«Alcaraz-Sinner, sfida stellare»
Boschetto (Sky): «Non vedo chi possa impensierire i due campioni»Per restare aggiornato entra nel nostro canale Whatsapp
L’anno tennistico che verrà? «Ancora all’insegna del dualismo tra Jannik Sinner e Carlos Alcaraz: saranno loro due in lotta per la vittoria nei tornei più importanti, per la corsa al titolo di numero uno al mondo. Vedremo come si spartiranno la torta».
Luca Boschetto, voce di Sky, uno dei commentatori cresciuti alla scuola d Rino Tommasi e Gianni Clerici, dal 2012 racconta sulla pay tv gli appuntamenti più importanti del calendario internazionale e alla vigilia della prossima stagione, al via il 19 gennaio a Melbourne con gli Australian Open, non ha dubbi.
«C’è un solco enorme tra l’azzurro e lo spagnolo e il resto del mondo. Il terzo in classifica, Zverev, non ha nemmeno la metà dei punti dei primi due».
Manca il terzo incomodo tra i due duellanti.
«Sì, almeno per ora, soprattutto se pensiamo che il quarto in classifica è un 38enne, Djokovic, che tra l’altro ha giocato molto meno nelle ultime stagioni proprio per allungare la sua incredibile e unica carriera».
Per Sinner sarà il primo anno senza il tarlo del caso Clostebol.
«Per tre anni in qualche modo ha inciso nella mente di Jannik e non solo: nel 2025 Sinner ha ottenuto 11.500 punti, 500 in meno di Alcaraz, non potendo giocare per squalifica tre mesi».
Per Alcaraz sarà il primo anno senza lo storico coach Ferrero. Un’incognita?
«Non credo. Ha scelto Samuel Lopez, che era nello staff di Ferrero, il suo braccio destro nell’accademia e negli allenamenti. Magari in attesa di scegliere un supercoach che lo affianchi».
Si parla di Andy Murray.
«Vedremo, ma non mi sembra un’incognita per il tennis di Alcaraz».
Più forte Sinner o Alcaraz?
«Domanda da un milione di dollari. Io mi sono fatto questa idea. Se i due campioni giocano al loro meglio, il fattore decisivo è la superficie di gioco. Sulla terra magari vince Alcaraz, sul cemento indoor Sinner, sul cemento all’aperto vedo avvantaggiato l’azzurro, sull’erba è tutta da giocare».
Alcaraz a tratti è ingiocabile.
«Ha avuto picchi di tennis di un livello altissimo, forse inarrivabile, ma ogni tanto sbanda. Sinner è più continuo: senza quei tre mesi di stop sarebbe lui il numero uno al mondo».
Possibili rivali di questi due fuoriclasse?
«Adesso, all’inizio del 2026, non mi sembra di vedere giovani in grado di avvicinare Jannik e Carlos. Si parla molto bene del brasiliano Fonseca in prospettiva futura, ma mi sembra presto per dire che possa competere con i primi due».
Shelton?
«Gioca bene, sia chiaro, ma ha una condotta di gara un po’ disordinata, deve crescere sul piano tattico».
Zverev?
«E’ un’incompiuta. Quelle due finali Slam perse, soprattutto quella contro Thiem a New York, sono state per lui devastanti, il bivio della sua carriera nel quale ha preso la direzione sbagliata: la vittoria mai raggiunta in una Major è difficile da superare».
Draper?
«Ecco, peccato che l’inglese sia fuori per infortunio, gran bel giocatore».
C’è poi Musetti.
«Numero cinque al mondo eppure quasi oscurato in quanto a visibilità dalla cometa Sinner. Un peccato, mi dispiace, perché Musetti è forse quello che ha il tennis più bello, più elegante, che nella partita singola può veramente battere chiunque. La sua storia mi ricorda quella di Wawrinka: vinse tre slam ma fu oscurato dalla stella del connazionale inarrivabile, Federer».
Gli altri azzurri?
«Cobolli lo ammiro tantissimo, è migliorato molto, ha probabilmente le gambe migliori del circuito, ha imparato a fare tutto sul campo, può entrare tra i primi venti. Sonego è una garanzia, nel 2025 ha ottenuto i primi quarti di finale in uno Slam, anche in prospettiva Coppa Davis l’Italia può sempre farci affidamento».
E Berrettini?
«L’importante è che non si faccia male. Probabilmente non tornerà più tra i primi dieci al mondo, ma in un singolo torneo, magari sull’erba, può essere capace di tutto. Purtroppo certe volte ho la sensazione che giochi pensando che potrebbe di nuovo infortunarsi, ma magari è solo una mia impressione sbagliata, me lo auguro».
La Sabalenka si confermerà la numero uno al mondo?
«È la più forte, se gioca al meglio. Certe sue sconfitte si spiegano solo con difficoltà psicologiche, tecnicamente e fisicamente è la numero uno dappertutto, a parte la Swiatek sulla terra».
Altre rivali?
«La Rybakina gioca un grande tennis, forse le manca la continuità».
La Gauff deve risolvere i problemi sul dritto.
«E’ incredibile che una giocatrice di quel livello non riesca a porre rimedio a una lacuna tecnica così grave sul diritto e anche al servizio, quando è in giornata no è in grado di commettere anche venti doppi falli».
Le italiane?
«C’è rimasta Jasmine Paolini a certi livelli, penso che possa confermarsi tra le prime dieci al mondo e tentare l’impresa nei grandi tornei. È arrivata tardi in alto ma ha ancora tre-quattro anni ad alto livello, fisicamente ha doti incredibili e a tennis gioca moto bene. E rappresenta per tutti un esempio di come lavoro e intelligenza possano sopperire ad altre lacune».
Atp finals a Torino o a Milano?
«Sono questioni politiche, non le seguo con molto interesse. Così come le finali di Davis, alla fine l’importate è che restino in Italia».
Sinner giocherà di nuovo in Davis nel 2026?
«Dipende da come andrà la stagione, non ha chiuso la porta per sempre alla Nazionale. Musetti certamente sì, tornerà, ma non scordiamo che L’Italia ha vinto insalatiera senza Sinner e Musetti, dimostrando davvero di essere la nazione più forte al mondo, un paese che sta vivendo un momento d’oro incredibile e che tutto il mondo prende come modello».
