La lamentela è da tempo diventato mantra: «Noi lavoratori dipendenti e pensionati teniamo in piedi lo Stato, mentre imprenditori e lavoratori autonomi evadono il fisco e si fanno ricchi a spese nostre». Ebbene, è arrivata la notizia che sembra rompere questo schema pluridecennale, che ora è ritenuto fuorviante. L’analisi delle dichiarazioni dei redditi, quindi sono dati ufficiali, descrivono tutt’altra realtà: imprenditori e lavoratori autonomi (le cosiddette “partite Iva”) versano quasi il doppio dell’Irpef rispetto a quanto fanno lavoratori dipendenti e pensionati. Questo, con buona pace di un dire, e di un sentire, comune che a quanto pare è risultato non veritiero e del tutto staccato dalla realtà italiana.

È stato l’Ufficio studi dell’Associazione artigiani e piccole imprese di Mestre, conosciuta con l’acronimo Cgia, a ficcare il naso nelle dichiarazioni dei redditi delle varie categorie di lavoratori. E a trovare una situazione opposta a quella che tutti, da sempre, crediamo sia quella vera e invece non lo è. Il dato non è smentibile: nell’ultima dichiarazione dei redditi disponibile, cioè quella del 2025 riferita quindi ai dati dell’anno precedente, l’Irpef media pagata dagli imprenditori e dai lavoratori autonomi è stata di 8.331 euro. Quasi il doppio, rispetto ai 4.215 che hanno versato i dipendenti, oltre il doppio se si confronta il dato con quello dei pensionati: 4.006 in media. La Cgia fa il calcolo anche in percentuale: le partite Iva versano circa il 98 per cento in più rispetto agli ex lavoratori in quiescenza. Questo divario è dovuto al fatto che i redditi medi dichiarati dagli autonomi sono decisamente più elevati rispetto a quelli delle altre due categorie di contribuenti.

Dunque, chi è tassato alla fonte in quanto dipendente deve mettersi l’anima in pace: non è vero che il peso principale dell’Irpef gravi sui lavoratori assunti dal pubblico e dal privato. Non in media rispetto al singolo lavoratore, per essere più precisi. I dati dicono il contrario e la contrapposizione con le partite Iva non ha dunque fondamento, per quanto riguarda questo discorso legato all’Irpef.

Vediamo qualche numero: in Italia ci sono 42,5 milioni di contribuenti dell’Irpef, cioè l’imposta sui redditi delle persone fisiche. Circa 23,8 milioni sono lavoratori dipendenti, che pesano per il 56 per cento, mentre i pensionati sono 14 milioni e mezzo (34 per cento). Ci sono poi 3,3 milioni di imprenditori o lavoratori autonomi, che pesano per l’8 per cento della platea dei contribuenti.

Lo Stato, con l’Irpef, rastrella ogni anno quasi 190 miliardi di euro: 100,3 dalle tasche dei dipendenti, anzi ancor prima che i soldi entrino in quelle tasche, e siamo al 53 per cento del totale. Ai pensionati spetta invece versare 58,1 miliardi, pari al 31 per cento. Gli altri 27,4 miliardi provengono invece dalle partite Iva, ed è il 14 per cento.

Quanto paga di Irpef, mediamente, un italiano? La Cgia ha calcolato 4.462 euro l’anno. La media è più alta sia rispetto a quanto versa in realtà un dipendente (4.215 euro) o un pensionato (4.006). Gli imprenditori e i lavoratori autonomi versano invece per l’Irpef 8.331 euro.

A proposito di lavoratori autonomi, che è l’altro modo di definire i liberi professionisti, disaggregando il loro dato si fanno scoperte interessanti. Ad esempio, pagano mediamente 21.528 euro di Irpef ciascuno, che scendono a 5.959 per gli imprenditori (commercianti, artigiani e titolari di piccole imprese che per l’80 per cento sono formate da una sola persona, cioè loro), mentre 5.616 è l’Irpef media dei collaboratori familiari e dei soci delle società di persone. Entrambe le categorie pagano dunque più dei pensionati e dei dipendenti. Questi ultimi includono anche chi guadagna bene, come ad esempio medici, docenti universitari, magistrati, dirigenti e manager.

Non esistono dati regionali sull’Irpef media versata dalle varie categorie professionali. Ci sono per lavoratori dipendenti, pensionati e imprenditori, questi ultimi con le sottocategorie autonomi, imprese in contabilità ordinaria e in contabilità semplificata. Il loro reddito è nettamente superiore a quello dei dipendenti e in media ammonta a 32.940 euro, cioè oltre e un terzo (35,8 per cento) in più rispetto ai dipendenti e quasi la metà (47 per cento) rispetto ai pensionati. I picchi più marcati sono in Trentino, seguono Liguria e Friuli Venezia Giulia. La Sardegna è nella parte bassa, ma non bassissima, della classifica: quindicesima. Questi i dati dell’Isola: reddito medio dei dipendenti 20.360 euro, dei pensionati 20.760, dei lavoratori autonomi 60.890, di imprese in contabilità ordinaria 65.460, di imprese in contabilità semplificata 27.170. La Sardegna ha quasi 598mila percettori di redditi da lavoro dipendente, oltre 391mila da pensione, quasi 38mila da partecipazione, poco meno di undicimila da lavoro autonomo, oltre 2.100 da imprese in contabilità ordinaria e 24.322 da imprese in contabilità semplificata. Il totale dei pagatori di Irpef sardi è di 1.113.301.

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