Filippo di Edimburgo era ancora un giovane uomo, quando atterrò in Sardegna con la regina Elisabetta. Era il 29 aprile 1961, tra poco saranno 60 anni esatti. Al principe consorte mancava qualche settimana per compierne 40. Grosso modo l'età che ha oggi Ibrahimovic, qualche mese più di Meghan Markle. Chissà se Filippo, morto il 9 aprile a 99 anni, avrà serbato nel tempo qualche ricordo di quella breve tappa a Cagliari. Meno breve del previsto, in realtà: i sovrani d'Inghilterra avrebbero dovuto trattenersi nel capoluogo solo un paio d'ore, tra l'atterraggio all'aeroporto militare di Decimomannu e la ripartenza dal capoluogo a bordo del Britannia, il lussuoso panfilo della famiglia reale. Ma un guasto ai motori costrinse la nave a trattenersi in porto fino al giorno dopo.

Per quanto fulminea, comunque, la visita aveva entusiasmato l'Isola. "La Sardegna in nome dell'Italia dà il benvenuto agli ospiti regali", titolava L'Unione Sarda alla vigilia: il blitz nell'Isola era infatti l'inizio di un lungo viaggio nel nostro Paese, in cui il protocollo classificava come "visite ufficiali" le tappe di Napoli e Roma, "pubblica" quella di Torino, "turistiche" (quindi più informali) quelle in Sardegna, a Venezia e a Milano.

In quel sabato di fine aprile, i Windsor partirono da Londra a bordo di un Comet della British Airways. Nel giorno della scomparsa del principe Filippo, la compagnia aerea lo ha ricordato su Facebook proprio con la foto della coppia reale all'imbarco del volo per la Sardegna. Atterrarono alle 16, sotto una pioggia che aveva improvvisamente reso un po' più britannico il clima isolano. "Dopo mesi di cielo crudelmente limpido, l'Isola del sole ha accolto sua maestà la Regina Elisabetta II e il principe Filippo con acqua e vento": la prosa brillante sull'Unione Sarda era quella di Giuseppe Fiori, una delle grandi firme del quotidiano, non ancora famoso per le straordinarie biografie di Gramsci, Lussu e Berlinguer.

Il suo racconto descrive quasi in scala uno a uno il pomeriggio cagliaritano dei reali inglesi: ma ovviamente l'attenzione era concentrata su Elisabetta, 35enne e già da nove anni sul trono. A fronte di una minuziosa descrizione dell'aspetto della regina, del marito si sa solo che teneva una bombetta in mano ed era "vestito di blu, la camicia bianca a righine azzurre, la cravatta color sangue di bue".

Leggendo l'articolo di Fiori quasi ci si dimentica di lui, distratti da Elisabetta che fa fermare il corteo di auto ad Assemini per ricevere l'omaggio floreale di un bimbo, e poi all'arrivo in via Roma, a Cagliari, sorride alle ragazze di un gruppo folk che le regalano "due bambole in costume ed un gioiello in filigrana". Malgrado il maltempo, in tantissimi si erano radunati lungo il percorso del corteo da Decimomannu, e davanti al Municipio cagliaritano l'auto della regina era stata letteralmente circondata. Le foto della giornata mostrano il sindaco Giuseppe Brotzu costretto a pronunciare il suo discorso di benvenuto all'illustre ospite in una scomoda posizione, chino attraverso lo sportello semiaperto della vettura, da cui Elisabetta non poteva uscire per via della pioggia.

Ormai già avvezzo al ruolo di ombra silente che reciterà per tutta la vita, il principe di Edimburgo riappare nel resoconto solo quando, in mezzo alla folla, "risponde alle acclamazioni tagliando l'aria con gesti svelti della mano". Molto più di lui attira l'interesse del cronista la regina madre, che invece era approdata a Cagliari dalla mattina a bordo del Britannia e aveva potuto visitare il villaggio nuragico di Barumini. Come guida turistica le era toccata la migliore possibile: Giovanni Lilliu, lo studioso cui si deve la scoperta del grandioso complesso archeologico.

Per Elisabetta e Filippo, invece, nessuna escursione: dopo il bagno di folla in via Roma salirono subito a bordo del Britannia e non misero più piede sul suolo sardo. Lo yacht avrebbe dovuto salpare già alle 18.15 per navigare lungo le coste isolane, forse - si diceva - fino alla Maddalena: ma la piccola avaria registrata all'ingresso in porto consigliò di rinviare la partenza alla mattina successiva, e a quel punto il comandante fece rotta direttamente su Napoli, seconda tappa italiana. Mentre il panfilo lasciava Cagliari, racconterà il giorno dopo L'Unione Sarda, i giornalisti che seguivano le operazioni dalle barche vicine "hanno potuto vedere per qualche minuto sulla passeggiata di poppa la regina Elisabetta e il principe Filippo, che osservavano con i binocoli il panorama della città, digradante sul mare".

Può darsi che Filippo e sua moglie non abbiano conservato memorie particolari di quella conoscenza così effimera della Sardegna, e del resto neppure nei sardi è rimasta granché impressa la loro toccata e fuga. Curiosamente però in quegli stessi giorni un altro giovane principe esplorava l'Isola, da Alghero alla Gallura, per un rapporto che si rivelerà ben più duraturo. È sempre L'Unione Sarda del primo maggio 1961 a rivelarlo: "L'Aga Khan si costruirà una villa vicino ad Olbia". Era l'inizio di una lunga storia.
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