegna fotografata dalla Stazione spaziale (Ansa)
La Sardegna fotografata dalla Stazione spaziale (Ansa)
La Sardegna fotografata dalla Stazione spaziale (Ansa)

La prima prevede l’invio di rover pressurizzati e strumenti scientifici per testare sistemi di mobilità, nuove tecnologie, energia, comunicazione e navigazione; la seconda la realizzazione di infrastrutture stabili e moduli abitativi capaci di ospitare persone; la terza lo sviluppo di un’infrastruttura permanente con centrali energetiche nucleari e solari, macchine utili a costruire gli edifici, una rete di telecomunicazioni, un sistema di posizionamento Gps lunare e satelliti di osservazione.

La guerra

Esplorazione, conoscenze, salti tecnologici. C’è tutto questo nel salto verso l’ignoto. Ma anche altro: su tutto, le risorse idriche del polo sud lunare. Obiettivo della Cina. Gli Usa sinora hanno investito 107 miliardi di dollari sul programma e «se dovessimo fallire e vedere i nostri avversari raggiungere i propri obiettivi lunari prima dei nostri», ha detto il direttore Isaacman, «non potremo consolarci dicendo che abbiamo rispettato i protocolli. Il pubblico americano è stato molto paziente, le aspettative sono giustamente molto alte. E non abbiamo intenzione di deluderle».

E neanche si vuole deludere il presidente Donald Trump. Le cui reazioni ai fallimenti, si sa, non sono tenere. Mentre sulla terra infuriano decine di guerre, una delle quali scatenate da lui.

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