Siamo ormai abituati, nel modo di fare cinema, allo spirito controcorrente di Ridley Scott. Il padre di capolavori come “Alien”, “Blade Runner” e “Il Gladiatore”, non a caso, è riuscito negli anni a ritagliarsi una tale influenza nel settore da potersi permettere pressoché qualsiasi tipo di libertà creativa, dando prova, con il suo solito carattere tagliente e senza fronzoli, di pensare unicamente al proprio lavoro, senza farsi troppo condizionare dai giudizi esterni.

Se un simile temperamento artistico gli ha permesso, ancora oggi, di porsi tra i cineasti americani di maggior rilievo, le sue pellicole più recenti sembrano, tuttavia, aver perso lo smalto dei tempi d’oro della sua carriera. Titoli come “House of Gucci”, “Napoleon” e, sotto certi aspetti, “Il Gladiatore 2” hanno messo in luce, stando alle opinioni di una fetta della critica, una deriva più improntata alla spettacolarità e meno al contenuto, tra inesattezze ed errori grossolani nella costruzione del materiale narrativo.

In coincidenza con la fine di agosto, ha esordito il suo ultimo “The Dog Stars”, film post-apocalittico basato sull'omonimo romanzo di Peter Heller del 2012, con protagonisti gli affermati Jacob Elordi, Josh Brolin e Margaret Qualley. In un futuro in cui un’orribile pandemia ha decimato la popolazione mondiale, seguiamo le vicende di Hig, un meccanico e pilota rifugiatosi in un vecchio aeroporto abbandonato, in compagnia del suo cane Jasper e di Bangley, un ex marine. Dopo aver rintracciato un segnale radio che potrebbe indicare la presenza di altri sopravvissuti, Hig incontrerà Cima e suo padre Pops, ritrovando la speranza di instaurare ancora una volta un legame umano.

Già dalle prime impressioni online è emerso subito che qualcosa non deve aver funzionato in quest’ultimo progetto. Con un indice di gradimento di appena il 39% sul sito Rotten Tomatoes, tra i più bassi mai registrati per un film del regista, “The Dog Stars” ha spaccato i giudizi della stampa, con alcuni critici rimasti positivamente colpiti dal rapporto tra i personaggi e altri, invece, delusi soprattutto da uno scarso mordente e da un ritmo tendenzialmente piatto.

Tra i vari recensori, David Rooney di The Hollywood Reporter ha elogiato il film per il tono piacevole e pacato, pur non ritenendolo certamente al pari di altri grandi successi del cineasta. Tim Grierson di Screen International ha invece posto l’accento sullo sviluppo dei personaggi e sulle loro connessioni emotive. Guy Lodge di Variety non ha potuto fare a meno di segnalare una progressione che fatica a incedere, penalizzata da risvolti di trama poco incalzanti. Su questa linea meno conciliante si è inserita anche Liz Shannon Miller di Consequence, insoddisfatta da una sceneggiatura vaga e priva di un reale equilibrio. Benjamin Lee del Guardian ha posto l’accento su uno sviluppo narrativo ormai abusato e senza più reali sorprese. Ryan Lattanzio di IndieWire, infine, pur apprezzando la performance di Elordi, ha bacchettato il film per una trama che, fin dalle premesse, appare troppo telefonata e prevedibile.

Sfortunatamente, non risollevano la situazione neppure gli incassi al botteghino: stando ai numeri riportati da Deadline, “The Dog Stars” si attesta già come il peggiore debutto di un film di Scott degli ultimi cinque anni, chiudendo il primo weekend negli Stati Uniti, anche a fronte di un budget stimato tra i 70 e i 100 milioni di dollari, con un incasso di appena 8 milioni. Un riscontro che pesa perfino più di quello del precedente “The Last Duel”, film che, alla sua uscita, segnò un debutto di circa 4,7 milioni. Ciò, tuttavia, avvenne in un contesto economico profondamente diverso, penalizzato dalla pandemia di Covid e dalla relativa crisi del settore cinematografico.

Nel frattempo, senza mostrare cedimenti di sorta, Scott porta avanti i lavori sul terzo film della saga prequel di “Alien”, che proseguirà il percorso avviato con “Prometheus” e “Alien: Covenant”. Al centro della trama troveremo ancora una volta David, personaggio interpretato da Michael Fassbender che ha occupato un ruolo centrale in entrambi i titoli menzionati. Da quanto emerso, il super androide tenterà di dare vita a una realtà ideale, abitata da una nuova specie evoluta capace di sostituire quella umana. Una premessa narrativa che si ricollega naturalmente a “Covenant” e apre la via a una continuazione ancora più ricca di sorprese.

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