Che l’olio extravergine italiano sia tra i migliori al mondo lo dimostrano gli attestati che da anni piovono in quasi tutte le regione. Certo poi che questo mondo agricolo molto dipende dalle annate, dal clima, dallo stato di salute delle piante. Fattori che incidono, moltissimo, su qualità e quantità. L’Area Studi Mediobanca nei giorni scorsi ha pubblicato un aggiornamento dell’indagine sull’industria dell’olio d’oliva in Italia che contiene i dati più recenti sul contesto nazionale ed internazionale.

In Europa

<Nel 2024-2025 il podio dei principali consumatori mondiali di olio di oliva si è modificato: la Spagna, grazie ad una crescita del 14,3% rispetto all’anno precedente, si posiziona in prima posizione con 460mila tonnellate (14,3% del totale) spodestando l’Italia, che accusa un calo dei consumi del 4% che l’ha portata al di sotto delle 400mila tonnellate. Meglio dell’Italia anche gli Stati Uniti (398mila tonnellate, +8%), mentre registrano un aumento superiore al 20% la Turchia (+21,2% che le consente di mantenere la quarta posizione), la Grecia (+21,5% nel 2024-25 posizionandosi in settima posizione) e il Brasile (+20,3%, ottavo)>, si legge nel report. Che conferma quindi la Spagna come il leader globale nella produzione di olio d’oliva, con un’incidenza del 36,1% , seguita da Turchia (450mila tonnellate, +109,3% sull’anno precedente) e Tunisia (340mila tonnellate, +54,5%). Bene anche la Grecia che ha registrato un aumento del 42,9% (250mila tonnellate); male invece l’Italia che nel 2024-’25 ha registrato un calo produttivo del 31,8%.

L’andamento dei prezzi

<L’andamento dei prezzi all’origine dell’olio di oliva risente dei movimenti della produzione nei diversi paesi. Tra fine 2022 e inizio 2024 le valutazioni sono pressoché raddoppiate ovunque: da 3,9 a 8,3 euro/kg l’olio EVO greco (Chanià); da 4,7 a 8,8 euro/kg il prezzo di quello spagnolo di Jaén e da 5,4 a 9,7 euro/kg l’olio EVO italiano di Bari. Nel corso del 2024 hanno iniziato a perdere valore l’EVO spagnolo e quello greco fino ad attestarsi ad inizio 2025 su valori di poco superiori a 4 euro/kg>, precisano dal centro studi Mediobanca. Capitolo a parte invece per i prezzi dell’olio EVO italiano (mercato di Bari), costantemente più elevato, <a dimostrazione della maggiore qualità percepita. Nel novembre 2025 le quotazioni dell’olio extra-vergine di oliva italiano sono scese a 7,58 euro/kg, valore comunque 1,5 volte superiore rispetto a quello medio della Grecia (5,05 euro/kg), 1,7 volte quello spagnolo (4,54 euro/kg) e 2,1 volte quello EVO della Tunisia (3,68 euro/kg)>.

Esportazioni

Due anni fa il volume esportato di olio d’oliva a livello globale è cresciuto del 22,9% rispetto al 2023. Anche in questo caso il Paese che ne ha esportato di più è la Spagna: valore di 5 miliardi di euro (41,4% del totale mondiale). Seconda per l’Italia con un aumento di oltre il 40% (2,8 miliardi di euro), seguita dal Portogallo (1,5 miliardi di euro, +33,4% sul 2023). A importare l’olio ci hanno pensato soprattutto gli Stati Uniti (valore cresciuto del 45,8% sul 2023), e poi l’Italia (+15,3%) , terza la Spagna, il cui importato è cresciuto ad un tasso inferiore (+9,5%). <Complessivamente le importazioni globali di olio d’oliva nel 20024 hanno superato i 14 miliardi di euro, in aumento del 32,4% sull’anno precedente>, precisano da Mediobanca sottolineando anche un altro aspetto, < L’analisi dei flussi che concorrono al bilancio nazionale dell’olio d’oliva, effettuata sui dati attesi per il 2025-26, evidenzia la strutturale mancanza di autosufficienza dell’Italia. La produzione interna non riesce da sola a sostenere gli elevati consumi; è necessario quindi un elevato ricorso alle forniture esterne di olio d’oliva che rende il saldo commerciale finale negativo>. A contrario invece della Spagna dove gli elevati quantitativi prodotti consentono di portare in positivo la bilancia commerciale.

Il dato italiano

<Nel 2024 l’Italia ha esportato quasi 300mila tonnellate di olio d’oliva, in calo del 7,8% rispetto all’anno precedente. La metà dell’export si concentra in tre Paesi: Stati Uniti, Germania e Francia. Quanto alle importazioni italiane, nel 2024 si sono ridotte del 6,2% rispetto all’anno precedente. Più della metà dell’import dell’olio d’oliva proviene dalla Spagna>, si legge nel report.

La superficie coltivata

Nel 2024, l’8% dei 12,2 milioni di ettari della Superficie agricola utilizzata in tutta Italia è destinato alla coltivazione di ulivi, <quota che si è ridotta del 7,1% negli ultimi dieci anni. Il picco si registra in Calabria (30,4% della Sau regionale), poi la Puglia (27,3%) e la Liguria (19,9%. In Sardegna appena il 2,5% della Sau è destinata alla coltivazione di ulivi. Vien da se che la Puglia è anche la regione che produce più extravergine (45,1% del totale nazionale), poi la Sicilia (10,7%) e la Calabria (10,3%). Al di sotto della media nazionale del 15,4% la Sardegna che con l’11,4% è la più bassa tra le prime dieci.

Altissimo però il numero di oli d’oliva riconosciuti a livello europeo: 42 Denominazione di Origine Protetta e 8 Indicazione Geografica Protetta che tutti insieme raggiungono il 32,3% dei prodotti registrati in UE del comparto oli e grassi. Pe quanto riguarda il biologico poco meno del 90% della produzione si concentra in Puglia, Calabria e Sicilia. La Sardegna arriva appena all’1%.

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