Perché Budapest sì e Cagliari no? Il turismo non è questione di clima ma di collegamenti
Non sono certo i gradi sotto zero e i marciapiedi ghiacciati a fermare i viaggi nella capitale ungherese. Quanto basta per capire che pure d’inverno il capoluogo sardo potrebbe essere una meta vacanzieraPer restare aggiornato entra nel nostro canale Whatsapp
“Winter” e “Summer”. Inverno ed estate. Sono queste le due galassie temporali che a Cagliari fanno chiudere la città dagli inizi di novembre alla fine di marzo. Ma basta l’ennesimo caso di turismo che funziona, ovvero Budapest, per capire che l’industria delle vacanze non c’entra con il clima ma è solo una questione di collegamenti.
Andiamo con ordine: il capoluogo sardo è collegato tutto l’anno con la capitale ungherese. Due ore scarse di volo. In questi giorni di febbraio, una media di dieci gradi di minima da noi; sotto zero da loro. Qui la città deserta è spesso deserta dopo le nove di sera, anche perché la pioggia non invoglia a uscire, per forma mentis; lì strade ordinate ma sempre in movimento, con la neve che in questo periodo non manca insieme a certi marciapiedi ghiacciati. E pure un po’ di pioggia è frequente.
Vuol dire che gli ungheresi escono di più dei cagliaritani? Nulla di tutto questo. Nelle strade di Budapest ci sono turisti che animano la città anche quando i residenti se ne stanno a casa. E si sa: quando si parte, si sfidano le intemperie per conoscere la nuova meta. Ma è proprio quella condizione di vacanziere che ha il vantaggio di far girare l’economia e dare un volto diverso agli spazi urbani.
Certo, Budapest ha da offrire un patrimonio artistico e architettonico che Cagliari non ha. E va detto: la capitale ungherese merita di essere vista per una serie di solide ragioni che diremo dopo (e tutte legate alla bellezza). Ma il capoluogo sardo, pur nelle sue dimensioni più ridotte, ha le sue carte da giocare. E tra Ctm e Arst ci si può muovere con una facilità che solo dieci anni fa non era nemmeno immaginabile. Allora dove sta il problema? La risposta va trovata ancora più a monte: Cagliari è fuori competizione perché nella stagione “winter”, quella del mortorio nei collegamenti, non ci sono voli. Più che destagionalizzare, da noi si potenziano le tratte in estate. Non si vede molto altro in giro.
Le riflessioni sul tema si sprecano. Ma è davvero un peccato che si continui a perdere l’occasione di portare Cagliari sulla vetrina europea per assenza di voli. Se ne gioverebbero tutti, anche quei quartieri del centro, da Castello a Villanova, carichi di b&b vuoti per assenza di vacanzieri.
Per tornare a Budapest: chi ha molta voglia di camminare, in due giorni pieni riesce a vedere moltissima di questa città che ha la sua parte in collina, Buda, e quella in pianura, Pest. Le due metà della capitale sono separate dal Danubio ma collegate da numerosi punti. Il più celebre è quello delle catene, che è pure il più vecchio. Ma ce ne sono tanti dal Freedom bridge, davanti alla collina di Gellért, a Margit bridge.
Il Parlamento, lato Pest, è una perla rara. Bianca e puntellata di rosso. Di notte, con le luci, sembra oro sospeso sull’acqua. Il Castello, lato Buda, in parziale rifacimento, è una tappa obbligatoria, insieme alla chiesa di San Mattia e ai Bastioni. Difficile dire quale delle due parti della capitale sia più bella. Dipende dall’umore, forse. Il lato collina, nella parte più alta, è fiabesco; Pest è più da andatura veloce, con la sua Piazza degli eroi, Andrassy boulevard, la basilica di Santo Stefano, la sinagoga, l’Opera e il naso sempre all’insù per vedere chiese e palazzi storici.
Budapest – ma qui basta Booking – offre tantissime opzioni di pernottamento a prezzi molto concorrenziali e di buona qualità. Pranzi e cene costano più o meno come da noi. Ma se si scelgono ristorantini turchi o quelli di cucina internazionale, senza troppe pretese, si spende molto meno.
Una nota di merito al trasporto pubblico. Nella metro, efficientissima, non esistono i tornelli, a differenza di quanto accade nel resto del mondo. A Budapest, in teoria, si può entrare senza pagare. E fa un certo effetto, perché questa fiducia nel senso civico dà la misura esatta di quanto il rispetto del servizio pubblico sia un fatto culturale. Di educazione collettiva. Per chiarezza: la furbizia non paga. Nessuno si sogni di applicare italiche regole in Ungheria: i controlli ci sono e sono abbastanza frequenti. Il biglietto va comprato sempre, è l’avviso a turisti e naviganti.
