Cagliari, 11 febbraio 1819. Dopo dodici giorni di navigazione, un ufficiale piemontese di ventinove anni sbarca nel porto della città. Si chiama Alberto Ferrero della Marmora. Ha combattuto nell’esercito di Napoleone, appartiene a una delle più importanti famiglie aristocratiche del Piemonte e coltiva una grande passione per le scienze naturali.

È arrivato in Sardegna per studiare gli uccelli. Finirà per dedicare all’isola quasi quarant’anni di ricerche, diventando uno dei maggiori protagonisti della sua esplorazione scientifica nell’Ottocento.

La Sardegna che incontra è una terra difficile da attraversare. Le strade sono poche, molte regioni interne sono scarsamente conosciute dalla cartografia europea, i collegamenti richiedono lunghi viaggi a cavallo. Montagne, foreste, miniere e monumenti antichi offrono un campo di ricerca straordinario.

Nato a Torino nel 1789, Alberto appartiene alla famiglia Ferrero della Marmora. I fratelli Alessandro e Alfonso avranno un ruolo di primo piano nella storia militare e politica italiana: il primo fonderà i Bersaglieri, il secondo diventerà generale e presidente del Consiglio.

Alberto segue inizialmente la tradizione militare familiare. Studia alla scuola imperiale di Fontainebleau, in Francia, combatte a Wagram nel 1809 e partecipa alle campagne di Germania del 1813.

La formazione militare gli fornisce competenze in matematica, topografia e cartografia, decisive per la sua futura attività scientifica.

Dopo la caduta di Napoleone torna al servizio dei Savoia. Nel 1819 compie il primo viaggio in Sardegna, dove entra in contatto con naturalisti e studiosi, tra cui Jacob Keyser e il direttore del museo cagliaritano De Prunner.

Nel 1821, dopo i moti costituzionali piemontesi, viene allontanato dall’esercito per sospette simpatie liberali. La Sardegna diventa anche il luogo del suo confino politico.

Quella che potrebbe sembrare una battuta d’arresto si trasforma nell’occasione per approfondire le ricerche iniziate due anni prima.

Cominciano anni di ricognizioni sul territorio. La Marmora attraversa il Campidano, studia il Sulcis, il Sarrabus e il Gerrei, raggiunge l’Ogliastra e il Gennargentu. Esplora le regioni occidentali e settentrionali, dal territorio di Oristano alla Nurra, dal Logudoro all’Anglona e alla Gallura.

Non si tratta di un’unica spedizione, ma di numerosi viaggi distribuiti nell’arco di decenni.

Si sposta lungo mulattiere e sentieri, a cavallo e a piedi, utilizzando guide locali e strumenti scientifici. Rileva altitudini, osserva le rocce, raccoglie fossili, studia la vegetazione e registra informazioni sui centri abitati.

Il suo obiettivo è costruire una conoscenza sistematica della Sardegna, mettendo in relazione geografia, geologia, storia naturale e condizioni economiche.

Particolare attenzione dedica al Gennargentu, fondamentale per i suoi studi topografici. La cima più alta dell’isola, oggi Punta La Marmora, porterà il suo nome.

Ma il generale non osserva soltanto il paesaggio. Si interessa alle miniere, all’agricoltura, alle vie di comunicazione, alle lingue e alle tradizioni. Studia i nuraghi e le testimonianze della Sardegna antica, proponendo interpretazioni che la ricerca archeologica successiva avrebbe in parte superato.

Alberto La Marmora, Carta Geologica della Sardegna
Alberto La Marmora, Carta Geologica della Sardegna
Alberto La Marmora, Carta Geologica della Sardegna

Nel 1826 pubblica a Parigi il primo "Voyage en Sardaigne”, una descrizione geografica, fisica, statistica e politica dell’isola.

È l’inizio di un progetto scientifico destinato a svilupparsi per oltre trent’anni. Seguono nuove edizioni, studi archeologici, volumi geologici, atlanti e tavole illustrative.

La Marmora scrive in francese, lingua della comunicazione scientifica internazionale, contribuendo a far conoscere la Sardegna negli ambienti culturali europei.

Lavora anche grazie a una rete di studiosi e collaboratori, tra cui Vittorio Angius, Giovanni Spano e il geologo Giuseppe Meneghini.

Nel 1845 pubblica uno dei risultati più importanti delle sue ricerche: la grande carta geografica della Sardegna, alla scala di 1:250.000.

Realizzata attraverso anni di rilevamenti e calcoli, diventa un riferimento fondamentale per la rappresentazione dell’isola. Un’impresa particolarmente complessa in un’epoca priva degli strumenti tecnologici moderni.

Nel 1848 La Marmora partecipa alle vicende della Prima guerra d’indipendenza e viene nominato senatore del Regno di Sardegna.

Nel 1849 torna nell’isola come comandante generale e commissario straordinario, con ampi poteri per affrontare una situazione segnata da tensioni sociali e conflitti agrari.

La sua azione suscita critiche. Il deputato sardo Giorgio Asproni lo accusa di aver utilizzato metodi repressivi. La Marmora respinge le contestazioni e difende pubblicamente il proprio operato.

È uno degli aspetti più controversi della sua biografia. Lo studioso che dedica decenni alla conoscenza della Sardegna è anche un rappresentante dell’autorità sabauda, coinvolto nei conflitti politici del suo tempo.

Lascia il comando militare nel 1851, ma continua a lavorare alle proprie ricerche.

Nel 1856 pubblica la carta geologica della Sardegna. Nel 1857 escono i volumi del Voyage dedicati alla geologia, alla mineralogia e ai fossili dell’isola.

Tre anni dopo, ormai settantunenne, pubblica l’”Itinéraire de l’île de Sardaigne”, una vasta guida attraverso strade, villaggi, montagne e siti archeologici.

L’opera permette ancora oggi di seguire i suoi percorsi: da Cagliari verso l’Ogliastra, da Oristano a Tharros e Bosa, da Macomer a Sassari, fino all’Asinara, a Castelsardo e alla Gallura.

Alberto La Marmora muore a Torino il 18 maggio 1863, a settantaquattro anni.

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