Quanto dolore può sopportare una famiglia? Quanta angoscia può provare una madre che vede sparire nel nulla il proprio figlio? Quanto può essere grande il senso di impotenza di un padre che vede il letto del suo primogenito vuoto? Non esiste una risposta, non esiste il modo di misurare la disperazione della famiglia di Fabio Serventi, il giovane di 23 anni scomparso nel nulla un anno fa. Già, è passato un anni da quel maledetto mese di marzo 2020 quando, nel bel mezzo della pandemia, Fabio è scomparso per sempre dalla sua casa di Perdaxius. Da allora soltanto il silenzio, soltanto gli appelli senza risposta di una madre che sa che non potrà più abbracciare suo figlio ma che vorrebbe almeno una tomba su cui poterlo piangere. Sì, perché l'unico dato certo in questa storia caratterizzata anche dal silenzio assordante di una comunità che ha lasciato sola la famiglia Serventi, c'è soltanto una certezza: Fabio è stato ucciso.

Prima era soltanto un sospetto ma adesso la Procura non ha dubbi: ad uccidere questo ragazzo di 23 anni sarebbe stato Andrea Pinna, un 35enne di Perdaxius che Fabio Serventi conosceva benissimo. Lo avrebbe attirato in una trappola, lo avrebbe ucciso e poi si sarebbe disfatto del suo cadavere.

Il condizionale è d'obbligo perché Pinna, nonostante sia rinchiuso da un anno in carcere, non ha ancora ammesso le sue responsabilità. Responsabilità che sono però emerse chiaramente da una lunga serie di intercettazioni telefoniche che hanno portato il pm Luca Forteleoni a pensare che dietro questo delitto ci sarebbe stata anche premeditazione nell'intenzione di uccidere. La richiesta di rinvio a giudizio (l'udienza preliminare è fissata per il 23 aprile), che riassume l'imputazione conclusiva mossa dal pm, è dei giorni scorsi ma lui resta ancora chiuso nel silenzio. Eppure era stato lui a raccontare agli amici i dettagli di quel delitto che potrebbe costargli l'ergastolo. Per evitare l'aggravante che porta alla massima pena avrebbe potuto collaborare facendo ritrovare il corpo della vittima e chiedere il rito abbreviato. Ma nulla: non ha parlato, ha continuato a dichiararsi estranei ai fatti per i quali secondo gli inquirenti ci sarebbero di mezzo anche altre persone.

Secondo gli investigatori Andrea Pinna avrebbe avuto il mandato ad uccidere dietro un corrispettivo in denaro, 5 mila euro secondo le intercettazioni. Andrea Pinna ha affidato la sua difesa all'avvocato Teresa Camoglio. Potrebbe esserci un nuovo interrogatorio, potrebbero arrivare nuovi elementi a sua difesa. Successivamente il pm procederà con la richiesta di un giudizio che, restando le cose invariate, potrà essere celebrato solo davanti alla Corte d'Assise Tanti i condizionali, in mezzo una famiglia distrutta dal dolore. «Solo io so dove si trova - ha detto agli amici nelle intercettazioni - non lo troveranno mai». In questi lunghi dodici mesi si sono ripetuti gli appelli della mamma di Fabio, Marcella Ballisai: «Fateci trovare il corpo - ha implorato. Chiunque sappia qualcosa si metta nei panni di una madre che sta vivendo questa terribile angoscia, nei panni di un padre e nei panni di un fratello e una sorella. Come potreste vivere con questo dolore? Se sapete qualcosa parlate, rivolgetevi alle forze dell'ordine. Se avete paura di parlare mandate una lettera anonima, dateci un indizio, anche la minima indicazione che può portarci a Fabio».

Dalle intercettazioni è emerso che il corpo potrebbe essere stato lasciato nei pressi di un corso d'acqua, forse gettato in uno degli invasi del Sulcis. Sin dai giorni successivi alla sparizione le ricerche si sono concentrate nei pressi della diga di Tratalias ma poi si sono estese a quella di Bau Pressiu e ai principali corsi d'acqua della zona. Ma niente, nessuna traccia del corpo di Fabio: «Lo avete ucciso per motivi futili, avete strappato alla vita un ragazzo che aveva il diritto di costruirsi un futuro - ha ripetuto più volte la madre - permettete alla sua mamma di dargli una tomba, non si può essere così crudeli, non potete lasciarci a vivere questo strazio». Ad oggi nessuno ha risposto.
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